“ConfCom” «Ho sbagliato a fidarmi di Ricucci»

22/12/2005
    giovedì 22 dicembre 2005

    Pagina 12 – Economia

      «Ho sbagliato a fidarmi di Ricucci»

        Billè si difende: altri nomi eccellenti garantivano l´alleanza
        Confcommercio

          L´ex leader dei commercianti prende le distanze dall´immobiliarista: "Con noi altri personaggi autorevoli"

            ROBERTO MANIA

              ROMA – «Ammetto di aver sbagliato ad essermi fidato di Stefano Ricucci»: Sergio Billè come Antonio Fazio prende le distanze dall´imbarazzante (pericoloso?) compagno di viaggio. Ma lo fa troppo tardi, anche lui come l´ex governatore con l´ex amico Gianpiero Fiorani. Lo fa mentre il consorte di Anna Falchi si reca spontaneamente dai pm della Procura di Roma per essere interrogato e mentre i 250 rappresentanti dei circa 800 mila iscritti alla Confcommercio nominano Carlo Sangalli reggente in vista dell´elezione, entro marzo, del nuovo presidente di Piazza Gioacchino Belli. Insomma, mentre lo cacciano, anche se in maniera soft, dopo dieci anni di monarchia assoluta, senza il minimo dissenso. E allora, Sergio Billè non se l´è sentita ieri di partecipare all´assemblea come presidente auto-sospeso. Sarebbe stato un nonsense, per di più doloroso. Per chi come lui si piccava di aver «politicamente alfabetizzato» la base dei commercianti. Ha inviato una brevissima lettera e si è rifugiato nella sua casa-museo in Via dell´Ara Coeli, a pochi metri da Piazza Venezia, tra i tanti tesori sigillati dalla Guardia di Finanza e, forse, acquistati – stando agli investigatori – con la presunta appropriazione indebita del fondo confederale a disposizione del presidente. No, la lettera di dimissioni, Sergio Billè non l´ha voluta scrivere. D´altra parte la Confcommercio non è la Banca d´Italia e può cambiare presidente anche se l´istituto dell´auto-sospensione non è previsto dal suo statuto.

              In mattinata Billè è passato dall´ufficio, poi quando è cominciata l´assemblea-fiume se n´è andato. Alle 5 del pomeriggio era già a casa. «Non sono nemmeno andato all´assemblea – risponde al cronista che lo chiama sul cellulare – Non so nulla, stavo dormendo, mi ha svegliato. Grazie, arrivederci». Di questa sua storiaccia ha deciso di non parlare. Dovrà già farlo con i magistrati.

              Nella lettera all´assemblea ammette l´errore ma dice di avere anche un´attenuante, politica s´intende. Perché oltre all´ex odontotecnico di Zagarolo «c´erano altri autorevoli esponenti», non solo i nuovi ricchi, spiega. Pensa, in particolare, a Francesco Gaetano Caltagirone, immobiliarista ed editore (Il Messaggero e Il Mattino), per qualche mese presidente onorario di quella Confimmobiliare (aderente alla Confcommercio dal settembre del 2004) con cui Billè immaginava di cominciare a dare l´assalto al vecchio e polveroso, salotto buono del capitalismo italiano, quello della Fiat e delle grandi banche del nord. «Perché ho comprato l´immobile di Via Lima 51 da Ricucci? Perché – ha detto in più d´una occasione – era un´ottima opportunità per la confederazione e poi perché lui, insieme a molti nomi di assoluto prestigio del settore del real estate hanno deciso di entrare nella nostra confederazione creando la Confimmobiliare, una federazione che, per altro, ha subito dato fastidio perché essa entrava a gamba tesa in un settore che fino a quel momento era gestito, in esclusiva, da altri». Il 15 dicembre Caltagirone si è dimesso, anche la Deutsche Bank è uscita dalla Confimmobiliare. A gamba tesa c´è entrata la magistratura per tentare di districare gli intrecci di alcune compravendite e di acquisti azionari realizzati all´interno del triangolo dell´estate: immobili-banche-editoria.

              Chi lo ha seguito, anche da vicino, nella sua affannosa ricerca di promuovere la Confcommercio ai piani alti nella considerazione sociale e politica, stenta a comprendere "lo sbaglio" di Billè. «E´ davvero incomprensibile», dicevano, con mestizia, ieri sera nella stanze di Piazza Belli. «I soldi? Il potere?». Ma per molti il momento della svolta è proprio da collocare nella costituzione della Confimmobiliare con Ricucci presidente, e associati i vari Claudio Lotito e Giuseppe Statuto, contro la blasonata Assoimmobiliare, dei Gambetti e della Pirelli Real Estate, aderente alla Confindustria. Un passo che gli è costato il crollo verticale del suo progetto iniziale. Quello, appunto, che puntava a fare uscire la sua associazione dalla serie B. Ora la Confimmobiliare si sta sfarinando: aveva promesso uno studio sul mercato immobiliare e poi un convegno a Capri all´inizio del 2006. Non ci saranno entrambi. E la Confcommercio dovrà tornare alle origini, a rappresentare i commercianti. Il Billè che sosteneva con i suoi fedelissimi che lui aveva rifiutato per ben due volte la proposta di fare il ministro delle Attività produttive del governo Berlusconi «perché faceva politica in un altro modo», è uscito di scena. Dopo aver sbagliato irrimediabilmente l´ultima entrata, a gamba tesa.

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              CALTAGIRONE
              Francesco Gaetano
              Caltagirone è stato per
              qualche mese presidente
              della Confimmobiliare
              creata da Billè

              RICUCCI
              È stato presidente della
              confederazione degli
              immobiliaristi, nata in
              contrapposizione con
              Assoimmobiliare

              STATUTO
              Giuseppe Statuto è uno
              degli immobiliaristi
              romani entrati nella
              nuova confederazione
              voluta da Billè e Ricucci

              LOTITO
              Claudio Lotito,
              presidente della squadra
              di calcio della Lazio, era
              un altro dei partecipanti
              alla Confimmobiliare