Confcommercio rompe la trattativa, sciopero della spesa

02/07/2004







venerdì 2 Luglio 2004

Le imprese della grande distribuzione dicono no all’ipotesi di accordo.
Tra oggi e domani in programma fermate di otto ore.
La solidarietà delle altre categorie

Confcommercio rompe la trattativa, sciopero della spesa
Felicia Masocco


ROMA Il commercio resta senza contratto, la trattativa ripresa nella serata di mercoledì è stata interrotta all’alba. Ancora una volta dalle imprese della grande distribuzione aderenti a Confcommercio sono piovuti «niet» all’ipotesi di accordo faticosamente raggiunto dalle delegazioni dopo una nottata estenuante. Si è ripetuto, in sostanza, lo stesso copione di una settimana fa, tale e quale. I sindacati hanno confermato lo sciopero, tra oggi e domani – a seconda dei turni – si fermano per otto ore in tutta Italia le cassiere, i magazzinieri, i commessi e gli altri addetti alla distribuzione. Lo sciopero è stato proclamato dalla Filcams-Cgil, dalla Fisascat-Cisl, dalla Uiltucs-Uil e dalla Ugl Terziario. Per solidarietà altre categorie di lavoratori come i metalmeccanici della Fiom e i dipendenti pubblici della Fp-Cgil invitano i consumatori allo sciopero della spesa. Dal canto loro, le imprese si sono riservate di dare risposte e valutazioni lunedì prossimo. Un temporeggiare che porta anche l’obiettivo non dichiarato di far fallire lo sciopero del week-end.

I segretari dei sindacati di categoria, Ivano Corraini, Gianni Baratta e Brunetto Boco parlano di un «incredibile voltafaccia», «è il secondo in dieci giorni – aggiunge il leader della Cgil Guglielmo Epifani – ora però basta», «per due volte si stava per chiudere e per due volte la trattativa è saltata. Una cosa così non è mai avvenuta nella storia contrattuale di questo dopoguerra». Effettivamente qualche anomalia c’è e anche qualche problema interno al fronte delle imprese se è vero, come è vero, che la delegazione «ristretta» stringe ipotesi di intesa e la delegazione «trattante» gliela boccia. Avviene cioè che nella delegazione allargata la grande distribuzione, le grandi catene commerciali fanno sentire tutto il loro peso, vogliono più flessibilità e vogliono la più ampia discrezionalità nel gestirla. E nel farlo sconfessano i loro stessi colleghi che pure con i sindacati un modo per venire a patti per ben due volte lo hanno trovato. È una situazione in cui è lecito chiedersi chi rappresenti chi in Confcommercio, visto che la grande distribuzione non fa altro che «smarcarsi» dal resto dell’associazione. Per Epifani, la grande distribuzione, «che peraltro è quella che fa più profitti, si assume una responsabilità pesante perché è anche quella dove il sindacato ha più potere. Se vuole la guerra l’avrà». Ancora: «Se la situazione non si sblocca dovremo preparare delle azioni mirate alla grande distribuzione».


Che cosa succede in Confcommercio bisognerebbe chiederlo a Sergio Billé. La notizia dell’interruzione del negoziato è stata data ieri praticamente in contemporanea con il suo intervento all’assemblea annuale di Confcommercio davanti ad un parterre de rois, dal premier Berlusconi in giù c’erano praticamente tutti. Billé non ha risparmiato critiche al ministro del lavoro Roberto Maroni che ultimamente ha deciso di mettersi a fare l’arbitro nelle partite contrattuali non per regolarle, ma per impedirne una conclusione positiva. «L’intervento del ministro ci è sembrato fuori luogo – ha detto – non ha certamente favorito una definitiva conclusione dello stesso». «Credo che la politica dovrebbe intervenire lasciando alle parti contrattuali gli spazi per raggiungere un punto di equilibrio», ha aggiunto Billé mostrando la volontà di Confcommercio d dare il contratto a 1 milione e 400 mila lavoratori (per altri 400mila si tratta con le cooperative) che lo aspettano da 18 mesi. «Certe volte si predica bene e si razzola male», è stato il commento del leader della Uil, Luigi Angeletti. E Savino Pezzotta, come Angeletti presente in platea, parla di «promesse non mantenute». «Nella relazione del presidente Billè c’è una dotta citazione sulla metafisica dei costumi di Kant sul terreno della promessa. In quell’opera – ha aggiunto il leader della Cisl – si dice che se uno fa un percorso e lo porta a conclusione, questo vuol dire che hai realizzato una promessa. Ma stamattina mi pare di aver colto che qualcuno questa promessa non l’ha mantenuta».


Negativo anche il commento del responsabile Lavoro dei Ds, Cesare Damiano, per il quale così facendo non solo «si indebolisce ulteriormente il potere d’acquisto delle retribuzioni», ma «si nega il valore della concertazione, del ruolo negoziale; si nega l’esigenza di ridistribuire quote di profitto e di produttività a vantaggio del lavoro», aggiunge Damiano, sottolineando che «in questo modo si aumentano le diseguaglianze e si inasprisce il conflitto sociale».