Concertazione, la Cgil decide se tornare al tavolo

19/07/2004


    domenica 18 Luglio 2004

    Domani si riunisce lo stato maggiore del sindacato per stabilire se riprendere il dialogo interrotto mercoledì scorso
    Concertazione, la Cgil decide se tornare al tavolo

    MILANO Nessuna replica. Alla proposta di mediazione sulla riforma dei contratti avanzata dal segretario della Cisl Savino Pezzotta e all’invito di Luca Cordero di Montezemolo a trattare, ma senza veti, il numero uno della Cgil, Guglielmo Epifani, preferisce non ribattere. Almeno per ora. Perché la risposta della Cgil arriverà domani quando si riuniranno le categorie e le federazioni territoriali. Lo stato maggiore del sindacato dovrà decidere se dopo aver lasciato il tavolo con Confindustria, Cisl e Uil, mercoledì scorso, la discussione potrà riprendere e su quali basi.

    Sembra però difficile immaginare una posizione diversa da quella emersa al congresso, come ha confermato il segretario confederale Giampaolo Patta: «La linea era stata approvata con un solo voto contrario dal congresso: rimetterla in discussione significa riaprire il dibattito congressuale». D’altra parte – ha fatto notare Patta – «sul tavolo non c’è solo il documento di Confindustria, ma una piattaforma unitaria su cui Cgil, Cisl e Uil hanno scioperato. Una proposta che va bene a tutti c’è ed è quella sul contratto del pubblico impiego». Posizione simile a quella espressa dal segretario dei metalmeccanici, Gianni Rinaldini, che ha ribadito come il documento della Confindustria era incompatibile con le decisioni congressuali e la Cgil non aveva altra scelta che interrompere il confronto.
    Non di questo avviso il presidente degli industriali Montezemolo che ha detto di vedere « ancora una possibilità. Epifani ci ripensi, torni al tavolo e accetti la mia proposta di presentarci al governo Berlusconi con una proposta congiunta». Il leader di Confindustria è convinto che «un’operazione del genere sarebbe una grande svolta, avrebbe un impatto politico fortissimo». Certo «adesso è tutto più complicato, io sono per una cultura del dialogo, ma questo non vuol dire un accordo per forza». Gli industriali, insomma, non accetteranno «veti».
    La mano tesa di Montezemolo a Epifani è la stessa ribadita anche da Alberto Bombassei vice di Montezemolo. «Non penso – ha spiegato in un’intervista – che gli applausi ricevuti da Montezemolo a Pistoia dalla base Cgil fossero formali. Anzi. L’obiettivo degli industriali è quello di avere un interlocutore unico, dunque tutti e tre i sindacati sullo stesso tavolo». E Savino Pezzotta, convinto che lo stallo si possa superare, non è sordo a quest’invito. Basta che la Cgil torni a discutere, in primo luogo con gli altri sindacati: «Discutere non vuol dire accordo obbligato». E per andare a trattare uniti, il leader della Cisl suggerisce il suo percorso: recarsi all’incontro con Confindustria ai primi di novembre, dando il tempo alla commissione unitaria formata dai tre sindacati di discutere i nuovi assetti contrattuali e alle segreterie di decidere con quali carte andare al tavolo. L’idea, quindi, è una sorta di «parliamone prima tra noi». Ma «la Cgil chiarisca cosa vuole, non ponga pregiudiziali».
    Un invito al dialogo è arrivato anche È quella di Agostino Megale, dell’Ires-Cgil, secondo cui «è ormai tempo di superare polemiche e divisioni e di ricostruire le condizioni per l’unità di Cgil, Cisl e Uil consentendo così la ripresa del confronto con Confindustria».
    Concertazione allora. Non per tutti. Per Francesco Cossiga, ex presidente della Repubblica, meglio «un normale rapporto di forza tra imprenditori e lavoratori. Meglio un sano sciopero che non il teatrino della concertazione».