Concertazione: un fronte regioni-sindacati-imprese

13/10/2005
    giovedì 13 ottobre 2005

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    Obiettivo: creare un coordinamento con il governo su welfare e sviluppo

      Concertazione, un fronte
      regioni-sindacati-imprese

      di Giampiero Di Santo

        Un fronte comune tra regioni, sindacati e associazioni di imprese. Per creare un coordinamento nella concertazione con il governo sulle politiche industriali e sulle risorse disponibili per il welfare, la sanità, l’ambiente e il territorio. È stato il presidente della conferenza delle regioni Vasco Errani, al termine di una riunione con le associazioni di imprese e con i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil (Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti) a chiarire le intenzioni dei governatori, che oggi si riuniranno in occasione della conferenza delle regioni e delle province autonome e successivamente di quelle della Conferenza unificata e di quella stato-regioni. ´Abbiamo posto ai rappresentanti delle parti sociali tre questioni di fondo che rappresentano la grande preoccupazione che nutriamo nei confronti di questa finanziaria’, ha detto Errani. ´La prima è il nuovo patto di stabilità, che con il tetto di spesa e il blocco dei mutui impedisce alle regioni di fare politiche di governo della spesa corrente. Se a questo si aggiunge il taglio dei fondi, pari al 3,8%, si mettono le regioni di fronte a una situazione di reale insostenibilità’.

        Un’insostenibilità che riguarda anche la spesa sociale, ha detto Errani. Di qui la proposta di creare un coordinamento tra regioni, sindacati e associazioni di imprese. Un’idea accolta con favore dal segretario generale della Cna, Gian Carlo Sangalli, che ha partecipato alla riunione. ´Le regioni ci hanno manifestato la loro posizione e per quanto ci riguarda abbiamo espresso una nostra preoccupazione preliminare’, spiega Sangalli a ItaliaOggi.´Tutte le competenze in materia di politiche promozionali e industriali sono delle regioni e un taglio alla spesa politica delle regioni colpisce la piccola impresa e l’artigianato’. Una preoccupazione in più, insomma, nei confronti di una manovra in cui ´mancano interventi a sostegno del Sud e della competitività’, sottolinea il segretario generale della Cna. Che imputa però alle regioni meridionali ´l’incapacità di utilizzare i fondi strutturali europei (è stato finora utilizzato meno del 50% delle cifre disponibili per il 2002-2006, ndr) e invita i governatori ´a darsi una mossa’. Tra i punti positivi della finanziaria, secondo Sangalli, ´la riduzione del cuneo fiscale sul costo del lavoro e l’idea di intervenire con 3 miliardi di euro nell’ambito del piano per Lisbona. Anche se i soldi arriveranno da una cartolarizzazione, cioè da un’operazione una tantum neanche tanto certa’.

        Le pmi, comunque, sono pronte al confronto con il governo anche sui distretti industriali e ritengono che la creazione di un coordinamento con gli enti locali sia una buona strada per rendere più efficiente il sistema della concertazione. Mentre Epifani e Angeletti hanno sottolineato le preoccupazioni di sindacati e regioni e annunciato ´iniziative comuni per fare pressing sul governo e sulle forze politiche e sostenere modifiche forti della Finanziaria’. Epifani si è anche dichiarato disponibile a incontrare i vertici della Confindustria per ´trovare un terreno di lavoro comune su Mezzogiorno, manovra e altre questioni’.
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