«Condizioni inumane»: altro sciopero da McDonald’s, 2 novembre 2000, Il Corriere della Sera

Il Corriere della Sera 2 novembre 2000

Roma, la protesta dopo il rimprovero a un dipendente accusato di «perdere il ritmo»

«Condizioni inumane»: altro sciopero da McDonald’s


La multinazionale «E’ una vicenda spiacevole, vogliamo concluderla al meglio»

      ROMA – È successo quando sono finiti i «cheesburger». La catena per la costruzione di ciascun prodotto, nei ristoranti McDonald’s, dev’essere perfetta. Panino, carne, formaggio, cetriolo, cipolla, ketchup e senape. Mani che farciscono. Bisogna tenere il ritmo. Per questo ci sono state urla e insulti. Perché qualcuno, stanco, non aveva tenuto il ritmo. A una ragazza, di turno in cucina, sono venute le lacrime agli occhi. Un’altra ha detto: «Adesso basta. Sciopero immediato». Per venire a parlare con gli scioperanti, bisogna salire sul Grande raccordo anulare e superare l’uscita per la via Laurentina. Il grande fast-food è nell’area di servizio Agip che si incontra dopo due chilometri. Loro sono schierati all’ingresso. In divisa, e con un cartello al collo. Su quello di Arianna R., di 22 anni, c’è scritto: «Posso bere? Posso andare al bagno? Posso respirare?».
      Sono giovani, molti studiano all’università. «Veniamo qui per guadagnare qualche lira, non per farci vessare». Adesso qualcuno sorride soddisfatto, orgoglioso. «Non è stato semplice prendere una simile decisione in un posto come questo…». Però lo sciopero è riuscito: hanno aderito in diciotto su ventiquattro. Gli altri sei – «quadri superiori, comunque» – lavorano a testa bassa: uno alla cassa, e gli altri ai panini, al bar, e in cucina, a friggere.
      C’è molta confusione. I clienti entrano ed escono e non sono pochi quelli che si fermano, che chiedono. I ragazzi spiegano. Raccontano storie di quotidiano disagio. «L’altro giorno chiesi di poter andare al bagno: il permesso mi fu concesso dopo venti minuti. Condizioni inumane». «Io, invece, sono stata offesa, con parole che mi vergogno di ripetere, per non aver preparato, con la dovuta fretta, una confezione di patatine fritte». «Io, e con me tutti gli altri, chiediamo che ci vengano pagate le ore di straordinario».
      La maggior parte di loro guadagna 750 mila lire, lavorando dalle 18 alle 20 ore settimanali. «Ma ci chiamano quando hanno necessità – spiega Valentina F., di 22 anni -. I turni variano sempre e nessuno sa cosa farà il giorno seguente». «A volte – aggiunge Marco P., di 21 anni, – quasi nemmeno ci danno il tempo per andare a casa a dormire».
      Il fast-food, inaugurato sei anni fa, è aperto 24 ore su 24. Lo gestisce Francesco Fuga, ora impegnato in un colloquio piuttosto nervoso con un funzionario che la McDonald’s ha provveduto immediatamente a spedire qui, tra i fotografi dei giornali.
      Dice Fuga: «Primo: gli straordinari io li pago regolarmente. Secondo: della storia degli insulti io non so nulla. I ragazzi sono sorvegliati da alcuni "manager", con i quali devo ancora parlare». Il rappresentante della McDonald’s: «È certamente una vicenda spiacevole. Che la McDonald’s, ovviamente, si impegna a risolvere nel migliore dei modi».
      Sorridono entrambi in uno modo strano. E se ne accorgono. «No, no, nessuna vendetta – assicurano – i ragazzi possono stare tranquilli: nessuna ritorsione, continueranno a lavorare per noi».
      Gabriele Guglielmi, per la Cgil, segue le vicende dei dipendenti della McDonald’s che lo scorso 11 ottobre si ribellarono, per la prima volta, a Firenze: «Le regole imposte dalla multinazionale, a volte, infrangono ogni contratto di lavoro».
Fabrizio Roncone