“ConfCom” C.Sangalli: «Serve unità»

22/12/2005
    mercoledì 21 dicembre 2005

    IN PRIMO PIANO- Pagina 18

      Scandali Finanziari
      il caso Confcommercio

        Sangalli: «Serve unità, non sarò reggente della confederazione»

          V.Ch.

          «Non sono disponibile a prendere la reggenza di Confcommercio dopo la decisione di Sergio Billè di autosospendersi. Lo dico ufficialmente e penso responsabilmente di non poter accettare, nell’interesse anche della Confederazione. Credo che la chiarezza e l’unità debbano essere i principi ispiratori in questa fase per l’assemblea di oggi e per tutta la Confederazione. Io comunque sono disponibile a fare un passo indietro». Una decisione sofferta, questa di Carlo Sangalli, vicepresidente vicario di Confcommercio e designato alla reggenza all’annuncio dell’autosospensione di Billè dalla carica di presidente di Confcommercio. Sangalli, deputato dc per molte legislature, è oggi alla guida dei commercianti di Milano e della Lombardia e dell’Unioncamere.

          Cosa prova in questo momento?

            Purtroppo, ho dovuto apprendere solo dai giornali di essere sottoposto a indagine. Formalmente non mi è stato notificato ancora alcun avviso di garanzia, ma non ritengo quindi che ci siano le condizioni per assumere un incarico così delicato in questo momento come quello di reggente mentre Confcommercio deve ritrovare slancio.

            I magistrati capitolini indagano sui beneficiati dall’Egap, l’ente per le attività promozionali di Confcommercio, alimentato dalle risorse extra bilancio del cosiddetto fondo del presidente.

              Io ricevo dal 1997 un emolumento dall’Egap in qualità di vicepresidente vicario. È tutto regolarmente dichiarato e denunciato, pago le tasse fino all’ultimo centesimo. L’essere iscritto tra gli indagati mi ha quindi profondamente amareggiato ma resto molto fiducioso nella giustizia e ho chiesto ai miei avvocati di poter parlare subito con i magistrati per chiarire la mia posizione. Tra l’altro, quando sono diventato presidente dell’Unione commercianti di Milano, nel 1995, ho trovato anche lì un fondo del presidente, con 500 milioni, e l’ho abolito subito portando tutto in bilancio.

              Quanto riceve dall’Egap?

                Si tratta di 238mila euro lordi l’anno, negli ultimi cinque anni. Prima di diventare vicario, nel 1997 non ricevevo nulla. L’Egap comunque esiste da tanto tempo, così come l’emolumento per i vicari.

                Era a conoscenza della finanza parallela di Confcommercio?

                  Le dimensioni e la gestione del sistema erano assolutamente sconosciuti e in mano a un ristretto numero di persone. Si conosceva in maniera generica l’esistenza di un fondo. Così come si aveva una percezione generica dell’Egap.

                  Lei è stato tra i primi contestatori dell’affare Via Lima.

                    Sì, sono state prese subito le distanze. Purtroppo nessuno sapeva, e se fossimo stati informati avremmo sicuramente convinto Billè a non fare una operazione di cui non c’era alcun bisogno. Meglio dare risorse alle Ascom in difficoltà. Tra l’altro sono stato il primo a muovermi affinchè tutte le risorse rientrassero nella Confederazione con un ordine del giorno votato nell’ultimo Consiglio.

                    Cosa occorre fare oggi?

                      Serve una vera svolta verso l’interno e verso l’esterno, direi un colpo di reni con tre parole chiave: chiarezza, trasparenza e unità.