Conad: in manette due manager

11/02/2005

    venerdì, 11 febbraio 2005

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    BARI, LA MAGISTRATURA SCOPRE UN «BUCO» DA CENTO MILIONIConad: in manette due manager
    Sotto accusa per il crac di una controllata

      Tonio Attino
      corrispondente da BARI

        Un crac da oltre 100 milioni di euro. Con l’accusa di bancarotta fraudolenta, cioè di avere provocato il dissesto finanziario e il fallimento di una società barese titolare di una catena di supermercati nel Mezzogiorno, sono stati arrestati i vertici di Conad, il consorzio nazionale dettaglianti, colosso emiliano della grande distribuzione. Il vicepresidente e amministratore delegato Camillo De Berardinis, 55 anni, e il direttore amministrativo e finanziario, Mauro Bosio, 50 anni, sono agli arresti domiciliari insieme con Onofrio Petruzzi, 40 anni, potentino, consigliere delegato di Cedi Puglia.

          In carcere invece altre quattro persone legate a Cedi Puglia, la società con 1600 dipendenti e mille miliardi di lire di fatturato dichiarata fallita il 3 maggio del 2004 dal tribunale di Bari: sono Michele Di Bitetto, 54 anni ex presidente del consiglio di amministrazione della stessa società, Gabriele Cozzoli, Pasquale Giancaspero e Pasquale Ronco, che secondo gli inquirenti erano amministratori di fatto e gestori della contabilit a Cedi Puglia. Nell’ordinanza di custodia cautelare vengono menzionati anche i nomi di Mario Natale Mezzanotte e Franco Mambelli, presidente e direttore commerciale Conad. I pm non hanno confermato se siano indagati o meno. Gli indagati sono però, al momento, cinque.
          Secondo la procura di Bari, che ha chiesto e ottenuto gli arresti dal giudice per le indagini preliminari Chiara Civitano, i vertici della Conad acquisirono il controllo della Cedi Puglia – società proprietaria dei supermercati a marchio Conad in Puglia, Calabria, Basilicata e Sicilia – consentendo il recupero di crediti che il consorzio emiliano vantava, ma a danno di altri creditori e dei lavoratori. I reati ipotizzati sono bancarotta fraudolenta documentale, bancarotta per distrazione e bancarotta preferenziale. Con tre distinte operazioni, gli implicati nell’inchiesta giudiziaria avrebbero distratto danaro dal patrimonio della Cedi Puglia. Eseguiti dalla Guardia di finanza, gli accertamenti tratteggiano un quadro accusatorio molto pesante che il giudice Civitano, nella sua ordinanza traduce dicendo che i beni della Cedi Puglia furono amministrati in modo «illecito» e con «l’esplicita volontà di sottrarli ad eventuali iniziative giudiziali e consequenziale disprezzo per le ragioni dei creditori più svantaggiati: i lavoratori». Nel caso dei magazzini Gum di Lecce – dice ancora il giudice – avvenne un vero «saccheggio». Vennero cioè disposte vendite sottocosto e gli incassi rastrellati periodicamente per sottrarli a pignoramenti. Secondo i pm Roberto Rossi, Renato Nitti e Marco Dinapoli l’ingresso nel capitale della Cedi Puglia da parte dei top manager della Conad fu deciso quando ci si accorse delle difficoltà in cui versava la Cedi Puglia.

            Nonostante i mille miliardi di lire di fatturato e una rete distributiva molto capillare al Sud, nel 2001 la situazione finanziaria della Cedi Puglia si era fatta difficile. Peggiorò perché il consiglio di amministrazione concesse forniture straordinarie ad alcuni clienti senza esigerne il pagamento, facendo elevare il livello dei crediti irrecuperabili. Secondo i magistrati gli amministratori della società trassero vantaggi personali dall’operazione. Temendo di perdere i grossi crediti vantati, la Conad entrò nel capitale Cedi il 19 marzo 2002 collocando nel consiglio di amministrazione proprio De Berardinis e Bosio in modo da consentire l’azzeramento dei debiti nei confronti della Conad. Sarebbero stati sufficienti tre mesi di gestione per portare la Cedi Puglia all’apertura della procedura fallimentare. Dalle intercettazioni telefoniche risulta che il vicepresidente di Conad, De Berardinis, avrebbe preferito l’amministrazione straordinaria per garantire una gestione meno traumatica e «più politica». L’azienda fallì invece il 3 maggio 2004. Ieri, gli arresti.