“ConfCom” La cresta di Billè

21/12/2005
    mercoledì 21 dicembre 2005

      Pagina 6 – Primo Piano

      COMMERCIANTI NEL MATTONE - IL CASO DEL PALAZZO DI VIA LIMA: RICUCCI INDAGATO PER FALSO IN BILANCIO E FALSE FATTURAZIONI

        La cresta di Billè: 28 milioni in due anni

          I Pm: ogni anno versava sui suoi conti 14 dei 17 milioni della previdenza di Confcommercio

            Guido Ruotolo

              ROMA
              Sergio Billè dirottava ogni anno su un suo conto corrente privato, quattordici dei diciassette milioni di euro che le aziende versavano come contributi integrativi al Fondo previdenziale Mario Negri e al Fasdac, il Fondo di assistenza sanitaria per i dirigenti di aziende commerciali, e quindi alla Confcommercio. Per gli inquirenti romani, quei quattordici milioni di euro «erano destinati in larga parte per fini esclusivamente personali, gestiti fuori del bilancio ufficiale della Confederazione». Negli ultimi due anni, oltre 30 milioni di euro hanno «alimentato» il fondo riservato del (ex) presidente della Confcommercio, Sergio Billè.

                Gli 007 e i contabili della Finanza stanno cercando di individuare il percorso di quei soldi. C’è un capitolo che lascia ipotizzare sviluppi clamorosi. Ed è quello delle «consulenze». I pm romani ipotizzano che «in alcuni casi esse potrebbero mascherare mere erogazioni di denaro per finalità imprecisate». Sergio Billè aveva costruito un meccanismo ben oliato che poteva contare – per i pm Giuseppe Cascini e Rodolfo Sabelli che lo indagano per appropriazione indebita aggravata e continuata insieme ad altri dodici tra dirigenti della Confcommercio e dell’Egap, e all’immobiliarista Stefano Ricucci e all’amministratore di una sua società, Guglielmo Fransoni – su un «fondo occulto di dimensioni ingenti nell’esclusiva sua disponibilità».

                  Sostengono i pm Cascini e Sabelli: «Questo fondo occulto ha consentito al Billè e agli altri indagati di appropriarsi in maniera sistematica del denaro di pertinenza dell’associazione. Il tutto all’oscuro dei suoi organi dirigenti, o meglio di quegli amministratori che non risultano essere stati indebiti percettori di somme, e sicuramente degli associati». I quali oggi chiederanno ragione ai vertici finiti nella bufera giudiziaria, nel corso dell’assemblea di Confcommercio, che si riunisce a Roma, a porte chiuse. Non c’è solo Sergio Billè sul banco degli indagati: oltre al presidente sono sotto inchiesta anche il Direttore generale di Confcommercio, Luigi Taranto, l’amministratore Aldo Poli, i vicepresidenti Carlo Sangalli e Ferruccio Dardanello, i componenti del Comitato di presidenza Ezio Ardizzi e Vincenzo Gervasio. E poi i vertici dell’Egap, l’Ente gestione attività professionale, «ente strumentale all’attività della Confcommercio»: oltre allo stesso Billè, il vicepresidente Aldo Antognozzi, Antonio Salafia, Candido Fois e Luigi Taranto in quanto componenti del Consiglio direttivo, Giuseppe Corvace Russo, Alvaro Brugnoli e Giuseppe Pizzonia, componenti del collegio dei revisori. Per gli inquirenti e gli investigatori romani, Sergio Billè disponeva di un «Fondo del Presidente» sul quale sono transitate «ingenti somme» girate poi all’Egap, «che ha poi elargito cospicui compensi ai suoi amministratori e ad alcuni amministratori della Confcommercio, e ha messo a disposizione del Presidente Billè e della moglie del vicepresidente Antognozzi lussuosi appartamenti a Roma e Milano». Quei quattordici milioni di euro, ventotto miliardi di vecchie lire, «stornati» ogni anno venivano utilizzati da Billè per varie operazioni. Come il trasferimento dei 39 milioni di euro, nel febbraio scorso, in una società riconducibile all’immobiliarista Stefano Ricucci, che si apprestava a tentare la scalata dell’Rcs. A questo proposito, Roma indaga Ricucci per aggiotaggio, falso in bilancio, false fatturazioni.

                    Le indagini della Guardia di finanza hanno finora documentato le «operazioni in uscita dai conti correnti intestati al Presidente». Oltre al trasferimento dei 39 milioni di euro in favore della Garlsson Real Estate S.A. (riconducibile all’immobiliarista Ricucci, ndr), «si trova inoltre traccia» di consistenti prelevamenti in contanti (269.303 euro); bonifici per importi rilevanti in favore di case d’asta (701.712 euro); bonifici a favore di Confcommercio (6.615.000 euro); bonifici a favore dell’Egap (9.950.000 euro).

                      «In definitiva – scrive il gip Villoni nel decreto di sequestro preventivo di conti correnti, titoli, azioni Capitalia, beni mobili e arredi riconducibili alla Confcommercio e all’Egap di Billè – si può affermare che ogni anno dal conto del Presidente è stata trasferita dal 2000 al 2005 la somma di circa 5 milioni di Euro». Milioni, anzi miliardi di vecchie lire. Che servivano per pagare fitti di casa stratosferici, carte di credito, percentuali su entrate, stipendi che non potrebbero essere garantiti.

                        Gli indagati erano ottimi sindacalisti di se stessi. Premurosi, si facevano pagare le polizze assicurative «a copertura dei rischi derivanti da infortuni professionali». E a Billè, il presidente, perché mai negare l’iscrizione annuale all’Aspen Institute Italia, sessanta milioni di vecchie lire?