Conf. d’Organizzazione CGIL – Documento generale Essere Sindacato – 9-11 Nov. 1993

    Dichiarazione di Mario Sai. Le compagne e i compagni che hanno elaborato questo testo non condividono il documento che la com-missione politica della Conferenza d’organizzazione della Cgil (Roma 9-11 novembre 1993) ha presentato all’assemblea e pertanto presentano queste tesi che esprimono la loro posizione politica e le loro proposte.
    Questo documento verrà proposto al Cd della Cgil che dovrà deliberare sull’argomento. In quella sede difenderemo e contribuiremo a far diventare scelte di tutta l’organizzazione le convergenze unitarie che si sono rea-lizzate su alcuni punti importanti come i comitati degli iscritti, i comit-ati per il lavoro e il rinnovo delle deleghe per il “94.
    La Conferenza d’organizzazione non è stata preceduta da una discussione generale che abbia permesso agli iscritti e alle iscritte della Cgil nei luoghi di lavoro di avanzare proposte e indicare soluzioni u problemi fondamentali che travagliano à nostra organizzazione: la crisi di rap-porto tra gruppi dirigenti e lavoratori; la mancata realizzazione degli im-pegni statutari sulla democrazia di mandato; gli ostacoli crescenti all’af-fermarsi del pluralismo e di un sindacato di uomini e di donne. Il percorso di costruzione della Conferenza di organizzazione anzi ha confer-mato tutti questi problemi.
    Hanno di nuovo prevalso forme di cooptazione dando alla conferenza ma rappresentanza semplificata, non reale, fondamentalmente di gruppi dirigenti e non dando voce, se non marginalmente, agli iscritti e ai dele-gati di luogo di lavoro, negando così quella riforma democratica dell’or-ganizzazione che era affermata come obiettivo prioritario della conferen-za. Tutto ciò si è accompagnato non a caso a una drastica riduzione del pluralismo politico come definito dal Congresso. Per sottolineare l’inac-ettabilità di questo strappo, con una procedura che vogliamo eccezional-e, non prendiamo parte alle votazioni di questa assemblea.
    Vogliamo, però, contribuire a ricostruire unitariamente le condizioni p0-“itiche e di rappresentatività che rendano possibile una dialettica demo-cratica.
    Per questo chiediamo alla presidenza dell’assemblea di criticare questo processo di costruzione della conferenza ridando forza a un impegno co-mune perché d’ora in avanti ciò sia impedito e si restauri il pieno rispett-o del pluralismo in Cgil.

    1. Si aggrava nel nostro paese la crisi economica, sociale, politica e istituzionale. Questa situazione grave e pericolosa rende necessario un rapido ricorso alle elezioni politiche anticipate. Emer-gono tendenze autoritarie sui piano della rappresentanza politica e sociale; recessive di lungo periodo sul piano economico, i cui tratti caratterizzanti diventano la di-soccupazione di massa, i processi di deindustrializzazione, ulteriore smantellamento delle garanzie sociali e individuali attraverso una progressiva destrutturazione dello Stato socia-le e il drammatico accrescersi delle contraddizioni tra Nord e Sud.
    La politica economica del governo, assumendo come unica priorità il risanamento finanziario, secondo una linea defla-zionistica e scelte dettate dal capitale industriale e finanziario, determina una situazione recessiva che comprime consumi e attività produttive, scaricando sui lavoratori, sui pensionati e sul complesso delle classi sociali subalterne il prezzo della crisi. Lungo questa linea l’azione del governo si esplica ritenen-do inutile e ininfluente il ruolo della mediazione sociale e delle organizzazioni sindacali.

    2. Il sindacato è pienamente coinvolto in questa crisi generale e si dimostra incapace di proporre e far vivere una effica-ce linea di difesa dei lavoratori e dei pensionati. Emergono al suo interno tendenze volte ad assumere come via ineluttabile per uscire dalla crisi la compressione dei livelli di vita e delle garanzie sociali, rinunciando a un autonomo progetto di tra-sformazioni produttive, economiche e sociali.
    Questa linea, concretizzatasi negli accordi del 31luglio 1992 e del 23 luglio 1993, apre una divaricazione crescente tra sin-dacato e lavoratori e determina la rottura dei canali demo-cratici e di rappresentanza.
    Siamo cioè a un punto molto pericoloso della crisi del sinda-calismo confederale, con rischi concreti di implosione, di ritor-no al sindacato di mestiere, di derive aziendalistiche, di involu-zione verso il sindacato unico istituzionalizzato, di un regime di centralizzazione contrattuale contrassegnato dalla frammentazione ulteriore della rappresentanza sindacale.
    E’ in sostanza in gioco l’esistenza stessa del sindacalismo con-federale nel nostro paese. Ne sono segnali:

      •la rottura di un tessuto di solidarietà, anche come portato della crisi economica e dell’emergere, come dato strutturale di lungo periodo, della disoccupazione e dell’inoccupazione di massa;
      •la crisi del rapporto democratico e di rappresentanza tra sindacato e lavoratori, determinato anche dal restringersi del lavoro salariato stabile e dal conseguente allargarsi dell’area del lavoro precario, non garantito, non tutelato sindacalmen-te, col frammentarsi di soggetti e di interessi che in esso si manifestano;
      •la critica pratica che viene dai fatti agli accordi del 31luglio 1992 e del 23 luglio’ 1993, e che ne rende manifesta l’ineffica-cia nella difesa dell’occupazione; nell’avviare la stagione dei contratti e nel dare certezza alla contrattazione articolata nei luoghi di lavorò e nel territorio; e nella difesa dei capisaldi e delle caratteristiche fondamentali dello Stato sociale.
      3.I lavoratori, nel corso di questi ultimi due anni, hanno da-to vita a imponenti mobilitazioni e oggi, nonostante le sconfitte, il movimento non appare definitivamente piegato.
      Ilruolo importante svolto dal movimento dei consigli unitari nella realizzazione delle grandi manifestazioni del 27 febbraio e del 25 settembre; l’ampiezza della critica registrata nella consultazione, l’imponente manifestazione dei pensionati e le stesse manifestazioni che hanno caratterizzato lo sciopero ge-nerale del 28 ottobre indicano potenzialità che vanno esalta-te e qualificate. Obiettivi di fondo di una battaglia per il la-voro e l’occupazione sono:
      •una vertenza generale per la riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore a parità’ di salario, che rappresenti la sponda su cui qualificare le piattaforme e ottenere risultati concreti già nei prossimi rinnovi contrattuali e su cui dare forza anche alle necessarie iniziative legislative;
      •una contrattazione dei processi di ristrutturazione che rifiu-ti la mobilità come strumento di governo degli stessi e che, anche attraverso l’uso mirato dei contratti di solidarietà, indichi il percorso verso una riduzione strutturale degli orari e pieghi in questa direzione l’uso delle ingenti risorse che oggi finanziano ammortizzatori sociali che si limitano ad accom-pagnare l’espulsione dal lavoro.
      Tale impostazione va arricchita con un quadro di proposte sulle politiche economiche e industriali che, a partire da una profonda riforma fiscale, valorizzino anche i lavori di cura e di riproduzione sociale, di risanamento ecologico e di riasset-to territoriale e urbano, caratterizzando così nuove forme dello sviluppo e linee di una nuova occupazione anche nei settori pubblici.

      L’affermazione delle sacrosante aspettative dei pensionati rap-presenta oggi il punto di attestazione decisivo per la difesa e la riqualificazione di una rinnovata concezione dello Stato so-ciale.

      4. Altrettanto decisiva diventa una profonda riforma demo-cratica del sindacato e della Cgil, che vive con particolare acutezza la crisi del sindacalismo confederale, perché, per storia e insediamento sociale, è sollecitata da una pressante domanda di ridefinizione della sua politica e di profonda de-mocratizzazione da parte dei lavoratori.
      La riforma della Cgil è oggi necessaria e improcrastinabile e, proprio perché parte dalla consapevolezza della crisi della concezione stessa del sindacalismo confederale, deve determi-nare le linee di un processo di ricostruzione di un sindacato unitario, di classe, democratico e pluralista di tutte le lavoratrici e i lavoratori, delle pensionate e dei pensionati.
      Questo processo ha bisogno di una profonda discontinuità con l’attuale pratica del sindacalismo confederale, ma non vi-ve di rotture organizzative, né di costruzione di alternative esterne, né richiede scioglimenti. Vive, invece, nel consolida-mento e nella pratica di un reale pluralismo sociale e programmatico in quanto non guarda a come sono oggi Cgil, Cisl e Uil, ma ne richiede e ne sollecita una profonda tra-sformazione.
      Solo un processo ditale portata e radicalità può determinare una risposta positiva alla crisi, alla distruzione di solidarietà, di coscienza e di pratica della lotta collettiva.

      5. Passaggio decisivo di questo processo è rappresentato dall’elezione generalizzata delle Rsu (determinando forme di superamento della quota riservata del 30%) entro il gennaio 1994, che diventa impegno prioritario per la Cgil.
      Questo appuntamento deve rappresentare il terreno di prati-ca delle proposte dei consigli e di rafforzamento delle inizia-tive di legge, in coerenza con la battaglia referendaria.
      Atti concreti da realizzare da subito in questa Conferenza di organizzazione per la democratizzazione e sburocratizzazione della Cgil sono:
      • il rinnovo generalizzato delle deleghe, caratterizzando una forte campagna per il tesseramento “94 che qualifichi la Cgil come associazione di iscritti volontari;
      • la costituzione dei comitati degli iscritti nei luoghi di lavoro e nel ,territorio, esaltandone l’elemento di autorganizzazione dal basso, anche mediante lo spostamento verso queste strut-ture, e più in generale verso i luoghi decentrati dell’azione sindacale, di consistenti risorse finanziarie e umane e speri-mentando prime forme di elezione diretta, da parte degli iscritti, dei funzionari di primo livello.
      Infine, a partire da questi primi atti concreti e su queste tematiche, va aperta la fase congressuale per un congresso straordinario che affronti l’ampiezza e la drammaticità dei problemi che oggi si pongono.

      6. Il nuovo modello organizzativo della Cgil deve fondarsi su due elementi:
      a) la centralità della contrattazione nei luoghi di lavoro e nel territorio e quindi lo sviluppo — accanto alle rappresentanze unitarie elettive — dei comitati degli iscritti come elementi basilari della democrazia di organizzazione;
      b) la definizione di regole che assicurino, all’interno della Cgil, la più rigorosa democrazia nella formazione delle decisioni e nell’elezione dei gruppi dirigenti e il rispetto della dif-ferenza di genere e del pluralismo politico, programmatico e di rappresentanza sociale.
      La democrazia interna alla Cgil, comportando la piena libertà di espressione di opzioni diverse (libertà garantita statu-tariamente) deve fondarsi su regole che consentano un pieno sviluppo della lotta politica per la loro affermazione; un dirit-to di opposizione alle decisioni prese a maggioranza; la pos-sibilità effettiva per gli iscritti e le iscritte di partecipare al processo decisionale e di vincolare a un mandato i propri rappresentanti.
      I limiti alla lotta politica stanno solamente nel rispetto dell’unità dell’organizzazione durante le trattative e nella pro-clamazione degli scioperi.
      Pertanto:
      a) La Cgil si riconferma come sindacato di iscritti — non co-me federazione di strutture —, quindi come sindacato fonda-to su una proposta politica generale, su un processo di de-centramento delle risorse e delle sedi decisionali, sulla demo-crazia di mandato Sono i diritti di partecipazione degli iscritti le radici sulle quali cresce la struttura organizzativa della Cgil e si realizza la democrazia di mandato. che deve riguar-dare tutti i lavoratori interessati, iscritti e non iscritti. Occor-re definire una sanzione politica, con la loro dimissione, per i gruppi dirigenti che violano le procedure della democrazia di mandato previste dallo statuto.
      b) La gestione delle risorse e degli apparati da parte della Cgil deve essere orientata a riconoscere e sostenere le strut-ture che operano nei luoghi di lavoro, il rispetto della diffe-renza di genere e il pluralismo m tutti i suoi aspetti a cominciare da quello delle aggregazioni congressuali, per la valida-zione democratica che ricevono.
      Coerentemente vanno decentrati gli apparati e va modificata l’attuale ripartizione delle risorse, destinandone l’80% alle strutture territoriali di categoria e camerali e attribuendo il 5% ai comitati degli iscritti.
      In generale a tutti coloro che — a norma di statuto — in-tendono concertare posizioni all’interno dell’organizzazione va garantito l’uso ordinario di tutte le strutture organizzative e la possibilità di organizzare almeno ogni anno un’iniziativa pubblica nazionale e un’iniziativa pubblica generale in ogni struttura.
      c) I gruppi dirigenti devono essere formati secondo il principio del riconoscimento del pluralismo tra le posizioni congressualmente riconosciute, secondo il loro effettivo peso de-mocratico e rispettandone il diritto di proposta In essi va applicata la norma antidiscriminatoria Va assicurata l’elezione delle lavoratrici/lavoratori in produzione nei direttivi (almeno il 50%) e nelle segreterie Va abolita la figura del segretario generale aggiunto e non introdotta quella di vicesegretario.
      Nel caso di una segreteria omogenea, a chi dichiara la propria opposizione vanno date maggiori garanzie di agibilità politica nell’uso delle risorse e assegnati i compiti di control-lo,
      d) I gruppi dirigenti vanno eletti a scrutinio segreto, lascian-do alla consultazione preparatoria il compito di definire le candidature sulle quali votare nel rispetto del pluralismo politico, della differenza di genere, della complessività sociale dell’organizzazione.
      e) Gli apparati vanno drasticamente ridotti procedendo dal centro alla periferia e in percentuali annue non inferiori al calo degli iscritti nelle varie strutture, salvaguardando nella loro riduzione riorganizzazione il riconoscimento delle posi-zioni congressualmente definite, della differenza di genere, dell’esperienza sindacale e professionale Inoltre il peso quantitativo degli apparati va spostato dal centro ai punti di diretto contatto con le lavoratrici e i lavoratori.
      f) Va attuato entro il 1994 l’azzeramento di tutte le deleghe come parte di una campagna di massa di verifica e di proselitismo e di costruzione dei comitati degli iscritti.