Concertazione, i primi passi a livello regionale – di G.Loy (Uil)

05/09/2002






          ITALIA-LAVORO
          Giovedì 5 settembre 2002

          Concertazione, i primi passi a livello regionale


          di Guglielmo Loy*

          Muove i suoi primi passi la concertazione locale; e li muove, soprattutto, a livello regionale. Certo, siamo ancora ad una forma di geometria variabile e diversamente non potrebbe essere, stante le diverse specificità regionali. Tuttavia non c’è automatica coerenza tra lo sviluppo della concertazione e il quadro politico espresso dai governi regionali. Negli ultimi mesi le esperienze più significative, anche se su piani diversi, vengono dalla Lombardia, dalle Marche e dall’Umbria. In Lombardia, un complesso accordo siglato nel settembre del 2001 da Regione, sindacati e associazioni imprenditoriali stabilisce che le parti sociali possono partecipare alla costruzione delle scelte sociali ed economiche della Regione e individuare uno strumento di monitoraggio e valutazione. Nelle Marche, invece, si è fatto ricorso al metodo concertativo per la costruzione del Bilancio di previsione di quest’anno, particolarmente delicato per l’aspetto legato al deficit sanitario con conseguente introduzione dell’addizionale regionale Irpef. L’intesa più recente è quella siglata in Umbria relativa al piano di sostegno dell’economia regionale. Intorno a queste esperienze emergono, inoltre, modelli che possiamo definire "buone prassi" spesso insufficienti, però, a rispondere al bisogno di uno sviluppo condiviso e di un nuovo Welfare locale. In questa fascia troviamo le Regioni Emilia Romagna e Toscana oltre alla Campania e alla Basilicata. In particolare, in Emilia Romagna, si osserva un’azione di governo molto più attenta a trovare equilibri istituzionali e politici tra partiti, tra Giunta e Consiglio, tra Regione e Province e ciò sta rallentando, se non fermando, un processo virtuoso che ha generato positive esperienze fino alla precedente legislatura. Analoga situazione si è determinata in Toscana dove, pur in presenza di una significativa progettualità sul piano di sviluppo dell’economia regionale, si è fermi alla definizione di un Protocollo sulle procedure ipotizzato più di un anno fa. Anche in Campania siamo bloccati al Patto siglato nell’aprile 2001 tra Regione e parti sociali mentre in Basilicata emerge un forte processo di programmazione così come impostato negli anni scorsi. Nelle regioni del Sud l’attenzione dei governi e delle forze sociali si è focalizzata sulla gestione dei piani operativi connessi ai finanziamenti relativi alle aree cosiddette Obiettivo 1. Ciò ha obbligato forme di coinvolgimento o partenariato più o meno soddisfacenti. In Puglia e Calabria solo recentemente è ripartito il dialogo, mentre in Sardegna il sindacato è stato costretto a proclamare proprio su questi temi uno sciopero generale regionale (unitario!). Ci sono inoltre regioni che, dopo un letargo di quasi due anni, si pongono il problema di costruire una qualche forma di dialogo con le forze sociali dal carattere sia formale che sostanziale, con una possibile intesa da definire nelle prossime settimane come nel Lazio, o con accordi quadro sulle procedure, come nel Veneto. Nell’ambito di una diversa condizione, infine, ci sono problemi per l’affermazione di un dialogo sociale anche in Piemonte oltre che in Liguria dove si segnalano gravi problemi relativi alle politiche sociali e assistenziali. Qualche segnale di risveglio non compensa una condizione di vera e propria arretratezza in Friuli Venezia Giulia e, soprattutto, in Sicilia.
          * Segretario confederale Uil