Con quel contratto unico d’ingresso la precarietà cresce»

08/04/2010

Nei giorni scorsi è stato presentata al Senato una proposta di legge sul Contratto Unico d’Ingresso (CUI) come la proposta riferibile al professor Boeri per il superamento del dualismo del lavoro e della precarietà.
Leggendo il testo di legge sul CUI viene spontaneo dire che le operazioni di riscrittura dei diritti del lavoro dovrebbero almeno avere la decenza di non essere spacciate per un aiuto ai precari.
Nel testo proposto, infatti, rimangono tutte le forme di lavoro precario oggi presenti e, in più, si amplia l’utilizzo dei Contratti a termine (oltre 2 milioni e 300mila) introducendo anche la bizzarria di un criterio di reddito a giustificazione del termine (si può fare sopra i 25mila euro riproporzionati per i part time).
A questo si aggiunge il CUI come nuova forma di precarietà all’armamentario già esistente. Inoltre: a) I CUI sono possibili anche per le aziende che fanno licenziamenti o cassa integrazione potendo sostituire lavoratori tutelati con altri non tutelati.
b) Ogni rimando contrattuale alle parti sociali ha sulla testa una spada di Damocle lasciando, dopo pochi mesi, alle imprese la possibilità di fare ciò che vogliono.
c) Non si supera il dualismo di tutele tra piccole e grandi imprese ma si estende anche alle grandi imprese quanto previsto nei licenziamenti per le piccole aziende.
d) Il CUI è un periodo di prova di tre anni con licenziamento «ad nutum» perché privo di motivazioni.
e) Si inventa il salario minimo per legge sovrapposto ai contratti nazionali di lavoro. Se non è alternativo a quello previsto dai contratti a cosa serve? Non esiste al mondo un salario per legge che sia superiore a quello previsto dai contratti di lavoro. Il salario minimo non potrà, quindi, che essere più basso di tutti i salari contrattuali perché, in caso contrario, si metterebbero fuori mercato interi settori merceologici. Inserendo un salario minimo legale senza che i contratti abbiano in Italia valore «erga omnes» e non solo per i settori scoperti da contrattazione collettiva, come sarebbe stato ragionevole, si dà la possibilità a chi vuole evitare di applicare i contratti di lavoro di farlo liberamente rimanendo in regola con la legge perché applica il salario minimo.
f) Nella proposta di CUI si prevede un superamento dei rapporti parasubordinati facilmente aggirabile, perché unicamente legato a chi ha un reddito superiore ai due terzi con un unico committente ma se ha più datori di lavoro, oppure guadagna più di 30mila euro o se ha l’obbligo di iscriversi agli ordini professionali rimane precario a prescindere dalla qualità del rapporto di lavoro. Inoltre, se rientra nei limiti, l’azienda deve assumere il parasubordinato retroattivamente come fosse stato subordinato ma può licenziarlo nei tre anni perché lo assume con il CUI e senza garanzie.
Il Contratto Unico di Ingresso assomiglia, per taluni aspetti, alle proposte sulla flexsicurity ma solo con la flex e senza la parte security costituita dalla ricollocazione al lavoro e dalla formazione. Questa proposta non affronta il nodo che è la fuga dal «costo dei diritti», su cui si sono attestate molte imprese italiane producendo anche la perdita di vigore della nostra competizione.
Non si può prescindere, nel nostro Paese, da una proposta che protegga i lavoratori riducendo realmente i contratti precari,ma che, al contempo, dia forti incentivi economici alle imprese rendendo più conveniente e meno costoso rispettare i diritti.
Mi auguro che il Pd sappia scegliere altre soluzioni tra quelle già in campo senza mettere in concorrenza i diritti dei padri con poco credibili migliori condizioni dei figli.