Con la manovra il governo fa la riforma delle pensioni

04/06/2010

Una vera riforma delle pensioni, con l’innalzamento di almeno un anno dell’età pensionabile per tutti, anche chi hagià 40 anni di contributi: questo contiene la manovra Tremontiappena varata.Unsolo articolo (12) ridisegna surrettiziamente il sistema pensionistico italiano. Dopo un profluivio di dichiarazioni sul sistema previdenziale italiano in equilibrio, di assicurazioni che le pensioni nonsarebbero state toccate, nei fatti si è toccato eccome.
La previdenza è in equilibrio, ma il debito no. Pagheranno i pensionati, che contribuiscono a questa manovra per quasi tre miliardi in due anni. Naturalmente si fa ma non si dice: non si dice neanche che le nuove regole varranno per sempre. Quella sulle pensioni è l’unica misura strutturale del decreto. Alla faccia di chi non voleva toccarle. Tutto tenuto sotto silenzio, soprattutto per il popolo del nord, dove si conta il maggior numero di assegni.
La batosta arriverà silenziosa. ULTIMATUM UE Annunciatoda una raffica di dichiarazioni, invece, è l’ultimatum dell’Ue all’Italia: dovrà adeguare l’età pensionabile delle dipendenti pubbliche a quella degli uomini già nel 2012. La gradualità decisa l’anno scorso, che prevede scalini fino al 2018nonè ammessa. Strana coincidenza: Tremonti fa cassa sulle pensioni, e l’Ue annuncia nuove procedure su un innalzamento già deciso. Strano anche che – come rivela Roberto Maroni – i ministri abbiano già discusso la questione all’ultimo consiglio, quello della manovra appunto. Quello che si profila, dall’esterno, è che i costi del debito ricadranno su donnee pensionati. La manovra sulle dipendenti pubbliche vale a regime 2,5 miliardi. ATTESA La stretta nel decreto allunga di 12 mesi l’età pensionabile di tutti i dipendenti( 18 per gli autonomi): si dovrà aspettare un anno da quando si raggiungono i requisiti. Per il presidente Inps Antonio Mastrapasqua il sistema è più equo di quello delle finestre attualmente in vigore, perché tutti dilazionano dello stesso numero di mesi. Peccato che con l’attuale sistema (in vigore per tutti quelli che maturano i requisiti fino a fine anno) il periodo massimo di slittamento era di sei mesi (nove per gli autonomi). Dall’anno prossimo andrà peggio per tutti. La batosta è per tutti, ma per le donne il colpo è fatale. Oltre all’accelerazione sul pubblico impiego, per loro pesa il combinato disposto di allungamento dell’ultima manovra e disposizioni della legge 102 di un anno fa. Le due misure rischiano di rendere il sistema femminile svantaggiato rispetto a quello maschile. La legge in questione, infatti, dispone che dal 2015 l’età di pensionamento sia collegata alla speranza di vita elaborata dall’Istat. Il regolamento, che poteva essere emanato entro il 2014, è stato già varato pochi giorni fa. Tanto per avere chiaro la fretta con cui l’esecutivo sta spingendo proprio in campo previdenziale. L’età si innalza di almeno tre mesi. Le donne hanno una speranza di vita più lunga di quella maschile: a questo punto per loro l’età pensionabile si allunga sempre di più. La platea femminile ha anche un’altra differenza rispetto a quella maschile: almeno in Italia. In media le donne maturano meno contributi. Pochi contributi e età più alta: questa è la tenaglia in cui si ritroveranno. L’effetto finale potrebbe essere che per le lavoratrici l’unica via d’uscita sarà la pensione di vecchiaia, quella di anzianità non sarà più accessibile. Il nuovo «scalino» di un anno ha l’effetto della beffa per i lavoratori con 40 anni di contributi. Anche loro dovranno
restare unannoin più al lavoro per ottenere la rendita: ma quell’anno non avrà effetti sull’assegno , cioènon contribuirà ad alzare la pensione. Anche oggi è possibile rimanere, ma soltanto in forma volontaria. Se la manovra verrà approvata così com’è, invece, dall’anno prossimo quell’anno in più sarà obbligatorio e basta.