“ConfCom” Ricucci ai pm: con Rcs Billè non c’entra

23/12/2005
    venerdì 23 dicembre 2005

    Pagina6 – Primo Piano

    L’INCHIESTA – I MAGISTRATI SONO DA OGGI IN FERIE E, SALVO COLPI DI SCENA, FINO A DOPO LA BEFANA NON DOVREBBERO ESSERCI NOVITÀ

      Bilanci
      Sulle irregolarità ai giudici ha detto di non conoscere i dettagli e di chiedere ai collaboratori
      Il commercialista
      Guglielmo Fransoni era stato fermato alla frontiera di Chiassocon documenti «interessanti»

        Ricucci ai pm: con Rcs Billè non c’entra

          L’immobiliarista scagiona il pasticcere: «E’ solo un amico. Via Lima? Serviva a far soldi»

            Guido Ruotolo

              ROMA
              «Sono amico di Billè da due, tre anni. Da tempo coltivavamo il sogno di aprire un Centro studi della Confcommercio e della Confimmobiliare, che sarebbe stata la nostra creatura. Nasce così l’operazione di via Lima. Una operazione puramente immobiliare». Sergio Billè, l’ex presidente di Confcommercio, aveva già trasmesso all’assemblea nazionale riunita in piazza Belli la sua lettera, nella quale ammetteva di aver sbagliato – «Ho fatto male a fidarmi di Ricucci» – quando l’immobiliarista romano iniziava a fare prima spontanee dichiarazioni e poi a rispondere alle domande dei pm Cascini e Sabelli.

                Sotto inchiesta per la scalata Rcs e diversi «affari» immobiliari, compreso quello con Billè, Stefano Ricucci davanti ai magistrati non ha mai smesso i panni dell’immobiliarista in carriera. «Billè non c’entra nulla con la scalata dell’Rcs – ha spiegato – e l’immobile di via Lima l’ho venduto non per la scalata di via Solferino ma per fare un buon affare». Sì, soldi. Ma quando i pm gli hanno contestato che via Lima era una «operazione finanziaria» e non immobiliare, e peraltro era anche assai complicata, lui ha negato. «Come mai invece di trasferire l’immobile a Billè, la vendita si è risolta in un passaggio delle azioni di maggioranza della società a cui era intestato l’immobile?». Alla domanda dei pm, Ricucci non ha esitato: «Per questioni fiscali. Non c’è nulla di strano, ripeto, per via Lima».

                  Difficile da accettare, come giustificazione. Quella vendita, hanno contestato i pm, «ha carattere simulato». «Ripeto, con Billè siamo soltanto amici. Non abbiamo avuto altri rapporti d’affari». Ricucci non fa marcia indietro. Neppure quando i pm chiedono perplessi di spiegare l’anomalia di un contratto preliminare d’acquisto così esoso, ben 39 milioni di euro su un totale di 60. Ha fatto spallucce Ricucci: «Via Lima era proprio un affare rilevante per la controparte. Valeva molto di più di quanto stimato».

                    Era una prassi il passaggio di quote di società per comprare o vendere immobili. Spulciando i contratti, le fatture, i bilanci dell’impero Ricucci, gli analisti e contabili della Finanza hanno trovato parecchie incongruenze, tanto che Ricucci è indagato anche per falso in bilancio e false fatturazioni. L’altro pomeriggio, al secondo piano della Procura della Repubblica si è discusso anche di altre operazioni immobiliari, non solo quella che vede coinvolto Billè. E il leit-motiv di Ricucci, quando i pm sono entrati nel merito delle incongruenze, è stato sempre lo stesso: «Si tratta di questioni fiscali. Non sono a conoscenza di dettagli tecnici e, dunque, bisogna consultare i miei collaboratori». Naturalmente, il riferimento è al dominus dei suoi affari, Guglielmo Fransoni, amministratore, tra l’altro, della Garlsson Reale Estate S.A. sempre riconducibile a Ricucci. E’ lui il commercialista, quello che concretamente si occupa degli affari di Ricucci. E’ lui che la Guardia di finanza blocca alla frontiera di Chiasso con documenti compromettenti.

                      Da quello che è trapelato di quello che è diventato poi un interrogatorio formale, alla presenza anche dell’avvocato difensore Grazia Volo, si è saputo che i pm hanno chiesto chiarimenti su alcune operazioni risalenti a un anno fa e per le quali non sono risultati in regola i diversi passaggi azionari e le fatturazioni conseguenti. «Sono pronto a mettere a vostra disposizione tutta la contabilità – ha detto Ricucci rivolto ai pm- proprio perché è mia intenzione rispondere a tutti i vostri dubbi». L’altro giorno, ha lasciato con la bocca asciutta i pm che gli chiedevano dell’operazione di piazza Duranti a Milano, l’acquisto di un immobile finanziato dalla Banca popolare di Vicenza. Conti che non tornano? «Mi dispiace, non sono a conoscenza di dettagli tecnici. Occorre parlarne con i miei collaboratori». E’ sempre la stessa storia: Stefano Ricucci ha il fiuto degli affari ma di questioni fiscali bisogna parlarne con Fransoni.
                      A sentire chi vi ha partecipato, il colloquio-interrogatorio si è svolto in un clima «molto pacato». «E’ andata benissimo», ha commentato sibillino il procuratore aggiunto, Achille Toro, che coordina tutte le indagini finanziarie. I pm titolari dell’inchiesta sono da oggi in ferie e, salvo colpi di scena, o accelerazioni dettate da attività investigative e processuali della procura di Milano, fino a dopo la Befana non dovrebbero esserci novità.

                        Sembra chiaro che per i pm le spontanee dichiarazioni di Ricucci rappresentano una accelerazione alle indagini.