Confcommercio, Italia a due velocità

08/03/2007
    giovedì 8 marzo 2007

      Pagina 9 – Economia e Politica

      Confcommercio, Italia a due velocità

        È cresciuto il reddito, è cresciuto il turismo, è cresciuta la scolarizzazione di fascia alta. A dispetto del declino, della crisi, del malessere e dell’inquietudine l’ultimo decennio ha visto un progresso, forse lento ma continuo, del nostro Paese, con la sorpresa Mezzogiorno che, partendo da livelli molto bassi, ha comunque mostrato segni di ripresa. L’Italia resta però a più velocità. E in questo contesto il Sud è sorprendentemente più dinamico del Nord, mentre alcune regioni che tradizionalmente sono considerate aree del benessere, Emilia Romagna e Liguria, mostrano preoccupanti segni di rallentamento. La fotografia emerge dal nuovo rapporto L’Italia del disagio insediativo che analizza l’ultimo decennio di vita in Italia (gli anni compresi tra il 1996 e il 2005) dal punto di vista dei servizi, del commercio, dello sviluppo locale, socioeconomico e abitativo, del turismo. Il rapporto di Legambiente e Confcommercio, curato da Serico, è stato presentato a Roma dai presidenti di Legambiente e Confcommercio Roberto Della Seta e Carlo Sangalli, dal presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati, Ermete Realacci, e dal curatore del rapporto e responsabile di Serico, Sandro Polci.

        Partendo dal reddito disponibile si registra un incremento del 21,6%, passato dai 10.808 euro del 1996 ai 13.142 del 2005. C’è un incremento netto della ricchezza che, associato all’aumento della consistenza dei depositi bancari, indica una soliditè dell’economia legata al risparmio.

        C’è una forte crescita della scolarizzazione di fascia alta (diplomati e laureati) e, conseguentemente, della popolazione istruita, che danno la sensazione di una parziale uscita da quella fase involutiva che vedeva l’Italia tra gli ultimi in Europa per istruzione e specializzazione. C’è una diminuzione dell’incidenza delle abitazioni non occupate (circa il 5% in meno), che sottintende una voglia di far rientrare nel circolo virtuoso dell’economia immobiliare una quota del patrimonio edificato e non utilizzato. C’è una crescita del turismo (+12,3%), dei servizi medici, dell’assistenza sociale e, dato anch’esso positivo, c’è un incremento dell’occupazione testimoniato da quel 7,1% in meno nel rapporto tra numero di abitanti e lavoratori.