“Concerto” L’appello di Montezemolo

24/05/2006
    mercoled� 24 maggio 2006

    Pagina 3 – Primo Piano

    VERSO L’ASSEMBLEA DI CONFINDUSTRIA – IL PRESIDENTE CHIEDER� AL GOVERNO �INTERVENTI DRASTICI� PER FAVORIRE GLI INVESTIMENTI DELLE IMPRESE

      L’appello di Montezemolo: non lasciateci pi� soli

        retroscena
        PAOLO BARONI

        ROMA
        Lo stato dell’economia ed il futuro del Paese, le ricette per agganciare la ripresa e quelle per sbloccare la macchina-Stato. L’esigenza disegnare il futuro dell’Italia, la volont� di fare squadra, di guardare all’interesse generale del Paese, l’esigenza di un �pit-stop� per poter disporre di una macchina �valida�. Sono questi i cardini del ragionamento che il presidente della Confindustria Luca Cordero di Montezemolo proporr� domani al nuovo governo, al gotha industriale e finanziario del Paese ed alle controparti sociali in occasione dell’assemblea annuale dell’associazione in programma all’Auditorium di Roma. A due anni dall’insediamento, di fronte ad una platea foltissima (oltre 2500 gli accreditati) e ricca di new entry (da Bertinotti a Marini, da Prodi a Bersani, da Draghi e Bonanni), Montezemolo traccer� una sorta di bilancio dei suoi primi due anni riconfermando la volont� delle imprese di impegnarsi a fondo per il rilancio dell’economia.

          La sua analisi partir� da un dato di fatto: dopo la crescita zero si registrano finalmente timidi segnali di ripresa che per� rischia di essere di breve durata se non vengono rimossi i tanti ostacoli che frenano le imprese. Ovviamente, c’� preoccupazione per l’andamento dei conti pubblici, ma � bene che risanamento e rilancio marcino di pari passo.

            La svolta chiama in causa sia responsabilit� degli imprenditori, sia del governo. All’assemblea del 2004 Montezemolo annunci� che le imprese si sarebbero imboccate le maniche e l’impegno, in questi anni, � stato mantenuto. Al di l� di alcuni casi specifici, per�, l’apparato produttivo italiano non ha compiuto un vero recupero. Le imprese, torner� a ribadire il presidente di Confindustria, hanno avvertito un senso di solitudine: � mancata l’attenzione alla competitivit� del Paese e alla creazione di un ambiente favorevole, e non sono stati per nulla intaccati i fattori che impediscono e ostacolano la crescita.

              Il cahier de dol�ance � pesante: da una politica che ha spesso atteggiamenti di sospetto verso la grande impresa a pratiche burocratiche che sottraggono 15 miliardi di euro l’anno alle piccole e medie imprese, dai tempi infiniti delle opere pubbliche ad una questione meridionale sempre pi� grave che oggi fa il paio con una nuova questione settentrionale, su cui pesa una grave carenza di infrastrutture che frena la competitivit�.

                Un discorso a parte Montezemolo lo riserver� alla questione fiscale. Dopo essere riuscita a far mettere al centro della campagna elettorale l’esigenza di ridurre il cuneo fiscale e contributivo (e l’Irap), ora Confindustria chiede un intervento �drastico� per rendere disponibili risorse per gli investimenti delle imprese. Per reperire le risorse necessarie propone di procedere in varie direzioni: rendite, imposte dirette, una diversa distribuzione dei carichi fra attivit� differenti, oltre ovviamente ad una seria lotta all’evasione. In pi�, per favorire la crescita dimensionale delle imprese, occorre prevedere anche meccanismi diretti per favorire l’innovazione e le fusioni delle aziende pi� piccole.

                  Altra questione decisiva: l’invadenza del pubblico in economia. Montezemolo punter� il dito soprattutto contro quel fenomeno dilagante che produce servizi inadeguati e pagati troppo cari e sull’esigenza di proseguire sulla strada delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni a cominciare dal comparto dell’energia.

                    Il rapporto con governo e parti sociali, nella visione degli imprenditori italiani, oggi investe tematiche altrettanto delicate. Il fisco, innanzitutto, e la creazione delle condizioni necessarie per favorire lo sviluppo. Confindustria auspica che tra le varie sigle sindacali possano maturare rapidamente una posizione unitaria su queste materie, perch� il confronto non pu� essere all’infinito, e chiede pi� flessibilit� e maggiore produttivit� da concordare senza successive rinegoziazioni, salari pi� legati ai risultati, riforma delle relazioni industriali. Tutti benefici che andrebbero assegnati sia alle imprese che ai dipendenti. La legge Biagi invece va difesa completandola con nuovi ammortizzatori sociali, strumenti decisivi per contrastare il precariato al pari della formazione. Lotta senza piet� invece al sommerso, un fenomeno che penalizza chi vive di busta paga e che sottrae risorse allo sviluppo.

                      Una parte importante del discorso del presidente della Confindustria riguarder� le questioni politiche: in Italia c’� un problema di capacit� decisionale, di governabilit�, si moltiplicano i diritti di veto mentre occorrerebbe modernizzare e semplificare. Anche in questo ambito servono insomma nuove riforme, andando oltre le rigidit� degli schieramenti politici, e soprattutto occorre adottare un nuovo sistema elettorale: il maggioritario a doppio turno. � una Confindustria che rispetta le istituzioni, quella che disegna Montezemolo, ma che ovviamente non vuole restare in silenzio. Che intende l’autonomia come un proprio patrimonio, anche se scomoda per gli interlocutori, e che poi si traduce in autorevolezza e indipendenza.