Con Bingo fa centro il lavoro interinale

30/04/2001

AFFARI&FINANZA


DOSSIER : CREARE IMPRESE
lunedi 30 Aprile 2001
pag. 58 Con Bingo fa centro il lavoro interinale
ROSARIA AMATO


Una buona parte dei dipendenti delle sale Bingo, le 800 sale da gioco che potranno essere aperte in tutta Italia, e nelle quali si conta di occupare almeno 20.000 persone a regime, saranno lavoratori "in affitto". L’utilizzo del lavoro interinale nella fase di startup delle imprese rappresenta una novità assoluta, almeno per l’Italia: finora infatti è stato utilizzato esclusivamente da imprese già avviate, che intendevano soddisfare esigenze di carattere temporaneo o vere e proprie emergenze. Da qui la soddisfazione quasi personale di Mauro Gori, il direttore di Obiettivo Lavoro, la maggiore società tutta italiana (le altre ai primissimi posti sono in realtà filiazioni di multinazionali) di gestione del lavoro interinale.
«Questo risultato – spiega Gori – è stato possibile grazie a un accordo con le organizzazioni sindacali. E’ questo infatti il vincolo principale all’utilizzo del lavoro interinale. E’ da tempo che stiamo formando le varie figure professionali necessarie alle sale Bingo, e questo avvantaggerà sicuramente i titolari delle sale da gioco, che si ritroveranno lavoratori già in grado di essere impiegati, dal primo giorno».
Finora il caso tipico di utilizzo di lavoro interinale era quello di società come la Valtur, che utilizza d’estate molti più dipendenti che nei mesi invernali. Ma ultimamente le agenzie del settore stanno cercando di far riflettere sull’opportunità che un lavoratore in affitto può rappresentare anche per la fase di start up di nuove imprese. «Il lavoro temporaneo – è uno degli slogan preferiti da Obiettivo Lavoro, 126 filiali in tutta Italia, 300 miliardi di fatturato nel 2000, 6.000 imprese clienti, soprattutto medie e piccole – non comporta rischi, è immediatamente operativo, il suo costo corrisponde alle ore effettivamente lavorate, la durata del contratto è esattamente quella che serve, né più né meno».
E dunque un’impresa che muove i primi passi può trarre notevoli vantaggi dal non dover assumere tutti i lavoratori ma, soprattutto, nel trovarli già formati. Nel caso delle sale Bingo, per esempio, sono previste cinque figure professionali assolutamente nuove nel mercato del lavoro: quella del banditore, del locutore, del capotavola, del cassiere e del caposala. «Abbiamo già promosso oltre cento corsi di formazione – dice Gori – e da giugno pensiamo di proporne altri». Il vantaggio per i titolari delle sale Bingo? Oltre all’eliminazione dei costi della formazione, una drastica riduzione di quella del personale: «Malattie, maternità, sono tutte a nostro carico spiega Gori – un vantaggio che i gestori hanno apprezzato, tant’è vero che su 3040 lavoratori per sala, dai 12 ai 15 saranno lavoratori temporanei».
Se quello delle sale Bingo è finora l’esempio più significativo dell’impiego di lavoro interinale nella fase di startup di un’impresa, c’è almeno un altro caso recente da menzionare, quello del Centro servizi Tim di Crotone: «Su 450 lavoratori impiegati in questo nuovo centro, 150 sono stati forniti da noi, sono lavoratori interinali», racconta assai soddisfatto Gori.
E al caso dei call center della Tim il presidente di Obiettivo Lavoro tiene ancora di più che a quello delle sale Bingo perchè, assicura, potrebbe diventare un modello di sviluppo per l’intero Sud: «In questo momento l’economia del Mezzogiorno è in una fase di grande ripresa, e, se i sindacati adottassero una politica lungimirante come a Crotone, l’uso del lavoro interinale per l’avvio delle nuove imprese favorirebbe in maniera considerevole l’emersione del lavoro sommerso. Per questo abbiamo bisogno di aprire un dialogo con Sviluppo Italia, perché al momento i finanziamenti per le imprese che aprono nel meridione vengono concessi solo a chi assume i lavoratori, non a chi utilizza il lavoro interinale. E questo può penalizzare gli imprenditori in fase di start up per un’impresa».