Con una domanda 433 «emersi»

04/12/2002

              4 dicembre 2002

              REGOLARIZZAZIONE RECORD
              Con una domanda 433 «emersi»

              ROMA. Un’emersione da un milione e 300mila euro.
              È successo in provincia di Roma, proprio allo scadere
              del termine del 30 novembre per la presentazione della
              dichiarazione automatica. In un solo colpo (o meglio,
              in cinque domande presentate contestualmente)
              venerdì scorso cinque aziende collegate tra loro e
              operanti nel settore della distribuzione hanno chiesto
              la regolarizzazione di 433 tra lavoratori in nero, vale a
              dire completamente sconosciuti al Fisco e all’Inps
              (233), e in grigio, per i quali, cioè, c’erano irregolarità
              contributive (200).
              In assenza di dati ufficiali del ministero dell’Economia,
              si tratta della più grande richiesta di legalizzazione del
              lavoro di cui si abbia — almeno per il momento — notizia.
              Con questa iniziativa le dimensioni delle quattro aziende
              sono destinate a triplicarsi: da circa 200, i dipendenti
              "alla luce del sole" diventeranno poco più di 600.
              Un’emersione senza limiti anche di qualifica: tra i 433
              lavoratori interessati ci sono infatti soprattutto operai e
              autisti, ma anche impiegati e qualche dirigente.
              In media, il costo dell’emersione è stato di circa 3mila euro
              per lavoratore: in totale, quindi, le aziende hanno sborsato
              una somma di circa 1,3 milioni di euro per chiudere
              definitivamente con le inadempienze del passato.
              Nel futuro potranno invece contare su un regime fiscale
              e contributivo più favorevole. Ma solo per tre anni.
              Scaduti i termini per la presentazione della dichiarazione
              cosiddetta "automatica", scatta ora la seconda fase
              dell’operazione: quella definita "progressiva", che si
              differenzia dalla precedente per l’entrata in scena dei
              Cles (i Comitati per il lavoro e l’emersione del sommerso),
              veri e propri arbitri dell’emersione, e per la previsione di un progressivo riallineamento contributivo.
              Una seconda fase forse anche più favorevole e appetibile
              della prima. Ma allora perché le cinque aziende della provincia
              di Roma non ne hanno voluto approfittare? «La procedura progressiva — racconta Rosario De Luca, consulente del
              lavoro che assieme a Marina Calderone ha curato l’emersione
              record — implica un riallineamento di retribuzioni
              contrattualmente più basse.
              Ma i problemi legati al caso concreto erano soprattutto
              di natura contributiva.
              Nello specifico, attendere la procedura progressiva sarebbe
              stato del tutto inutile: i 433 lavoratori regolarizzati venivano
              già retribuiti con importi pari a quelli previsti dai rispettivi contratti collettivi.
              Anche in virtù dell’opportunità offerta dalla legge 383/2001 — conclude De Luca — con questo intervento si è potuto provvedere alla regolarizzazione di tutta la posizione contributiva delle aziende, oltre naturalmente che creare i presupposti per una piena e legittima applicazione della normativa contrattuale e previdenziale».
              MARCO PERUZZI