«Con la legge Biagi tre milioni di posti»

22/10/2007
    domenica 21 ottobre 2007

      Pagina 4 – Economia

        "Con la legge Biagi tre milioni di posti"

          Anche Cisl e Uil al convegno sulla flessibilità. Blitz dei precari, tensione in sala

            LUISA GRION

            ROMA – Da una parte il convegno, dall´altra la piazza. Da una parte due sindacati e una platea di riformisti «bipartisan» riuniti sotto le bandiere di An, Udc e Forza Italia per difendere la legge Biagi, dall´altra un milione di precari convinti che proprio quelle norme abbiano avviato il crollo di un sistema di diritti. Ieri, a Roma, si sono scontrate due concezioni opposte di flessibilità. Uno scontro che per qualche minuto è stato anche reale, fisico e generazionale quando una decina di «giovani comunisti» ha occupato con uno striscione rosa il palco dei riformisti.

            Pur precisando che non intendevano contrapporre una «piazza azzurra» a quella «rossa» ieri mattina, prima che il corteo contro il Protocollo sul welfare riempisse le strade della città, all´ex cinema Capranica di Roma si erano dati appuntamento politici, sindacalisti, giuristi e associazioni di imprenditori a favore della legge 30. Le bandiere all´ingresso erano quelle di An, Forza Italia e Udc, ma sul podio a parlare in difesa di quelle norme c´erano anche i due leader di Cisl e Uil Bonanni e Angeletti – la Cgil non era stata invitata – e parlamentari della maggioranza (da Polito a Turci, da Pannella a Capezzone). E poi l´ex ministro del Lavoro Maroni, il leader dell´Udc Casini, l´ex ministro di An Gasparri. Berlusconi non c´era, ma ha inviato un messaggio.

            Tutti lì per dire che la Biagi non si tocca: «Pacchetto Treu e legge 30 – ha detto l´economista di Forza Italia Renato Brunetta – hanno creato tre milioni di posti di lavoro». «E´ stata uno strumento efficiente che ha sconvolto in positivo il mercato della domanda e dell´offerta» ha commentato Bonanni.

            Platea plaudente, età media sessant´anni, mattinata tranquilla. Tutto è filato liscio fino a quando, dopo due ore di dibattito, un gruppo appartenente ai «Giovani Comunisti» è sbucato dal fondo della sala, si è piazzato sul palco e ha srotolato da sotto le giacche un enorme striscione rosa: «Siamo così giovani che non possiamo aspettare». Panico in sala, incrocio di sguardi imbarazzato fra i due sindacalisti. Maurizio Sacconi di Forza Italia invita i ragazzi ad andarsene, loro non si muovono e la fino ad allora sonnolenta platea parte all´attacco. «Vergogna, andate a lavorare con Curcio» grida una signora con scarpa pitonata e considerevoli orecchini. E´ il via libera alla bordata di fischi: «A casa a suon di sberle». Urla, parapiglia. Lo striscione viene strappato di mano da un gruppo di giovani di Forza Italia. All´esterno dell´ex cinema, Federico dei Giovani comunisti spiega: «Siamo stati due ore ad ascoltare personaggi con lavoro sicuro e portafoglio pieno che pontificavano sul precariato. Che ne sanno loro di come si vive con 600 euro al mese? Perchè su quel palco non c´era un precario? E quei due sindacalisti non si vergognavano a stare là in mezzo?». Il leader della Cisl commenta: «Far irruzione è un metodo sbagliato, ma mi è dispiaciuto per come sono stati allontanati quei ragazzi. La loro protesa dimostra che il problema non è la Biagi, ma il fatto che la flessibilità e il lavoro, in questo paese sono sottopagati».