Con il Workfare ora la Cig serve a ricollocarsi

02/02/2005

    mercoledì 2 febbraio 2005

    sezione: IN PRIMO PIANO – pagina 3

    Con il Workfare ora la Cig serve a ricollocarsi

    LINA PALMERINI

      ROMA • Ieri, a Palazzo Chigi, in due stanze diverse. In una, cinque ministri discutono — fino alla lite — del provvedimento sulla competitività. In un’altra, poco distante, i sindacati con Gianni Letta e i rappresentanti della ThyssenKrupp cercano una soluzione per le acciaierie di Terni. Crisi industriali e competitività, ieri, erano vicine anche fisicamente a Palazzo Chigi: da una parte si preparavano terapie, dall’altra si contavano i danni. E proprio questa contiguità spiega la centralità delle misure sull’occupazione e sul welfare che verranno varate con l’urgenza di un decreto legge.

      Il pacchetto che hanno messo a punto al ministero di Roberto Maroni parte da un presupposto: che le crisi di oggi si tradurranno in molti esuberi strutturali, cioè in posti di lavoro persi. Gli ammortizzatori sociali, quindi, non bastano più. Servono misure aggiuntive e laterali ai sussidi, per evitare un boom di disoccupati e dare l’alternativa del reimpiego. «Anticiperemo alcune misure della riforma degli ammortizzatori: solo io — ha detto ieri il ministro del Welfare — ho chiesto più di 500 milioni di euro. Per il finanziamento della riforma della previdenza complementare sono previsti 20 milioni nel 2005, 200 nel 2006 e 500 a partire dal 2007».

      Assegno di disoccupazione più pesante? Oggi cominceranno gli incontri all’Economia, oggi sarà il turno proprio di Roberto Maroni. E la prima misura in discussione è il rafforzamento dell’indennità di disoccupazione sia nella durata che nell’entità dell’assegno. La novità è già nel Ddl 848 bis — (che oltre la riforma degli ammortizzatori, contiene anche la deroga temporanea all’articolo 18) — ma difficilmente sarà approvata visto che restano solo 83 giorni utili di lavori parlamentari.

        A rendere molto incerto l’inserimento della "nuova" disoccupazione nel provvedimento sulla competitività è il suo costo elevato, mentre le altre misure prevedono un "dirottamento" di risorse dagli ammortizzatori agli incentivi. Più definito, per questa ragione, è il pacchetto di vantaggi a lavoratori e imprese che va sotto il nome di «welfare to work» o «workfare». Cioè, una tutela sociale attiva che favorisca il reimpiego dei disoccupati. In prima linea, su questa strategia, c’è il sottosegretario Sacconi che ha già dato concretezza ad alcune norme con la ricollocazione degli esuberi nella Zoppas.

          "Indennità" anche per un contratto a tempo. Saranno i lavoratori in mobilità o in cig (cassa integrazione) senza prospettive di rientro in azienda quelli che beneficeranno dei nuovi incentivi. In particolare, si prevede la possibilità di mantenere l’assegno della cig, o della mobilità, ai disoccupati che accettino un contratto a tempo determinato. Oggi, l’indennità si perde ma ora si sta pensando solo di sospenderla per la durata del contratto e, poi, alla scadenza continuare a erogarla. È prevista anche la possibilità, per il lavoratore, di cumulare l’indennità della cassa o della mobilità con lo stipendio del nuovo impiego purché non superi il reddito precedente. Sul fronte delle imprese, invece, restano e si rafforzano gli incentivi per chi assume lavoratori in cig o mobilità: i soldi che si risparmiano dalla fine delle indennità vanno a un taglio del costo del lavoro.

          Vantaggi per chi si mette in proprio. Incentivi anche per i neo-imprenditiori: il disoccupato che si mette in proprio può capitalizzare l’indennità di disoccupazione. Sono previsti, poi, bonus per le agenzie di collocamento se reimpiegano i cassintegrati o i lavoratori in mobilità senza prospettive in azienda. La norma è già prevista dall’articolo 13 della legge Biagi ma verrebbe rafforzata. Inoltre si pensa anche a un "premio di risultato" per quelle agenzie che riescono a collocare fasce svantaggiate. La filosofia di questo pacchetto è la stessa della commissione tedesca Hartz che ha preparato le recenti riforme sul lavoro. Riforme appena entrate in vigore in Germania, sotto l’impulso della strategia di Lisbona.