Condono e sanatorie fiscali, è flop

19/01/2004

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
014, pag. 2 del 17/1/2004
di Teresa Pittelli


La Corte dei conti ha aperto un’inchiesta sui settori più a rischio della pubblica amministrazione.

Condono e sanatorie fiscali, è flop

Entrate scarse, grandi evasori impuniti e il nero non emerge

Entrate da condono inferiori alle attese, grandi evasori impuniti, rimborsi recuperati che coprono solo il 6% delle spese di giustizia e debacle della lotta al nero, con 3.584 lavoratori emersi rispetto ai 3,5 milioni stimati. La Corte dei conti apre un’inchiesta sulle inefficienze più eclatanti della pubblica amministrazione. E nella ´programmazione delle attività di controllo sulla gestione delle amministrazioni statali per il 2004 (sez. generale di controllo, presidente Tullio Lazzaro, relatori Luigi Mazzillo e Aldo Carosi)’, appena trasmessa alle camere, fa un elenco completo dei settori considerati più traballanti, sui quali si concentreranno le indagini nei prossimi mesi.

I criteri che guideranno i magistrati nell’indagine vanno dalla rilevanza di alcuni obiettivi nelle leggi finanziarie alla vicinanza nel tempo dei fatti oggetto di controllo, e quindi la possibilità di ´tempestiva autocorrezione’ della p.a.

- Entrate a secco/1. La Corte non è convinta della ´bontà’ del condono tombale e delle sanatorie fiscali di massa che hanno caratterizzato la manovra finanziaria 2004. L’importo complessivamente atteso per l’esercizio finanziario 2003 da condoni e sanatorie è di ben 12,6 miliardi di euro. ´Sulla base dei dati disponibili’, spiega la Corte, ´sembra configurarsi per le entrate straordinarie da condono un ruolo solo in parte aggiuntivo rispetto alle entrate ordinarie’, nel senso che gli introiti rischiano di essere meno di quelli attesi. Ma al tempo stesso sono diminuite anche le entrate ordinarie, a causa ´dell’effetto sostituzione’ dovuto ai condoni, e cioè alla contrazione dei versamenti a titolo di accertamento e controllo, travolti dalla sanatoria che ha annullato tutte le possibili liti fisco-contribuente, comprese le cartelle di pagamento non più impugnabili. E tra i campi di indagine la Corte ha incluso anche lo studio ´degli effetti che un condono può avere sulle varie categorie di contribuenti’.

- Un mondo sommerso. Al tema dei condoni si ricollega quello dell’economia sommersa. Le cifre dei provvedimenti contro il sommerso e il nero parlano da sole. A mettersi in regola sarebbero stati solo 2.823 aziende e 3.854 lavoratori, contro i 3,5 milioni stimati. E per un gettito totale di 9,2 milioni di euro nel 2003 e 7,3 nei primi nove mesi del 2003. L’indagine della Corte si muoverà in più direzioni, dai costi sostenuti alle agevolazioni accordate, senza trascurare le ´interferenze collegabili alle misure di condono, sanatorie e studi di settore’.

- Entrate a secco/2. Con il depotenziamento del Secit, passato da organo di controllo, praticamente indipendente, su contribuenti e uffici amministrativi a organo di studio a supporto del ministro dell’economia, secondo la Corte si è creato un vuoto nell’attività di vigilanza sull’accertamento. I controlli sugli evasori di grandi dimensioni, infatti, semplicemente ´non ci sono più’. Mentre quelli sugli uffici finanziari sono stati sostituiti da un’attività ´di valutazione sulle modalità complessive dell’esercizio delle funzioni fiscali’, da svolgersi a richiesta del ministro. Sull’adeguatezza di questi strumenti ad assicurare ´la credibilità e la tenuta del sistema tributario’ la Corte non è convinta. E ha deciso di indagare.

- Spese di giustizia senza rimborso. Una macchina inceppata, in tema di riscossione, è anche il recupero delle spese di giustizia. Cioè di quegli esborsi che lo stato anticipa per il funzionamento del sistema giudiziario, come per esempio le somme erogate al difensore d’ufficio, e che poi dovrebbero essere recuperate nei confronti dell’assistito.

In realtà i dati sui recuperi (60.342 milioni di euro accertati) mostrano un disavanzo di oltre 273 milioni di euro rispetto a quelli di spesa (333.755 gli impegni di spesa), che aumenta se si raffronta il riscosso (meno di 22 milioni) con il pagato (oltre 348 milioni). Le entrate, quindi, coprono solo il 18,1% in termini di accertato/impegnato e il 6,3% in termini di riscosso/pagato.

Con un evidente peggioramento rispetto al 2000, quando il rapporto accertato/impegnato è stato del 23,2% e quello riscosso/pagato del 6,9%.