Confcommercio perde un pezzo

15/12/2005
    mercoledì 14 dicembre 2005

    ECONOMIA ITALIANA- Pagina 18

      Le catene della grande distribuzione abbandonano Billè: «Scarsa chiarezza sul fondo del presidente»

        Confcommercio perde un pezzo

          Vincenzo Chierchia

            ROMA – Le grandi catene distributive abbandonano Confcommercio da gennaio. La conflittualità nell’organizzazione dei commercianti, un’inchiesta formale da parte della Procura di Roma e l’avviso di garanzia per appropriazione indebita aggravata al presidente Sergio Billè, collegato alla gestione dei fondi extra bilancio, hanno spinto i grandi gruppi commerciali a voltare le spalle a Piazza Belli. La decisione di uscire – spiega una nota della Federdistribuzione, guidata da Giovanni Coboli Gigli – avrà effetto dal 31 dicembre, e «si è resa necessaria perché, nonostante le sollecitazioni, non sono stati forniti chiarimenti attesi in ordine alla gestione del fondo del presidente di Confcommercio». Ossia delle risorse extra bilancio della Confederazione. Coboli Gigli da tempo chiedeva «chiarezza e trasparenza».

            Federdistribuzione, che riunisce nove associazioni del settore e ha un peso del 4% circa nell’assemblea di Confcommercio, non sbatte del tutto la porta. La nota, infatti, sottolinea l’auspicio che «in un prossimo futuro possano ricrearsi le condizioni per riprendere un dialogo costruttivo con il mondo del commercio di cui la Confederazione è espressionne significativa». Insomma, con questa mossa, Federdistribuzione ha voluto dare ufficialmente una spallata a Billè e al tempo stesso mandare un messaggio molto chiaro a Carlo Sangalli, presidente dell’Unione dei commercianti di Milano (cui Federdistribuzione aderisce) e vicepresidente vicario di Confcommercio affinché sciolga tutte le riserve e si proponga per la carica di presidente.

            L’abbandono di Federdistribuzione significa l’uscita della parte moderna del commercio, che in molti casi, come il largo consumo ad esempio, vale circa l’80% del mercato. Federdistribuzione raggruppa nove associazioni (dal franchising alla grande distribuzione, dai centri commerciali alla vendita diretta) cui fanno capo grandi gruppi italiani ma soprattutto internazionali (da Auchan a Carrefour, da Coin a Esselunga, da Ikea a Metro, da Salmoiraghi&Viganò a Mondadori librerie) che sviluppanoi un guro d’affari di 60 miliardi di euro e danno lavoro a 286mila persone. La rete di vendita è staimata in 15.170 negozi, 11,2 milioni di metri quadrati di suoperficie commerciale, mentre la quota di mercato di Federdistribuzione sul totale Italia è del 63 per cento.

            Il parterre dei commeccianti in vista dell’assemblea del 21 dicembre diventa dunque sempre più agitato. «È intollerabile che si perdano i pezzi – commenta Piero Blondi, presidente di Confcommercio Emilia-Romagna – Billè si deve dimettere, basta con la Confcommercio parallela». «Io ho la coscienza a posto», ha replicato Billè.

            I giudici di Roma, intanto, vanno avanti setacciando le operazioni effettuate da Confcommercio con le risorse extra bilancio (circa 17-18 milioni l’anno dai contributi della previdenza dei dirigenti del settore). Da una parte i riflettori sono accesi sulle attività dell’Egap, l’ente per le attività promozionali che avrebbe avuto negli anni la funzione di ente di gestione di cassa (assorbendo tra i sei e i sette milioni per varie attività), dall’altra sono in corso verifiche sull’amministrazione nel tempo delle risorse accumulate anche alla luce degli accordi presi con il gruppo Magiste per rilevare l’immobile di Via Lima 51 a Roma. Al riguardo sarebbe sorto un contenzioso proprio con al Magiste di Stefano Ricucci perché Confcommercio vorrebbe rientrare dei 39 milioni anticipati a fine febbraio.

            Nel compelsso gli inquirenti stanno cercando di capire come funzionasse l’intero sistema della gestione extra bilancio, se vi siano stati arricchimenti anomali e soprattutto se vi siano state forme di stretto concerto tra più soggetti interni a Confcommercio per manovrare queste risorse al di fuori degli scopi istituzionali.