“ConfCom” Fotostoria del re dei pasticcieri

21/12/2005
    mercoledì 21 dicembre 2005

      Pagina 6 – Primo Piano

      Fotostoria del re dei pasticcieri

      L’ultima volta, nel febbraio del 2004, Sergio Billè era stato confermato alla guida della Confcommercio all’unanimità. Il suo regno, cominciato nel 1995, sarebbe dovuto durare sino al 2008. Adesso che è indagato e si è autosospeso, ce li ha tutti addosso. I suoi sottoposti provano «sconcerto» e si dichiarano «attoniti», e oggi potrebbero chiedere le dimissioni del re caduto in disgrazia. Intanto annunciano che non approveranno il bilancio perché «non vi figura il fondo del presidente». Cioè, la sua ampia disponibilità. Ma guai a chi glielo tocca. Il fondo per ora lo tocca solo lui. (Foto LaPresse)

      Fa sempre un po’ impressione vedere le immagini dei caduti quand’erano potenti. Nel 2001, Billè tenne a lungo sulle spine Berlusconi. Poi gli promise l’appoggio alle elezioni. L’intesa, nemmeno tanto tacita, venne festeggiata con quattrocento cannoli che il capo dei commercianti fece arrivare dalla sua pasticceria di Messina. Come si vede dalla foto, e specialmente dalla giacca del futuro premier, a colpi di cannolo non s’allargano solo le intese. (Foto LaPresse)

      Al culmine della gloria, Billè fu nominato testimonial del Barolo annata 2001, inserendosi in un albo d’oro già nobilitato da Ornella Muti e Gino Paoli. Fu per lui l’occasione di riappacificarsi con gli enologi d’Italia, clamorosamente raggelati dal giudizio dato alla riforma delle pensioni: «E’ annacquata come il Frascati». Dai colli romani scattò la querela. Nella foto si vede la classica espressione da trani con cui Billè fece recedere i vinai dall’insano proposito.

      Ecco Billè in versione Joe Pesci durante una conferenza a Manhattan in difesa del tartufo bianco. E’ il 2002. Billè era già stato a New York cinque anni prima, e aveva fornito all’Fbi notizie sulla mafia russa in Italia. Potrebbe essere questa una spiegazione della scritta Barnum che nella foto compare alla destra del presidente di Confcommercio. Nell’occasione disse: «E’ giunto il momento di passare dal fast food al good food». Alla platea plaudente ammise: non è mia, l’ho rubata.

      Tribuna d’onore allo stadio Olimpico in occasione di un Lazio-Parma, all’epoca ruggente in cui i biancazzurri erano sponsorizzati dalla Cirio e gli emiliani dalla Parmalat. Billè e Stefano Ricucci sono con le rispettive signore. Ora i due sono indagati perché Billè ha comprato da Ricucci a 60 milioni di euro una palazzina che Ricucci aveva appena preso a dodici. Qui Billè ha le mani in tasca: sta estraendo il libretto degli assegni per pagare a Ricucci i biglietti d’ingresso.

      E la storia va a finire. Dal trono al regno: il supermercato. Billè diceva di andare a controllare di persona, specie dopo il passaggio all’euro, che i commercianti non speculassero. Ed è stata proprio la fazione dei supermarket la prima a contestare Billè dopo gli scandali di questi giorni, poi a sfilarsi decretando la caduta dell’impero. Qui Billè sembra presagire il disastro: con la mano destra arraffa un pacco di crackers che nasconderà nel doppiopetto.