Confcommercio scrive a Bersani: «Basta accuse»

10/09/2007
    sabato 8 settembre 2007

    Pagina 10 – Economia

    I commercianti s’arrabbiano
    Ma rincarano l’uva del 400%

    Confcommercio scrive al ministro Bersani: «Basta
    con queste accuse». Ma i consumatori fanno i conti…

    di Massimo Palladino / Roma

      CORTO circuito dei prezzi in Italia. Se da una parte le associazioni dei consumatori attaccano chi in questi anni ha fatto lievitare ad arte il
      prezzo dei prodotti, dall’altra, loro i commercianti non ci stanno a farsi additare come responsabili. Così prendono carta e penna e scrivono una lettera al ministro dello Sviluppo Economico, Pier Luigi Bersani, con l’obiettivo di fare chiarezza sulle polemiche di questi giorni circa una presunta fiammata d’autunno dei prezzi.

        Secondo il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli «sono dannosi i rimpalli sulle responsabilità e fuori luogo gli allarmi che generano solo confusione tra imprese e consumatori». Insomma il problema dei prezzi non c’è, basta leggere le tabelle dell’Istat. La tesi di Sangalli: «L’inflazione complessiva è abbondantemente al di sotto del 2%e quella sui prodotti alimentari e le bevande poco sopra il 2%». Stessa tesi da Confesercenti,
        l’altra grande associazione dei commercianti: «A tutto c’è un limite.
        La polemica sui prezzi grazie alle Associazioni dei consumatori sta diventando un insopportabile linciaggio fatto di insulti ma senza analisi serie. Noi chiediamo al Governo – prosegue la Confesercenti – che apra al più presto un vero confronto sui prezzi con il quale si dimostrerà tutta l’assurdità dell’attuale sagra delle invettive».

        Ma le associazioni dei consumatori non ci stanno e rincarano la dose:
        «Gli allarmi sul tema dei prezzi non sono fuori luogo: generano chiarezza e non confusione». È la nota che firmano le associazioni dei consumatori Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori che confermano lo sciopero della pasta per il 13 settembre per protestare contro la raffica dei rincari. «Basta lo diciamo noi – sbotta Elio Lannutti, presidente di Adusbef – i signori di Confcommercio se vogliono davvero evitare gli allarmi dei rappresentanti dei consumatori, comincino a ridurre i prezzi dei listini, letteralmente raddoppiati in molti casi». Secondo i consumatori dal 2002 ad oggi, il passaggio alla nuova moneta è costato alle famiglie 70 miliardi di euro. «Tanto per dare un’idea – dice Lannutti
        - la pizza margherita, che costava 5mila lire oggi costa 6 euro, una colazione al bar che costava 1.500 lire oggi costa 1,8 euro, una cena in pizzeria per quattro persone, disinvoltamente passa da 50mila lire
        a 60 euro». Aquesto si aggiunga conclude Lannutti che «molte persone si indebitano e acquistano a rate i libri per far studiare i figli o addirittura per le spese alimentari». Anche Adoc, è sulla stessa lunghezza d’onda: «Tutti i settori produttivi, dalle assicurazioni alle banche, alle bollette elettriche, ai libri scolastici, alle tasse universitarie hanno registrato aumenti». E le responsabilità? «Nella filiera produttiva – commenta Adoc – a noi risulta che l’uva pugliese, costi 50 centesimi al chilo ed è pagata
        35 agli agricoltori. Per essere rivenduta nei supermercati a 1,80-2,50
        euro».