Confederali, obiettivo consenso

14/01/2004


      Mercoledí 14 Gennaio 2004

      ITALIA-POLITICA


      Confederali, obiettivo consenso

      L’impegno di Cgil, Cisl e Uil: attenzione a recepire i malumori della base

      LI.P.


      ROMA – Mentre si sviluppa una bulimia da tavoli, con tre o quattro negoziati che stanno per partire sul welfare, non si riesce a governare il «malessere» degli autoferrotranvieri. Mentre per due anni si è lasciata una categoria senza contratto, la Cgil ha fatto scioperi "in solitaria" sul declino del Paese e Cisl e Uil hanno firmato il Patto per l’Italia. Mentre da un lato si prefigura una nuova rincorsa salariale e, dall’altro, si arriva a dibattere sul "poco o tanto" che guadagnano i tramvieri, i tre sindacati litigano sulla riforma delle pensioni. Anche se non si sa ancora quale sia. Anche se non c’è ancora un accordo separato. Anche se ci si è spesi per mesi su una ritrovata unità sindacale senza incertezze. «Il rischio di non essere capiti è forte. Guardo con preoccupazione a quello che sta accadendo anche come sintomo della progressiva perdita di contatto del sindacato con la propria rappresentanza», dice Paolo Pirani, segretario confederale della Uil. Non è l’unico che si preoccupa. Anche in Cisl si discute su questa nuova frattura sindacale che rischia di non essere compresa e che – soprattutto – viene negata, nonostante l’evidenza. «C’è un tatticismo anche nella vicenda delle pensioni che non viene compreso. Non c’è un accordo separato, eppure siamo divisi. Contemporaneamente c’è un problema salariale che deve essere affrontato con urgenza e noi che segnale diamo?», si chiede Raffaele Bonanni, segretario confederale della Cisl che rimbalza le responsabilità alla Cgil. «Perché sfilarsi ora? Forse, prima di riprendere un percorso insieme, dovevamo essere più chiari sulle strategie», ammette. Ma le riflessioni si perdono in un ping pong di accuse: «Sono Cisl e Uil che hanno cambiato idea. La Cgil, al contrario, ha portato un elemento di chiarezza che sicuramente verrà compreso dai lavoratori. Chiedere, cioè, al Governo cosa intende fare sulle pensioni prima di intraprendere trattative che prefigurano scambi impropri», spiega Paolo Nerozzi, segretario confederale Cgil. Si duella sulle pensioni e intanto le assemblee per spiegare l’accordo sugli autoferrotranvieri non ci sono mai state. «Sì, c’è un ritardo», ammette Nerozzi. Più sinceramente Pirani dice: «Bisogna ripensare al modello di sindacato fatto di leadership mediatiche e di sfilate da Bruno Vespa a "Porta a Porta". Bisogna tornare nei luoghi di lavoro, fare assemblee come accadeva un tempo. L’accordo Fiat degli anni 80 fu spiegato dai massimi leader che si presero bulloni e fischi. Ora quest’assunzione di responsabilità non c’è». E non c’è nemmeno la sostanza. «Manca una piattaforma con la quale parlare ai lavoratori. In questi due anni il sindacato è stato preso da una doppia sindrome: quella di chiedere tavoli di trattativa per paura; e quella, opposta, di non trattare per paura. Tutto questo in assenza di proposte chiare», dice Pirani. Ma in Cgil non la pensano così: «Abbiamo parlato per primi dell’impoverimento dei lavoratori.
      E avevamo ragione. Abbiamo fatto degli scioperi – dice Nerozzi – sul declino industriale del Paese.
      E avevamo ragione. Basta vedere il crac Parmalat». Analisi corrette, dunque. Ma il sindacato non è un centro studi.