Confcommercio boccia il governo

04/07/2003

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
157, pag. 5 del 4/7/2003
di Gaetano Pedullà


I commercianti in assemblea generale invocano collaborazione tra i poli per uscire dalla crisi.

Confcommercio boccia il governo

Billè: niente sconti, pil a livelli critici. Marzano smorza i toni

Troppi litigi nel governo. E troppe cose ancora da fare per dare fiato all’economia. Il presidente di Confcommercio, Sergio Billè, non fa sconti all’esecutivo, accorso con il presidente del consiglio e una decina di ministri all’assemblea generale dell’influente associazione dei commercianti. Ma il confronto sembra un dialogo tra sordi. A Billè, che denuncia apertamente il perdurare di una crisi economica e istituzionale, risponde il ministro delle attività produttive Antonio Marzano, rivendicando le iniziative avviate dal governo nei due anni di attività. E chiama gli imprenditori a rispondere con orgoglio a una congiuntura economica che prima o poi dovrà terminare. Una risposta che evidentemente non accontenta la platea degli imprenditori di Confcommercio, che invece vorrebbero un consistente piano di incentivi per far ripartire i consumi delle famiglie italiane.

La denuncia di Billè non lascia spazio a troppe interpretazioni: ´l’impatto sociale della crisi economica è preoccupante’, ha detto il leader di Confcommercio. Si sono create nuove paure e sta prendendo corpo un senso di precarietà. ´Chi ci assicura che il 2004 sarà l’anno della svolta e del rilancio?’, chiede Billè, dopo aver ricordato che il pil di quest’anno arriverà a stento allo 0,5%, cioè al di sotto della media europea. Per uscire dalla crisi, che non promette niente di buono, secondo la principale associazione dei commercianti italiani, è indispensabile che maggioranza e opposizione riescano a trovare un minimo di accordo sui punti nodali della crisi: qualche forma di intesa o almeno di non belligeranza. Un’intesa che va trovata con urgenza, ha raccomandato Billè, ´prima che operatori economici e famiglie, nevrotizzati, esasperati dal cumulo di tensioni che la politica partorisce ogni giorno, comincino a voltare le spalle alle stesse istituzioni’.

Di qui la necessità, secondo l’analisi del presidente della Confcommercio, che ´il governo utilizzi questa volta le risorse e gli strumenti che ha a disposizione per venire incontro alle sempre più pressanti esigenze di tutto quel sistema di imprese (distribuzione, servizi, turismo e trasporti) su cui oggi fa perno gran parte dell’economia nazionale, oppure sarà sempre più difficile programmare una politica di vero sviluppo per questo paese’. A questo proposito Billè ha sottolineato come il peso sull’economia dell’industria manifatturiera si sia ridotto sensibilmente nel corso degli ultimi 30 anni: era del 40% nel 1970, del 38,5% nel 1980, del 32% nel 1990 e oggi supera di poco il 27%. ´Al contrario’, ha continuato, ´il peso sull’economia di tutto il sistema dei servizi di mercato, pubblica amministrazione esclusa, è cresciuto sensibilmente: pesava per il 36% nel 1970, per il 40% nel 1980, per il 45,4% nel 1990 e oggi supera il 51%’. Questo significa che nella nuova società dei servizi, sempre più dinamica e sempre più senza confini territoriali, tocca alla politica adeguare il proprio sforzo e guidare l’innovazione. ´Dobbiamo diventare’, ha concluso Billè, ´tutti attori di un liberalismo democratico e di un nuovo, inedito modo di vedere il welfare. Quello tradizionale aveva finito per deresponsabilizzare i cittadini. In Italia questo adeguamento in gran parte non c’è stato e ciò sta producendo conseguenze assai negative. Di fatto stiamo vivendo ancora nell’era dei dinosauri, nel mondo di Jurassic park’.

Parole dure, alle quali Marzano ha risposto dicendo chiaro e tondo di essere ´stufo di sentir parlare di declino industriale dell’Italia’, perché ogni anno nascono decine di migliaia di aziende; l’occupazione è cresciuta di quasi mezzo milione; abbiamo un sistema produttivo fortemente radicato sul territorio, che investe e scommette su se stesso quotidianamente. ´La crisi dei consumi’, si è difeso Marzano, ´è iniziata nella prima parte del 2001, ma su questa realtà congiunturale si sono aggiunti gli effetti della crisi internazionale e del terrorismo, che certo non erano prevedibili da governi ed economisti. Nel 2004′, ha concluso Marzano, ´è prevedibile la ripresa dell’economia e sicuramente ci saranno degli effetti positivi sui consumi delle famiglie’.