Confcommercio sognava la banchetta senza regole

30/01/2006
    sabato 28 gennaio 2006

    Pagina 20 -Economia

    PROGETTO – UNA SOTTOSCRIZIONE APERTA SENZA CHIEDERE LE AUTORIZZAZIONI IN CONSOB

      Confcommercio sognava la banchetta senza regole

        la storia
        Marco Sodano

          Anche Confcommercio sognava la sua banca. Non di comprarne una ma di farsela da sè: un nome con un occhio al sociale, Banca Insieme, la prospettiva di gestire il credito senza inginocchiarsi nei santuari della finanza, un gruppo di sottoscrittori pronti a investire denaro sperando di vederlo raddoppiato. «Abbiamo raccolto 7 milioni», annunciava – intervistato dal Resto del Carlino nella primavera 2005 – il presidente del comitato promotore di Banca Insieme (e di Ascom Ravenna) Graziano Parenti. Sembrava fatta, insomma: per partire con la nuova Banca, stabilì il comitato nel 2002, ne bastavano sei e mezzo.

            Ma Banca Insieme aveva già imboccato una strada costellata di intoppi. A cominciare dal numero degli aspiranti banchieri: le sottoscrizioni, s’è scoperto grazie a un documento Consob di luglio, si sono fermate a quota 831.500 euro. Nel comitato promotore, dove tutti avevano letto il Carlino son cominciate le richieste di spiegazioni. Secondo punto, i documenti: Banca Insieme ha cominciato a raccogliere azionisti senza un piano industriale, senza aver presentato la comunicazione preventiva alla Consob e senza il prospetto informativo che deve accompagnare per legge ogni forma di investimento.

              «Vero, le sottoscrizioni ufficiali arrivano a 831.500 euro – ammette oggi un Parenti amareggiato -, ma quando parlavo di sette milioni mettevo nel conto anche chi era pronto a versare e si è fermato dopo lo stop di Consob». Per esempio Confcommercio, cui Parenti aveva riservato la parte del leone: «Avrebbe avuto la quota di maggioranza, e quindi avrebbe versato più di metà del capitale. La banca, d’altra parte, nasceva per rimediare alle difficoltà che i commercianti trovano nel rapporto con il credito». E tra i commercianti aveva le spalle ben coperte Parenti: «Ne ho parlato con Sergio Billè nel 2002. Che apprezzò l’idea e mi garantì l’appoggio della Confcommercio, anche se non voleva esporsi in prima persona nella fase iniziale».

                I documenti? Parenti giura che ha la coscienza a posto: «Mi sono presentato alla Banca d’Italia di Ravenna, ovviamente. Mi risposero che finché non avessimo avviato l’attività bancaria non c’era bisogno di comunicare niente». Tutto documentato, assicura Parenti, da uno scambio di lettere con la filiale ravennate di Palazzo Koch.

                  Per questo i guai sono cominciati in conseguenza di una serie di interviste rilasciate «in assoluta buona fede», sarebbero la prova provata che nessuno aveva nulla da nascondere. Parenti raccontava il suo sogno bancario nei dettagli aggiungendo che la raccolta fondi stava andando benissimo. Poi le interviste sono finite sul tavolo dell’Antitrust e qui bollate come «pubblicità ingannevole». Soprattutto quelle pubblicate sul giornale dell’Ascom e corredate di due righe in corsivo per invitare gli interessati a rivolgersi agli uffici dell’associazione dei commercianti per la sottoscrizione, dov’era detto che il capitale si sarebbe «presumibilmente» raddoppiato.

                    Dall’Antitrust alla Consob il passo è stato breve. Hai voglia a spiegare agli uomini di Lamberto Cardia che l’attività bancaria non era ancora cominciata. Piano industriale, comunicazioni e informative sono comunque necessari. «A Ravenna Banca d’Italia mi ha detto una cosa – sostiene Parenti -, a Roma un’altra. Quando la situazione è stata chiara era troppo tardi».

                      Infatti Consob ha bloccato la «sollecitazione di sottoscrizioni» nel luglio scorso. Per la raccolta c’era tempo fino al 31 dicembre 2005: fatti i conti (quelli «ufficiali») il 17 gennaio il comitato promotore ha dichiarato persa la partita. Si liquida: «Restituiremo i soldi e gli interessi», promette Graziano Parenti. Resta da risolvere il capitolo parcelle: 112mila euro dovuti ad avvocati e consulenti che hanno rappresentato la banca che non c’è di fronte all’Antitrust e in Consob, ed elaborato il piano industriale (anche se fuori tempo massimo). Gli errori di procedura, dice qualcuno, si devono a Parenti. Paghi lui: oltretutto in qualità di consigliere di amministrazione della Fondazione del Monte avrebbe dovuto ben conoscere le regole dell’attività bancaria. Sempre lui ha rilasciato le interviste galeotte. Perfino dopo lo stop di Consob, a luglio: «Il piano industriale arriverà a settembre».

                        Intanto, si liquida. Ma Parenti giura che è pronto a ripartire: «Qualche telefonata per scoraggiare i sottoscrittori è arrivata, dall e banche locali. Abbiamo sbagliato, ma impareremo la lezione. E torneremo alla carica».