«Con questi conti non è possibile tagliare le tasse»

14/07/2004



mercoledì 14 luglio 2004

IL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA INVITA IL GOVERNO AD «UNA VERA POLITICA DI SVILUPPO»
«Con questi conti non è possibile tagliare le tasse»
Montezemolo: preoccupante il disavanzo

Francesco Manacorda

MILANO
«Le condizioni della finanza pubblica non permettono un intervento sulle tasse». Due appuntamenti milanesi per il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo e un messaggio forte: tagliare le imposte, specie quelle sul reddito, non è una misura compatibile con il bollettino medico dei conti pubblici italiani e non è una garanzia di sviluppo. In base a certe scelte rischia anzi di avere l’effetto contrario.


Prima davanti alla platea degli industriali metalmeccanici che elegge alla presidenza il vicentino Massimo Calearo, poi alle assise dell’Anima – l’associazione delle industrie della meccanica ed affini – la lettura che Montezemolo fa della situazione italiana è preoccupata per quel che riguarda lo stato della finanza pubblica, ma non certo pessimistica per le prospettive del paese. Anzi, dice, «quello che ci aspettiamo adesso è passare a una vera politica di sviluppo». In uno slogan «passare dall’Europa e l’Italia di Maastricht a quella di Lisbona». Una posizione tanto più significativa se si considera che arriva proprio alla vigilia del confronto – l’avvio è previsto per oggi pomeriggio – tra Confindustria e sindacati per trovare elementi comuni anche sulle proposte da fare al governo in vista dell’approvazione del Dpef.


«Come abbiamo detto diverse volte – spiega Montezemolo parlando a margine dell’assemblea dell’Anima – non ci sembra possibile meno sviluppo, meno ricerca e meno tasse. A maggior ragione in quanto riteniamo che l’ Irpef non sia una tassa che generi crescita e ripresa delle attività delle imprese». E in mattinata, il presidente degli industriali aveva analizzato il problema più in profondità davanti alla Federmeccanica: «I conti pubblici dell’Italia sono preoccupanti e non c’era bisogno di questa manovra per capirlo. Ben venga dunque una manovra di tagli che colpisca anche il mondo delle imprese. Ognuno deve fare la sua parte senza tirarsi indietro, è giunto il momento che ciascuno di noi – e non solo gli imprenditori – faccia qualcosa per il paese».


Il ruolo di Confindustria non dovrà quindi essere solo quello di chi «si appiattisce a discutere su un punto in più o in meno di tasse, sulla negoziazione sindacale o sulla solita sterile polemica con il governo di turno», ma invece quello di una forza che in piena autonomia e indipendenza spinga a «una politica di innovazione, di competitività. Quello che ci aspettiamo dal governo è il passaggio a una vera politica di sviluppo». Proprio per questo uno degli elementi chiave – torna a ripetere il presidente degli industriali – è la stabilità di governo. Dalla verifica che in questi giorni si svolge a Palazzo Chigi e dintori, Confindustria vuole che «esca un governo rafforzato. Un governo che governi, che metta i problemi della crescita, dell’economia, dello sviluppo e della competitività delle imprese, al primo posto».


E nello sviluppo del paese un ruolo importante lo riveste anche il Sud dove – dice Montezemolo – il rilancio passa necessariamente attraverso la leva fiscale: «Non continuiamo a parlare del Sud con il concetto dello statalismo – avverte – quando c’è una classe dirigente moderna aperta a rivedere la politica degli incentivi. Il futuro del Sud passa attraverso il fisco, la defiscalizzazione degli investimenti, la ricerca e incentivi automatici senza l’intervento della politica. Il vero problema è che in questo Paese non sappiamo più attrarre gli investimenti». Sulla stessa linea di Montezemolo è anche Calearo, che ha appena assunto la guida di Federmeccanica, succedendo all’attuale vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei. «In questo momento – dice Calearo – il paese non ha bisogno di tagli del fisco a pioggia, ma di un rilancio dell’economia. Occorrono investimenti nella ricerca che permettano alle imprese di agganciare questi primi timidi segnali di ripresa con investimenti nell’innovazione. Abbiamo bisogno di forti investimenti per essere competitivi». Un messaggio assolutamente univoco, quello che arriva dal mondo industriale, come dimostrano nelle stesse ore anche le prime dichiarazioni del neopresidente dell’Unione Industriale di Torino Alberto Tazzetti: «Mi auguro che si abbia la sensibilità di capire che la riduzione dell’Irpef non può avere la priorità, ma anzi servono maggiori spese. Alcune storture come l’Irap dovranno essere modificate nel tempo, se non cancellate», mentre «il governo dovrebbe rapidamente accogliere la riduzione dell’Irap per investimenti in ricerca e sviluppo».