Conad: aprire i mercati contro il carovita

02/02/2005

    mercoledì 2 febbraio 2005

    pagina 14 – economia e lavoro

    La grande distribuzione chiede maggiori liberalizzazioni: a cominciare da benzina e parafarmaceutici
    Conad: aprire i mercati contro il carovita

    Laura Matteucci

    ROMA La liberalizzazione di mercati, come quello della vendita dei carburanti o dei prodotti parafarmaceutici, consentirebbe alla moderna distribuzione di garantirsi lo sviluppo commerciale ed economico e, contemporaneamente, di praticare una politica di convenienza, tutelando il potere d’acquisto dei consumatori. Le imprese «socialmente responsabili», insomma, sono quelle che vendono i propri prodotti a prezzi meno cari, senza per questo strozzarsi. Ne è convinto il Conad, associazione di imprenditori indipendenti e gruppo leader della grande distribuzione.

    L’argomento è stato affrontato nel convegno «Mercato, concorrenza, distribuzione, valori e innovazione commerciale», cui tra gli altri hanno partecipato il sottosegretario all’Economia Gianluigi Magri, il presidente di Bnl Luigi Abete, l’amministratore delegato di Conad Camillo De Berardinis e Michel Leclerc, dell’omonimo gruppo francese, partner storico di Conad. «L’esperienza di partnership che già da anni condividiamo con il gruppo Leclerc – dice De Berardinis – ha accelerato un processo già da noi in atto, che ci porta ad uscire dai confini rigidamente statutari d’impresa per diventare interpreti delle problematiche complesse di una società che attraversa fasi di grandi incertezze rispetto al futuro. E questo significa soprattutto vendere meno caro». «Per questo – prosegue – in un momento di forte incertezza economica, abbiamo bloccato i prezzi dei nostri prodotti (per 1300 prodotti a marchio Conad il listino resta bloccato fino a Pasqua, ndr), e cerchiamo di entrare in mercati lontani dal nostro core-business, quali i carburanti ed il parafarmaceutico. Mercati in cui però ancora incontriamo difficoltà».


    De Berardinis allude soprattutto al settore dei carburanti, in cui la rete di vendita in Italia è addirittura controllata dall’industria produttrice. «Una situazione – dice – che non contribuisce all’incremento della concorrenza sul mercato, e di conseguenza non si riflette positivamente sui prezzi al consumo come invece è accaduto in altri Paesi».


    L’esempio più significativo in questo senso è quello francese. Il gruppo Leclerc, perseguendo la politica di prezzi bassi e liberalizzazione del mercato, si è scontrato prima con le multinazionali del largo consumo, poi con la lobby delle industrie farmaceutiche per poter introdurre i prodotti parafarmaceutici nella grande distribuzione, infine con i gruppi petroliferi per aprire pompe di benzina negli ipermercati. Oggi comunque oltre il 50% della benzina in Francia viene venduta nella grande distribuzione, il che significa un notevole risparmio per i consumatori.