Conf. d’Organizzazione CGIL- Costituzione Comitati Iscritti e lega Pensionati

    Allegato del Documento conclusivo Conferenza di Organizzazione CGIL – Novembre 1993
    Indirizzi generali di regolamento per la Costituzione dei comitati degli Iscritti e la lega dei pensionati della Cgil nei luoghi di lavoro e nel territorio
    Finalità’

    a)Il comitato degli iscritti è la struttura di base nei luoghi di lavoro della Cgil sia confederale, sia categoriale.
    La lega dei pensionati è la struttura di base della Cgil sia con-federale che dello Spi. La dimensione territoriale della lega può essere intercomunale, comunale, distrettuale, circoscrizio-nale e di quartiere.
    Nei comitati e nelle leghe si applicano le norme e i poteri pre-visti per i coordinamenti delle donne per quanto riguarda la presenza e la partecipazione delle iscritte.
    b)Il comitato degli iscritti e la lega dei pensionati sviluppano la propria iniziativa in coerenza con il programma fondamen-tale della Cgil e con i deliberati congressuali
    c)Il comitato degli iscritti e la lega dei pensionati favoriscono la partecipazione degli associati e dell’insieme dei lavoratori quale diritto a intervenire sulle materie sindacali e del lavoro; promuovono e gestiscono il tesseramento e il proselitismo alla Cgil.
    d)Il comitato degli iscritti e la lega dei pensionati operano per la costruzione delle rappresentanze sindacali unitarie e, per quanto riguarda la lega dei pensionati, analoga struttura unitaria da definire.
    e)Il comitato degli iscritti e la lega dei pensionati assicurano agli iscritti e ai/alle lavoratori/lavoratrici, alle pensionate e pensionati, l’informazione sull’attività e sull’elaborazione della Confederazione, della categoria e dello Spi.
    f)Il comitato degli iscritti e la lega dei pensionati promuovono la discussione fra iscritti/e delle proposte della Cgil e con-voca l’assemblea degli iscritti in relazione alla situazione sindacale.
    g)Il comitato degli iscritti e la lega dei pensionati curano la formazione sindacale degli/e iscritti/e.
    h)Il comitato degli iscritti e la lega dei pensionati garantisco-no la tutela individuale degli iscritti e dei lavoratori.
    i)Il comitato degli iscritti e la lega dei pensionati rispondono della propria attività all’assemblea degli iscritti e agli organi dirigenti della categoria, dello Spi e della Confederazione.

    Prerogative

    l) Il comitato degli iscritti e la lega dei pensionati hanno dirit-to ad essere coinvolti e a pronunciarsi su tutti gli aspetti rile-vanti dell’iniziativa e dell’elaborazione della Cgil confrontan-dosi con gli organismi esecutivi.
    Qualora i comitati degli iscritti e la lega dei pensionati inten-dano assumere, in forma pubblica, una posizione contraria a un deliberato degli organismi dirigenti devono verificarla nell’assemblea degli iscritti e della lega dei pensionati coinvol-gendo gli organismi medesimi.
    m) Il comitato degli iscritti e la lega dei pensionati, in man-canza di una struttura elettiva di rappresentanza contrattuale e in attesa della realizzazione delle Rsu e di analoghe struttu-re unitarie dei pensionati, rappresentano l’istanza negoziale di base della categoria e usufruiscono, in questo caso, dei diritti contrattuali (permessi, assemblee…).
    n) Il comitato degli iscritti e la lega dei pensionati hanno di-ritto a promuovere iniziative, anche pubbliche, concordandone le modalità con le strutture della Cgil di categoria, dello Spi e/o confederali.
    o) Il comitato degli iscritti e la lega dei pensionati hanno di-ritto a utilizzare le strutture e le risorse della Cgil, della cate-goria e dello Spi. In tal senso i bilanci di ogni struttura della Cgil dovranno prevedere precise scelte.
    Vanno incoraggiati i momenti di aggregazione ed elaborazio-ne delle iscritte e destinate risorse adeguate.
    p) Il comitato degli iscritti ha un diritto di proposta nell’indi-care i rappresentanti Cgil nelle liste dei candidati e dei desi-gnati per le Rsu.
    q) Sono associati di diritto al comitato degli iscritti e alla lega dei pensionati i rappresentanti delle Rsu iscritti alla Cgil e i componenti dei comitati direttivi (di categoria, dello Spi e/o di confederazione) di quel luogo di lavoro e territorio.
    r) Ogni comitato degli iscritti e lega dei pensionati fissano le proprie modalità organizzative, promuovendo la collegialità e la partecipazione, in relazione agli orientamenti della catego-ria, dello Spi e della Confederazione. Nel caso il comitato de-gli iscritti e la lega dei pensionati abbiano funzioni negoziali (punto m), occorrerà prevedere precise responsabilità per le fa-si di trattativa. In tutti gli altri casi il comitato degli iscritti e la lega dei pensionati dovranno nominare un coordinatore e/o un coordinamento; per quanto riguarda la lega, valgono le norme stabilite dallo Spi.
    s) Il comitato degli iscritti e la lega dei pensionati hanno di-ritto di chiedere la convocazione dell’organismo dirigente (confederale e categoriale) su una specifica questione. Il presi-dente, o in mancanza il segretario generale, ha il dovere di prendere in esame la richiesta. Qualora la richiesta venga so-stenuta da uno o più comitati degli iscritti o lega dei pensio-nati rappresentanti almeno il 5% degli iscritti devono sotto-porla, comunque, alla prima convocazione dell’organismo di-rigente per valutare la possibilità di inserirla nell’ordine del giorno.

    LA POLITICA DELLE RISORSE
    Il processo di autoriforma della Cgil richiede un salto di qua-lità nella politica delle risorse umane. Su questo punto — in particolare – si può dare concretezza e visibilità all’obiettivo di sburocratizzare la nostra organizzazione, passando dalle enunciazioni di principio a decisioni operative che incidano sul nostro modo di essere e rompano l’inerzia autoconserva-tiva che spesso ha impedito di passare dalle parole ai fatti.
    Gli obiettivi fondamentali che la Conferenza d’organizzazio-ne assume sono i seguenti: a) decentramento delle risorse umane (oltre che finanziarie) in direzione dei luoghi di inse-diamento sociale e produttivo; b) efficienza e funzionalità delle strutture ad ogni livello; c) riduzione delle segreterie e de-gli apparati riequilibrando il rapporto fra funzionari e iscritti; d) flessibilità dell’utilizzo delle risorse umane sulla base di progetti-obiettivo mirati al reinsediamento organizzativo e al proselitismo; e) valorizzazione della presenza delle donne e realizzazione del riequilibrio della rappresentanza di genere, quale risorsa strategica per la riforma organizzativa.
    Tali obiettivi possono essere perseguiti sulla base di alcuni princìpi ispiratori che ne costituiscono la premessa e — insie-me — sono essi stessi parte fondamentale della riforma orga-nizzativa.
    In questo senso la Conferenza di organizzazione indica:
    1) la necessità di combinare la specificità e l’autonomia di ogni struttura, che vanno salvaguardate per garantirne la dif-fusione capillare con l’unicità dell’organizzazione che richiede —proprio a causa della sua struttura complessa — sedi di rego-lazione e decisioni centrali.
    La scelta da compiere è la piena responsabilizzazione degli organismi dirigenti ai diversi livelli affinché si realizzino cor-rettamente, e pienamente i modi di direzione e di gestione. A tal fine la Conferenza d’organizzazione individua nelle tre strutture che hanno il diritto di dotarsi di uno statuto i centri regolatori (Cr), con compiti e funzioni diverse da sperimenta-re in vista di una più’ precisa definizione — anche statutaria — nel prossimo congresso. Pertanto i tre centri regolatori vengono così definiti: a) Cgil nazionale con funzione di Cr principale; b) categorie nazionali, con funzioni di Cr della struttura verticale; c) Cgil regionale con funzioni di Cr della struttura orizzontale a livello regionale e di raccordo con la struttura verticale.
    2) L’assunzione piena a tutti i livelli dell’organizzazione del concetto di responsabilità.
    Ciò riguarda la responsabilità collettiva delle strutture sia nei rapporti esterni che nei rapporti interni all’organizzazione.
    Riguarda” anche le responsabilità individuali secondo gli inca-richi e le funzioni.
    Vanno cioè individuati e distinti con precisione gli ambiti di re-sponsabilità politiche e gli ambiti di responsabilità gestionali, in base ai quali ciascuno risponde e verifica il proprio operato.
    Diventa allora necessaria anche una distinzione formale delle funzioni fondamentali dentro l’organizzazione, ciascuna delle quali richiede precise e distinte assunzioni di responsabilità e di verifica.
    Tale distinzione attiene principalmente alle: • funzioni poli-tiche, che a loro volta si diversificano fra funzioni attribuite con cariche elettive e quelle attribuite con compiti di fun-zionariato; • funzioni gestionali alloro interno distinguibili tra compiti di apparato tecnico e di servizio e compiti spe-cialistici.
    Per coloro i quali sono chiamati a ricoprire o funzioni politi-che o di ordine tecnico gestionale e di servizio, un ruolo de-cisivo è svolto dalla formazione che deve precedere l’accesso alle funzioni con programmi di carattere generale e specifico in relazione al ruolo previsto. La formazione deve comunque essere garantita in modo permanente quale diritto dovere per tutti i quadri prevedendo anche periodi sabbatici.

    3. Trasparenza e regolarizzazione La piena trasparenza dei comportamenti e il rispetto assoluto delle norme di diritto e delle leggi dello Stato deve informare il modo di essere delle strutture e dei quadri della Cgil. Trasparenza e correttezza dei comportamenti collettivi, ma anche trasparenza e correttezza dei comportamenti individuali devono essere un preciso ob-bligo morale e politico, un segno distintivo del lavoro in Cgil. E possibile, su questo punto, individuare — anche nella defi-nizione degli statuti — precisi obblighi delle strutture e persino precisi obblighi personali, ivi compresa la trasparenza dei redditi individuali per chi ricopre funzioni politiche e incarichi gestionali.

      Governo degli apparati. Il governo degli apparati deve avvenire con un chiaro ridislocamento delle risorse umane verso i luoghi di lavoro, a livello di comprensorio di catego-ria, e nelle strutture territoriali di rappresentanza. Questa scelta è coerente con la necessità di un reinsediamento nei luoghi di lavoro, e una partecipazione democratica degli scritti alla vita dell’organizzazione. Ciò rende necessario il ri-dimensionamento degli apparati a tempo pieno e l’utilizza-zione dei compagni e delle compagne dei luoghi di lavoro e i rappresentanti dei diversi soggetti nelle strutture esecutive.
      Alla ridefinizione dei compiti e delle funzioni delle diverse strutture devono corrispondere anche scelte precise relative alla definizione delle piante organiche per tutte le strutture. Il governo degli apparati richiede poi l’introduzione di signi-ficative innovazioni del regolamento interno.
      La scelta prioritaria è la conferma di un regolamento unico e nazionale con spazi di flessibilità da affidare alla gestione dei centri regolatori.
      Le materie da ridefinire riguardano le tipologie dei diversi rapporti di lavoro quali: assunzione a tempo determinato, in-determinato, distaccato in legge 300, distacchi retribuiti da enti e aziende, le diverse forme di collaborazione temporanee o continuative, in rapporto ai mutamenti in corso sia sul pia-no contrattuale che legislativo.
      La ridefinizione dell’inquadramento professionale e dei relati-vi trattamenti massimi economici che indichi a livello nazio-nale le figure chiave per l’intera organizzazione, lasciando ai centri regolatori il compito di cogliere le proprie specificità per le strutture di riferimento. Va previsto uno specifico trat-tamento regolato da contratti o regolamento autonomo per gli addetti ai servizi. Così come vanno previste specifiche in-dennità di funzione per figure professionali con particolari competenze e responsabilità verso l’esterno. La ridefinizione del regolamento va realizzata entro il prossimo marzo “94.
      Va data attuazione al deliberato del’ direttivo nazionale in materia di norme straordinarie relative al personale, renden-do permanenti norme quali il limite massimo di età e sul pensionamento.

      Risorse finanziarie. Nella riconferma della scelta della prevalenza del finanziamento volontario degli iscritti al sin-dacato va data attuazione ai deliberati del Comitato direttivo del luglio “92, avendo attenzione alle modifiche normative in-tercorse o in fase di definizione.
      Il sindacato pensionati è favorevole a definire nuovi riparti delle quote sindacali a favore delle Camere del lavoro sulla base di regole certe e trasparenti.
      Modalità di redistribuzione delle risorse derivanti dalla con-tribuzione sindacale:

      tesi A: riduzione dell’attuale 1,5 sulla quota delega alla Cgil nazionale, portandola all’1 % e la rivalutazione del costo tes-sera in base all’andamento inflattivo, confermando l’attuale sistema misto;
      tesi B: nessuna canalizzazione per quote delega, con ade-guato e conseguente aumento del costo tessera quale unico si-stema di trasferimento di risorse da livello comprensoriale a livello nazionale, di categoria e confederale;
      tesi C: introduzione costo tessera in forma percentualizzata con modalità da definire.

      La titolarità e riscossione delle risorse derivanti da contribu-zione sindacale è delle categorie comprensoriali.
      Dal conto corrente di transito si effettua automaticamente la canalizzazione agli altri livelli dell’organizzazione sulla base dei riparti definiti dai Cr.
      Al Cd nazionale è affidato il compito di definire il dispositivo operativo oltreché stabilire modalità e tempi certi della sua completa attuazione per tutte le categorie.
      Per quanto riguarda i pensionati occorrerà verificare le mo-dalità di fattibilità di tali scelte.
      La definizione delle quote di riparto spettano ai comitati di-rettivi dei centri regolatori per gli ambiti di propria compe-tenza, va confermato il rapporto del 25% e 75% tra struttu-re confederali e di categoria. Tale scelta può essere modifica-ta con l’accordo dei diversi centri regolatori. La Cgil nazio-nale, le Cgil regionali e le Cdlt devono garantire ai coordinamenti immigrati, ove siano costituiti, specifica voce di bilan-cio.
      Il Cd della Cgil nazionale vaglierà l’ipotesi di costituzione di un fondo nazionale che garantisca la copertura dei costi ine-renti alle affiliazioni internazionali della Confederazione e delle categorie.
      A garanzia della corretta e puntuale applicazione dei riparti e dei meccanismi che la regolano va prevista l’introduzione dell’istituto del commissariamento amministrativo, attraverso la definizione di precise norme statutarie, che ne regolino le modalità di applicazione.

      Comitati degli iscritti. Sul sistema di finanziamento dei comitati degli iscritti si propone:

      tesi A: i bilanci delle categorie comprensoriali e delle Cdlt hanno l’obbligo di prevedere quote definite di risorse per l’at-tività dei comitati degli iscritti;
      tesi B: va definita una percentuale di canalizzazione diretta dalla delega sindacale destinata ai comitati degli iscritti per le unità produttive al di sopra di un numero di addetti da defi-nire, a un apposito comitato di gestione per le unità produttive al di sotto della soglia definita.

      Gestione delle risorse finanziarie. Nella gestione delle risorse finanziarie va introdotto il principio della responsabi-lità individuale e soggettiva di chi ha la competenza gestio-nale.
      Al livello dei tre centri di regolazione, Cgil nazionale, cate-gorie nazionali, Cgil regionali, va istituita la figura del teso-riere eletto dai comitati direttivi.
      Ai livelli inferiori la gestione delle risorse finanziarie va affi-data agli amministratori.
      Per quanto riguarda i patrimoni immobiliari ne vanno atten-tamente valutati gli assetti societari, gli statuti e i regolamen-ti di gestione rendendoli adeguati all’evoluzione delle norme legislative in materia.
      Si fa obbligo ad ogni centro regolatore di realizzare per l’area di competenza il censimento del patrimonio immobiliare.

      Servizi. La Conferenza d’organizzazione ritiene che l’eroga-zione di servizi agli iscritti, ai lavoratori e ai cittadini debba essere concepita come una vera funzione strategica della rappre-sentanza oggi e nei prossimi anni.
      Ritiene altresì che tale funzione debba corrispondere sempre più a livelli elevati di qualità, efficacia, affidabilità nel rap-porto con la persona-utente e di efficienza, uniformità, auto-nomia e responsabilità nella gestione nelle strutture di servi-zio.
      Per questo è indispensabile praticare, nelle attività di servizio, regole e logiche di funzionamento basate sulla specializzazio-ne e sulla differenziazione rispetto alle strutture politiche del sindacato e ridefinire il rapporto tra queste e l’organizzazione promotrice e le categorie sulla base del binomio: integrazione politico-strategica e autonomia e responsabilità di gestione.
      Il terreno dell’integrazione deve comportare innanzitutto il riappropriarsi da parte delle categorie di una funzione di ba-se di assistenza, tutela, informazione verso gli iscritti, i lavoratori e pensionati da realizzarsi attraverso la costruzione del-la rete dei delegati della sicurezza sociale e dei servizi, secon-do il progetto finalizzato Cgil-Inca-Spi.
      Il terreno della differenziazione richiede essenzialmente la de-finizione e la pratica di regole nuove di formazione, governo e sviluppo delle risorse umane che operano nei servizi, orientate a valorizzare al massimo la professionalità, la competenza tec-nica, la responsabilità degli operatori e dei quadri dirigenti.
      Una politica dei servizi concepita come funzione strategica del sindacato richiede altresì la definizione di precise norme in materia di finanziamento degli stessi.
      A tale riguardo la Conferenza di organizzazione assume i se-guenti criteri vincolanti, sui quali gli organismi della Cgil so-no chiamati ad adottare decisioni e comportamenti coerenti:
      a) per le attività di servizio, per le quali è previsto un finan-ziamento pubblico, a parziale copertura dei costi del servizio medesimo, ed esiste l’obbligo della gratuita e della rendicontazione, tale obbligo va rigorosamente osservato e la rendi-contazione dovrà essere completa, tempestiva e ineccepibile. E indispensabile, al riguardo, che il finanziamento pubblico sia ancorato a criteri di massima trasparenza e controllabilità. Come rivendicato dalla proposta di riforma legislativa dei patronati avanzata dall’Inca Cgil, d’intesa con gli altri patro-nati di emanazione confederale, la certificazione dell’attività degli stessi deve avvenire principalmente sulla base dei dati forniti dagli enti erogatori delle prestazioni;
      b) per i servizi per i quali non è previsto un finanziamento pubblico il criterio fondamentale da adottare deve essere la distinzione tra iscritto e no. L’iscritto ha diritto a usufruire gratuitamente dei servizi della Cgil. Per servizi specialistici e complessi, di particolare qualità, si possono definire tariffe ri-dotte anche per gli iscritti, quale partecipazione ai costi degli stessi.
      Per i non iscritti, fermo restando che i servizi devono sempre di più confermarsi come un veicolo importante di proseliti-smo e di adesione al sindacato, vanno definite da parte delle diverse strutture di servizio, d’intesa con la Cgil e secondo indirizzi quadro nazionali, tariffe omogenee per tipologia e qualità di servizio offerto.
      I proventi delle attività di servizio dovranno essere utilizzati in primo luogo per garantire l’autofinanziamento, lo sviluppo e la qualità ditali attività, e faranno parte del bilancio delle strutture che le hanno promosse secondo le regole previste dalle norme di legge vigenti. Particolari agevolazioni dovran-no essere previste per gli iscritti attraverso convenzioni da sti-pulare tra le società di servizio e le strutture sindacali (Cdlt, categorie, Spi).
      Le forme di finanziamento delle attività di servizio promosse dalla Cgil andranno definite dagli organismi decisionali aven-do come riferimento la solidarietà tra le strutture e gli equili-bri di gestione;
      c) in entrambe le situazioni una gestione finanziaria in equilibrio delle strutture di servizio, secondo una linea di sviluppo e di qualificazione costante delle stesse, richiede un riorientamento programmato e finalizzato di risorse finanziarie della Cgil e delle categorie sui servizi, da definirsi, come scelta politico-strategica, in sede di canalizzazione regionale, nei bilanci preventivi delle strutture Cgil, in accordi programmati-ci tra categorie e strutture di servizio, con particolare riferimento al riconoscimento a quest’ultime di un valore conven-zionale delle deleghe da esse stesse attivate.
      Tutto ciò rappresenta il presupposto indispensabile per rea-lizzare la piena autonomia e responsabilità gestionale delle strutture di servizio. Si dovrà altresì determinare una separazione nella tenuta contabile tra Cgil, lnca e altre strutture di servizio, in modo da assicurare la piena trasparenza di gestione e superare ogni possibile confusione e sovrapposizione amministrativa.

      In questo quadro la Conferenza di organizzazione assume le proposte di riassetto organizzativo e funzionale approvate dalla Conferenza di organizzazione dell’lnca e impegna il Comitato direttivo della Cgil ad approvare formalmente il progetto di riforma organizzativa e il nuovo statuto del pa-tronato, nonché il regolamento attuativo dell’art. 42 dello Statuto confederale, concernente le nuove modalità di nomi-na degli organismi dell’istituto stesso.
      La conferenza dei servizi, che si dovrà tenere entro la primavera “94, sarà chiamata a sistematizzare questa impostazione strategica e a definire nuovi assetti funzionali e organizzativi dell’insieme delle strutture di servizio della Cgil.
      Dotarci di una moderna cultura di servizi è essenziale anche per superare i limiti e le approssimazioni con cui è gestita la rete di servizi interni ed esterni dell’organizzazione, dall’infor-matica ai sistemi informativi, formativi e di comunicazione, dalla gestione del patrimonio a quella dei flussi finanziari L’esigenza di decentramento e la giusta autonomia gestiona-le di ogni struttura deve però assicurare uniformità di proce-dure, standard tecnici e organizzativi e modalità operative vincolanti.
      Altresì l’uniformità delle procedure non può essere intesa co-me accentramento politico e operativo in contrasto con la va-lorizzazione e l’autonomia, flessibilità e responsabilità diffusa delle strutture. Spetta pertanto alla Cgil nazionale il compito di direzione, regolazione e controllo. Alle Cgil regionali il ruo-lo di coordinamento e controllo. Alle Cdlt il ruolo di gestione. E all’interno di questo modello che si realizza la qualità e competitività del servizio, la razionalizzazione ed economicità, garantendone il massimo di trasparenza e regolarità.