Condanna Fiom «La democrazia è irrinunciabile»

09/09/2010

«Per la Fiom la democrazia è un principio irrinunciabile, basato sul confronto e sulla libertà di poter esprimere pubblicamente le proprie opinioni ». Così le tute blu Cgil condannano la contestazione subita ieri dal leader Cisl Raffele Bonanni alla festa del Pd a Torino. Un messaggio chiaro che arriva alla fine di una giornata ancora segnata dalle polemiche sulla disdetta da parte di Federmeccanica del contratto nazionale dei metalmeccanici del 2008.
REFERENDUM
A questo proposito ieri si è riunito il comitato centrale del sindacato guidato da Maurizio Landini, che ha approvato la linea indicata dal suo segretario generale. Contro lo strappo degli industriali, il documento votato dalla maggioranza del comitato delle tute blu indice quattro ore di sciopero entro il 16 ottobre, giorno della manifestazione nazionale a Roma.
La Fiom propone inoltre a Fim e Uilm di sospendere le trattative con Federmeccanica per chiamare ad un referendum sulle deroghe al contratto tutti i lavoratori. Quindi l’invito alla Cgil, affinché si mobiliti contro «l’attacco ai diritti», e la convocazione dell’assemblea nazionale dei delegati entro gennaio, in modo da preparare una nuova piattaforma per il rinnovo del contratto delle tute blu. «Perché la disdetta di martedì conferma che il vero contratto di categoria è quello firmato nel 2008». Il parlamentino del sindacato è stato chiamato ad esprimersi su due proposte: quella dal segretario Landini, che ha ottenuto 92 voti (il 79% dei consensi), e quella dell’epifaniano Fausto Durante – espressione della minoranza – votato da 26 rappresentanti. Quest’ultimo, contrario al «muro contro muro», proponeva a Fim e Uilm di ripartire da zero: riaprire un tavolo e scrivere un nuovo contratto nazionale. Ha prevalso la linea maggioritaria, che chiede dunque ai metalmeccanici di Cisl e Uil di rimettere tutto nelle mani dei lavoratori: indire un referendum sulle deroghe al contratto nazionale e sottostare poi tutti all’esito della consultazione. Una soluzione subito bocciata dalla Uilm, secondo cui il contratto nazionale dei metalmeccanici esiste già. È quello rinnovato –senza la Fiom – lo scorso anno. Landini ha quindi ribadito che la disdetta di Federmeccanica è unatto «grave e irresponsabile», e per questo «siamo anche pronti al Tribunale. Perché – ha sottolineato – vogliono cancellare il contratto nazionale di lavoro». Per il sindacalista, «Confindustria ha ceduto al ricatto della Fiat che aveva minacciato di uscire dal sistema confindustriale », se non avesse avuto mani libere su Pomigliano. Un’accusa respinta al mittente da Emma Marcegaglia, che ha attaccato la Fiom («sono loro il problema»). Per la numero uno degli industriali la disdetta «è solo un atto di chiarezza », perché un contratto vigente c’è, è quello del 2009. Sulla stessa linea anche il ministro Sacconi. Ma è proprio contro quest’asse, e più in generale contro l’«attacco ai diritti» che non riguarda solo i metalmeccanici, che la Fiom chiede alla Cgil di «pensare a forme di mobilitazione fino ad arrivare, se necessario, allo sciopero generale». Intanto a mobilitarsi ci hanno pensato gli operai dell’indotto Fiat di Grugliasco, Torino. Contro lo strappo sul contratto del 2008 alla Lear e all’Itca hanno già incrociato le braccia un’ora per ogni turno.