Confcommercio ci ripensa

27/06/2004



 
   
sabato 26 Giugno 2004
ECONOMIA




 


Confcommercio ci ripensa
Le imprese si rimangiano l’intesa.
I sindacati replicano con tre giorni di sciopero

MANUELA CARTOSIO


Alle 2 di notte l’intesa per il rinnovo contrattuale del commercio era «fatta». Restava da scrivere solo il paragrafo sulle assunzioni a tempo determinato. A mezzogiorno, quando i sindacati si sono presentati con la penna in mano, l’intesa era stata «disfatta». Da Confcommercio, che si è rimangiata la bozza d’accordo: troppo onerosa sul versante salariale e con scarsi guadagni sulla flessibilità. Il voltafaccia è stato imposto dalla Faid, l’associazione della grande distribuzione. Nella riunione della delegazione trattante il «la» l’ha dato il rappresentante di Coin: «Questo contratto non si firma». Esselunga, Gs, Auchan si sono messe a ruota. La rottura è uno schiaffo per i sindacati di categoria che la settimana scorsa avevano annullato lo sciopero e la manifestazione nazionale a Roma dando per quasi fatto un accordo che invece la Cgil aveva bloccato. E non è una carezza per il presidente di Confcommercio Franco Billé, interprete del piccolo commercio, riuscito fin qui a governare all’insegna del consociativismo una balena fatta di cose diverse. E’ stato scavalcato dalla grande distribuzione che, in controtendenza rispetto alla Confidustria soft di Montezemolo, punta allo scontro. Pensando di approfittare dello sconcerto seminato tra i lavoraratori dagli stop and go dei sindacati. Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno reagito alla rottura proclamando tre giorni di sciopero: 16 ore a partire da subito, articolate per territorio e punti vendita, altre 8 il 3 luglio a livello nazionale. L’adesione agli scioperi segnerà l’esito della vertenza.

Confcommercio non ha rotto sui soldi (89 l’aumento per il primo biennio, 50 per il secondo, tenuti separati dalla verifica sull’inflazione) ma sul mercato del lavoro. Voleva incassare di più sul recepimento della legge «Biagi», in particolare sul part time e sull’apprendistato, e liberalizzare compiutamente le assunzioni a tempo determinato, azzerando le «causali» fissate dal contratto vigente. Nel commercio più di un terzo degli addetti lavora part time, tra le cassiere la percentuale tocca il 90%. Il sindacato chiede che i lavoratori part time abbiano «diritto di precedenza» quando si fanno assunzioni a tempo pieno e che la scelta del lavoro «aggiuntivo» (sono le ore di straordinario per i part time) sia libera e reversibile. Su questi punti Confcommercio ha fatto marcia indietro e rimprovera ai sindacati «un’inadeguata sensibilità» verso le «esigenze di flessibilità» delle aziende del terziario. «Inadeguata è Confcommercio», replica il segretario della Fisascat Cisl Baratta, «la parola passa ai lavoratori e agli scioperi, quello raggiunto era un accordo mediato e ragionevole, irragionevole è pensare che lo si possa cambiare». Non cambieremo «neppure una virgola» dell’intesa notturna, ribadisce Bruno Boco, segretario della Uiltucs, che accusa Confcommercio di coprire le sue responsabilità dietro «gigantesche bugie». Per Ivano Corraini, segretario della Filcams Cgil, «Confcommercio ha giocato una partita irresponsabile, questa rottura è un insulto ai lavoratori che reagiranno come si conviene». Il sindacato ha commesso degli errori, primo fra tutti quello di revocare lo sciopero di sabato scorso, commenta Maurizio Scarpa di Lavoro e società. «Ora però non è il momento per rivangare il passato, dobbiamo impegnarci tutti per la piena riuscita degli scioperi e per piegare l’arroganza dei padroni».

Guglielmo Epifani definisce «un vero e proprio voltafaccia» quello di Confcommercio e invita l’associazione di Billé a «riflettere bene» sulle conseguenze di una rottura che, se confermata, avrà «un inevitabile contraccolpo» anche nei rapporti con le confederazioni». In serata una nota congiunta dei tre segretari confederali invita Confcommercio a riprendere la trattativa dal punto in cui è stata interrotta (cioè dalla bozza d’intesa). «Ogni altra scelta sarebbe incomprensibile e ingiustificata».