Confcooperative e Confindustria, prove di alleanza

28/04/2005
    giovedì 28 aprile 2005

    Confcooperative e Confindustria, prove di alleanza

    ROMA – La ripresa di una vera politica industriale, più incentivi e meno Irap. Soprattutto uno scatto nella lotta all’evasione fiscale. Sono queste le prime delle «sette note» che il presidente della confederazione delle cooperative Luigi Marino, suona al governo invitandolo a fare presto nel cambio di assetto – avvertendo che un «restyling» non è sufficiente – e ad «accendere una luce di consapevolezza e di responsabilità». Per il movimento delle cooperative "bianche" il 2004 è stato comunque un anno di crescita. Il fatturato complessivo è aumentato dell’8,5% a oltre 42 miliardi di euro, come gli occupati (?8,25% a 426 mila dipendenti), così come il numero delle cooperative che è salito a quasi 19 mila unità con oltre tre milioni di soci. Ma Marino, che da oltre vent’anni guida questo particolare esercito di lavoratori-imprenditori, ha messo in guardia: «il perdurare della stagnazione comincia a riflettersi sui nostri bilanci».

    Insomma anche per le cooperative, così come dalle parole del presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo e da quelle del leader della Cisl Savino Pezzotta, occorre che il governo cambi marcia. Recuperi il dialogo e la concertazione con le forze sociali, aiuti il Paese a «fare sistema» e si impegni di più «perché le misure annunciate nel decreto sulla competitività sono importanti e utili ma ancora insufficienti». Gli altri punti elencati nelle «sette note» riguardano un maggiore sforzo sul capitale umano (ricerca e università), la riduzione del cuneo fiscale e contributivo, la difesa del made in Italy, la modernizzazione dei servizi, stimoli normativi per aumentare la dimensione delle imprese.

    La presenza di Montezemolo ieri all’assemblea annuale di confcooperative, indica il forte cambiamento di clima nelle relazioni tra le due organizzazioni. All’epoca della presidenza di Antonio D’Amato, Confindustria si distinse per una serie di «attacchi» al mondo cooperativo colpevole di fare «concorrenza sleale» grazie alle agevolazioni fiscali di cui godeva. Una polemica che trovò sponda nel governo che tra il 2001 e il 2002 cercò di modificare il regime impositivo andando a tassare non solo gli utili ma anche le «riserve indivisibili» che sono il cuore patrimoniale delle società in regime cooperativo.

    Ci fu un lungo braccio di ferro terminato con un «armistizio» transitorio, raggiunto alla fine del 2002, e diventato stabile nell’ultima finanziaria. Marino ha voluto ricordare quella vicenda e diplomaticamente ringraziato i ministri ieri presenti nelle persone di Rocco Buttiglione (alla Cultura), di Giorgio La Malfa (Politiche comunitarie), di Gianni Alemanno (Agricoltura) che in qualche modo contribuirono al raggiungimento di una soluzione ragionevole. Montezemolo ieri, dicendosi di condividere al 99% le proposte e le preoccupazioni del presidente Luigi Marino, ha addirittura ipotizzato l’opportunità – data la visione comune – che «gli imprenditori escano dalle rappresentanze specifiche per mettersi insieme». Marino raccoglie l’invito e lo estende ai sindacati ricordando d’aver raggiunto con loro il famoso Patto per il Mezzogiorno, rimasto purtroppo lettera morta. Il bilancio fatto dal leader delle cooperative bianche nei confronti del governo non è esaltante. Ha bocciato il federalismo e ha messo in primo piano la perdita del potere d’acquisto delle famiglie. E ha invitato Berlusconi a non trasformare i prossimi mesi in una lunga campagna elettorale.

      Roberto Bagnoli