Con Renata l’ex Cisnal sfuma dal nero al rosa

21/02/2007
    CORRIERECONOMIA di Lunedì 19 febbraio 2007

      Pagina 8 – Personaggi

      Emergenti - Ormai è caduta ogni pregiudiziale verso il sindacato legato alla destra

        Con Renata l’ex Cisnal
        sfuma dal nero al rosa

          Nella Ugl guidata dalla Polverini 4 iscritti su 10 sono donne

          Io «di destra? Non ho mai avuto tessere di partito. Faccio solo sindacato». Renata Polverini, 43 anni, romana, è la prima donna segretario generale in Italia. Dal febbraio 2006 guida l’Ugl, nata a metà degli anni ’90 sulle ceneri della vecchia Cisnal, l’organizzazione storicamente legata al Movimento Sociale di Giorgio Almirante. Ma rivendica con orgoglio «totale autonomia dai partiti». Anche da Alleanza nazionale, considerato il punto riferimento politico del sindacato.

          «Certo la mia formazione e il mio orientamento afferiscono a quell’area, mi ritengo amica di Gianfranco Fini, ma quando dobbiamo difendere i diritti dei lavoratori, non guardiamo in faccia nessuno», dice.

          E tornando indietro di una legislatura, ricorda come l’Ugl scese in piazza contro la Casa delle libertà: «Abbiamo aderito a 6 scioperi generali contro il governo Berlusconi. Abbiamo sfilato accanto a Cgil, Cisl e Uil. C’erano anche gli striscioni di partiti lontani da noi, come Rifondazione. Ma i nostri non erano scioperi politici. Erano per difendere i lavoratori da scelte sbagliate». E non a caso al governo Berlusconi assegna l’«insufficienza in pagella perché ha tradito il grandissimo consenso elettorale. Ma Prodi sta facendo peggio…».

          Figlia di una delegata della Cisnal Rinascente, Renata Polverini ha fatto tutta la trafila interna, entrando poco più che ventenne, dopo gli studi in ragioneria. «Chi te lo fa fare, questo non è un posto per ragazze», le dissero. Ma lei giorno dopo giorno ha conquistato spazi sempre maggiori. Fino a salire sulla plancia di comando, vincendo la diffidenza «che purtroppo c’è sempre quando una donna entra nel terreno degli uomini». «Quando sono stata eletta ho ricevuto tantissimi messaggi. Il più bello dalle donne della Cgil: "Tu sei la nostra quota rosa più riuscita"», racconta.

          E aggiunge: «Noi non abbiamo quote rosa, ma la presenza delle donne è significativa, sono più del 40% degli iscritti. La regola che vige per l’assegnazione degli incarichi è il merito. A parità di merito, però, fra uomo e donna, la carica spetta alla donna».

          Le reali dimensioni del sindacato sono un piccolo mistero. L’Ugl dichiara 2 milioni di iscritti, dato contestato dalle altre organizzazioni. «Basta vedere quello che succede nelle aziende per rendersi conto che cresciamo anche nelle zone a noi tradizionalmente precluse – sostiene la sindacalista -. A Macerata per esempio abbiamo appena preso 6 posti su 13 nelle Rsu della Guzzini. I giovani ci votano. E non solo quelli di destra: a Mirafiori uno dei nostri candidati ci ha detto tranquillamente di essere iscritto a Rifondazione ma di riconoscersi nelle nostre lotte sindacali. E per me è un motivo in più d’orgoglio».

          Nel mondo della politica i rapporti dell’Ugl sono bipartisan: da Gianni Letta, a Massimo D’Alema, da Roberto Maroni a Enrico Letta e Walter Veltroni. E nel governo Prodi la Polverini ha due ministri «amici»: l’ex sindacalista Cesare Damiano («è venuto a trovarci qui nella nostra sede di via Margutta») e Pierluigi Bersani («ma gliel’ho detto che è ingiusto partire con le liberalizzazioni dai tassisti e non toccare i veri poteri forti»). «Mi piace molto anche Giorgio Napolitano – aggiunge la Polverini – e non solo perché mi ha ricevuta in Quirinale riconoscendo il ruolo dell’Ugl. Mi piace perché parla in maniera semplice. Mi piace perché è un presidente della Repubblica che parla dei problemi della gente, degli stipendi, della sicurezza sul lavoro».

          L’Ugl, ormai uscita dall’angolo dei tavoli sindacali, non vuole fare concorrenza ai confederali. «Cresciamo, ma il nostro bacino è quello degli iscritti alle sigle autonome delusi o dei tantissimi lavoratori non sindacalizzati. Stiamo crescendo anche in città un tempo per noi tabù, come Ferrara. E il mio sforzo è mirato a ringiovanire l’organizzazione: mi riferisco all’età dei dirigenti, ma soprattutto alla mentalità», dice la sindacalista.

          I rapporti con gli altri tre leader sono buoni, soprattutto con Guglielmo Epifani. Fu proprio il segretario della Cgil a «sdoganare» l’Ugl nell’ultimo congresso del sindacato «rosso», a Rimini. E quando è saltata fuori la notizia degli iscritti della Cgil fra le file delle nuove Br, la solidarietà dell’Ugl è stata una delle prime ad arrivare sul tavolo di Epifani. «Lavoriamo insieme da diversi anni e nelle nostre diversità abbiamo imparato a rispettarci e apprezzarci. E adesso in molte occasioni firmiamo contratti e documenti unitari. È una rivoluzione. Quando entrai io nella Cisnal vent’anni fa, era impensabile». Ma ormai i tempi sono cambiati. E il vecchio sindacato nero ha sfumato sul rosa.