CONFCOMMERCIO: 2010 ANNO DIFFICILE PER IL TERZIARIO

10/01/2011

10 gennaio 2011

Confcommercio: 2010 anno difficile per il terziario

“Il 2010 è stato un anno critico per le imprese del terziario. Il rapporto tra natalità e mortalità delle aziende del settore (ovvero tra il numero di iscrizioni e di cessazioni) è stato ancora negativo, anche se di minore entità rispetto al 2009.”
La Confcommercio, presentando il Rapporto sui Consumi 2010, precisa che in base alle stime per l’anno appena trascorso i saldi sono stati negativi sia per il commercio (-25 mila imprese contro le -28.000 del 2009) che per gli alberghi e i pubblici esercizi (-4.900 imprese contro -5.100 del 2009) che per gli altri servizi (-16.000 contro -20.800 del 2009).

"Anche se il ritmo è rallentato rispetto al passato, – spiega la Confcommercio – i numeri continuano a indicarci che le cessazioni di imprese nel 2010 sono state elevate: 79.948 nel commercio, 18.340 negli alberghi e pubblici esercizi, 50.339 negli altri servizi. Questa emorragia di imprese, compensata solo in parte dalle nuove iniziative, ha interessato aziende di ogni dimensione e tipologia organizzativa e ha favorito una riduzione del livello di servizio per i cittadini, specie del commercio di prossimità che è quello realmente capillare".

Il rapporto sui consumi 2010 presentato evidenzia “una riduzione media annua del 2,1% nel biennio 2008-2009; i consumi pro capite tornano ai livelli di dieci anni fa”.

"Dopo un 2010 difficile per l’economia e le imprese – l’anno si è chiuso con circa 25.000 esercizi al dettaglio in meno – si rischia che il 2011 sia ancora un anno di convalescenza". È il commento del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ai dati del rapporto.
I tempi di recupero del terreno perso, secondo Confcommercio, si prospettano ora "lunghissimi". “Non soltanto appare evidente la posizione attuale del livello dei consumi (poco sopra i minimi storici) ma si capisce che la modesta ripresa non si è trasmessa ancora al mercato del lavoro. Senza una maggiore occupazione difficilmente si osserverà una curva crescente nella spesa reale per consumi. E senza consumi difficilmente ci sarà una ripresa solida”.
(FONTE ANSA)