“Concertazione 1″ Un clima nuovo, posizioni ancora distanti

13/07/2004


          lunedì 12 luglio 2004


          Concertazione n.1

          Un clima nuovo, posizioni ancora distanti

          Inflazione obiettivo. Investimenti in ricerca. Salari-produttività. Tre punti caldi al centro dell’incontro sindacati-Confindustria di mercoledì prossimo

          Un cambiamento di queste dimensioni solo un anno fa era quasi impossibile da immaginare. Sono usciti di scena nell’arco di pochi mesi l’ex presidente di Confindustria Antonio D’Amato e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Al posto del primo, che aveva fatto una vera a propria crociata sulla teoria di maggiore flessibilità accompagnata da bassi salari per rilanciare la competitività, è arrivato Luca Cordero di Montezemolo che ha innescato una inversione a «U». «Preferisco un’Italia con imprese ad alta tecnologia e alti salari che una con aziende e salari modesti».

          I lavoratori iscritti alla Cgil, che a Serravalle Pistoiese hanno assistito a questa dichiarazione nel corso del primo faccia a faccia tra Montezemolo e il segretario generale Guglielmo Epifani, hanno capito che la musica è cambiata.

          Al posto del secondo è arrivato ad interim Silvio Berlusconi ma è chiaro che ha prevalso l’asse Udc-Alleanza nazionale, rafforzato nell’ultimo trimestre da un sub-asse con la Confindustria montezemoliana, con il sistema bancario, con la Banca d’Italia e con buona parte dell’opposizione sindacati compresi. L’avvio della nuova stagione di confronto e di dialogo imprenditori-sindacato non è partita con la dovuta solerzia ma le giustificazioni non sono mancate: in primis le elezioni amministrative e quelle europee, e la nomina a sorpresa di Montezemolo alla guida anche della Fiat dopo la morte di Umberto Agnelli.


          Terminata l’emergenza, il direttivo confindustriale di mercoledì scorso ha messo in cantiere una scaletta di questioni con assoluta priorità e trovato con Cgil, Cisl e Uil la data del primo incontro. Così, mercoledì 14 luglio, partirà ufficialmente l’era seconda della concertazione a 11 anni dalla prima, battezzata dall’allora presidente del Consiglio, Carlo Azeglio Ciampi.


          I temi di ritrovata convergenza sono molto più numerosi di quelli di conflitto. Nel primo elenco ci sono l’innovazione e la ricerca e tutte le diavolerie fiscali e di sostegno che i tecnici sapranno trovare. A questo di potrebbe aggiungere un nuovo meccanismo per tenere sotto controllo l’inflazione visto che quella programmata ha fatto il suo tempo. Montezemolo, lestissimo a creare slogan, ha lanciato l’«inflazione obiettivo».


          Nel settore delle cose che dividono campeggia la revisione degli assetti contrattuali. Il presidente di Confindustria, sempre intervenendo a Serravalle Pistoiese, ha affermato che i «contratti sono troppi e occorre una semplificazione». Ma su questo fronte il sindacato stesso al suo interno è diviso e quindi, diplomaticamente, mercoledì se ne parlerà solo di striscio.


          Il lavoro degli
          sherpa sindacali e confindustriali è già iniziato. «Il sindacato ha chiesto e ottenuto di aprire una discussione con la conferenza delle Regioni – ha affermato il responsabile economico della Cgil, Beniamino Lapadula – perché molti temi dell’innovazione sulle piccole e medie imprese passano attraverso gli enti locali». Nei prossimi giorni a quel tavolo si aggiungerà anche la Confindustria. L’obiettivo è di arrivare a normative condivise visto che le Regioni stanno legiferando sui parchi tecnologici, e trovare dunque accordi sull’innovazione. Altra missione è la riscrittura del Patto di competitività siglato l’anno scorso con Confindustria e rimasto lettera morta per l’immobilismo del governo.

          Anche qui sembrano più numerosi i punti di convergenza. L’accordo c’è già nel ridurre l’Irap per i ricercatori, o per far convogliare nei fondi Fit e Far (controllati dai ministeri dell’Istruzione e delle Attività produttive) i finanziamenti previsti e mai andati in porto. «Sono sottofinanziati – afferma ancora Lapadula – e già Stefano Parisi (l’ex direttore generale di Confindustria), l’anno scorso aveva proposto di abbandonare la tecno-Tremonti a favore dei fondi, ma tutto si fermò perché D’Amato andò in America con Berlusconi e tornò deciso ad appoggiare la tecno-Tremonti».


          Sullo sfondo, tuttavia, non mancheranno sorprese. Guglielmo Epifani, per esempio, ha proposto di introdurre una patrimoniale sui capitali e sulle seconde case come unica via per risanare i malandati conti pubblici. L’idea è caduta nell’indifferenza generale ma non sfugge che Epifani, per giustificarsi, ha ricordato che proprio An aveva lanciato la proposta – poi ritirata – di aumentare le imposte sulle rendite finanziare visto che l’aliquota del 12,5% è la più bassa d’Europa. Vedremo come la Confindustria reagirà se una prospettiva del genere dovesse tornare di attualità.


          Sul contestato fronte degli assetti contrattuali la teoria della Cgil è che occorre favorire in tutti i modi la crescita dimensionale delle imprese. Con un occhio fisso sulla concorrenza e la liberalizzazione dei mercati. «Negli anni Novanta – spiega Lapadula – la maggior redditività è finita in investimenti finanziari e non industriali e ora occorre che vadano ridotte le posizioni di rendita». Quindi le imprese devono fare investimenti rilevanti, ingrandirsi.
          Per la Cisl la riforma dei contratti è invece urgentissima. Pier Paolo Baretta, responsabile della previdenza Cisl, lancia una proposta. «La busta paga di un metalmeccanico è mediamente composta per il 75% dalla contrattazione nazionale, il 12,5% da quella decentrata e il 12,5% da superminimi individuali». Secondo Baretta le prime due voci dovrebbero tendere verso la parità. Il terreno dei contratti si conferma minato. Tanto per fare un esempio, Giorgio Cremaschi, uno dei leader della Fiom ha già bollato come «bufala reazionaria» la proposta salariale di Montezemolo.

          Roberto Bagnoli