«Con i soldi del Ponte ricostruiamo L’Aquila»

31/03/2010

Il primo congresso nazionale di categoria, in vista di quello generale di maggio, la Cgil lo tiene all’Aquila: si riuniscono per tre giorni i delegati della Fillea Cgil, gli edili. Una scelta «simbolica », come ha sottolineato il segretario generale Walter Schiavella, perché a quasi un anno di distanza dalla tragedia del terremoto –erano le 3 e 32 del 6 aprile – non
si può non rendere omaggio a questa città, alle mani e alle persone che giorno per giorno, dopo l’emergenza, oggi ricostruiscono pezzo per pezzo quello che è andato perso. Ma nonostante gli sforzi, le proteste, le chiavi appese
ai cancelli della zona rossa, la passione disperata del «popolo delle carriole» che raccoglie le macerie, tante cose ancora si devono fare. E le promesse del governo non sono state mantenute. «Si è scelto di costruire in otto
mesi alloggi durevoli da 150 mila euro l’uno anziché realizzare in 20 giorni casette temporanee in legno con un costo infinitamente più basso e mettere mano subito al centro storico dell’Aquila», attacca Schiavella. E in effetti, camminando per le vie deserte e ancora transennate, vedi una città che avrebbe voglia di rivivere, non abitando nelle «new town» messe su dal governo,ma tornando a ripopolare l’antica città. È quello che dice anche Sara Vegni,
del comitato civico 3e32: «Le new town sono in realtà una no-town: all’Aquila si interpreterà finalmente
quello che vogliono i cittadini, quando questi ultimi verranno ascoltati: ma finora c’è stata una gestione militare, blindata, da parte del governo e della Protezione civile». Gli abitanti, come i lavoratori, dunque vogliono tornare
a essere protagonisti della ricostruzione. Le vittime del terremoto sono state 305, circa 2 mila i feriti, e 100 mila gli sfollati, di cui 70 mila solo all’Aquila, ricorda la Fillea. Una «ferita» che poi si è estesa anche al lavoro: oltre
5600 posti persi, spiega la Cgil, e le ore di cassa integrazione balzate – anche a causa della crisi – da 850 mila a 7,2 milioni in un solo anno. E allora il governo deve fare altre scelte: «Il territorio – dice il segretario della Fillea – non deve essere più abbandonato: non dobbiamo scrivere ‘non agibile’ dopo che una tragedia è avvenuta. Cerchiamo
piuttosto di prevenire: intervenendo prima dei terremoti si spendono il 40-50% di risorse in meno rispetto a un intervento ex-post. E intanto si avvia lavoro. E l’Italia ne ha bisogno, se pensiamo che il 45% del territorio è sismico,
e che solo il 14% degli edifici anteriori alle normative antisismiche sono messi in sicurezza». Dunque un piano di risanamento del territorio, è quello che chiedono gli edili. Lo stesso Guglielmo Epifani, intervenendo in conclusione della prima giornata, chiede al governo di «non buttarsi su opere faraoniche che non partono mai, come il Ponte di Messina», ma piuttosto di «agire con piccole opere di risanamento urbanistico, per le scuole e gli edifici, contro sismi e alluvioni, in modo da far ripartire l’economia ». Inoltre, il segretario generale della Cgil chiede di «superare il Patto di stabilità», che mette un tetto troppo rigido di spese ai Comuni, inmodo da far ripartire i sistemi locali, anche le piccole imprese. E al ministro Tremonti, manda a dire: «Non ci risponda che rilanciare i consumi interni, attraverso salari e pensioni, è inutile perché si sostengono le imprese estere, da cui l’Italia importa: e se investiamo sull’edilizia, ad esempio, non sono le nostre imprese e i nostri lavoratori ad avvantaggiarsene? ». Critiche al governo vengono anche dall’associazione dei costruttori dell’Ance: il presidente Paolo Buzzetti, intervenendo
davanti alla platea dei delegatiCgil, spiega che «di quanto chiesto un anno fa da imprese e sindacati, allo Stato generale delle costruzioni, finora non si è visto nulla: e dire che sumolte cose ci avevano detto di essere d’accordo
». «Per le scuole – ha continuato Buzzetti – hanno stanziato un miliardo, ma non si riesce a utilizzarlo, sempre che ci sia veramente. Ci sono 14 miliardi di fondi speciali per il Sud: anche quelli fermi. E le stesse opere finanziate
dal Cipe, dunque dallo stesso governo, per ora zero».