Con 270 categorie si tratta tutto l’anno

20/07/2004



martedì 20 luglio 2004


sezione: IN PRIMO PIANO – pag: 2
Una pletora di accordi collettivi nazionali, ma gran parte dei dipendenti è compresa solo in cinque
Con 270 categorie si tratta tutto l’anno
SERENA UCCELLO
MILANO • Esiste un contratto per i lavoratori delle "fonderie di seconda fusione", e uno per i lavoratori "dell’impiantistica". I dipendenti delle concerie hanno un inquadramento diverso da quello delle calzature.
E così andando avanti e scorrendo l’elenco dei contratti, utilizzato dall’Istat per l’analisi sulle retribuzioni, emerge che gli inquadramenti contrattuali in Italia sono davvero una lunghissima lista di categorie, centinaia di nomi che spesso raggruppano però poche migliaia di dipendenti.
Dal contratto dei metalmeccanici, il primo dell’industria per numero di addetti (1.971.284), a quello delle "agenzie recapiti espressi" (2.100 addetti) o a quello degli elicotteristi (400), i contratti collettivi nazionali di lavoro sono circa 270, di questi 76 sono quelli presi in considerazione dall’Istat.
A conti fatti, considerando che i rinnovi si articolano in quadriennali, per la parte normativa, e in biennali, per quella economica, non c’è un solo giorno dell’anno in cui imprese e sindacati non siano impegnati in una trattativa.
Senza considerare i casi limite, come il pubblico impiego, dove il secondo biennio è scaduto, in alcuni caso, poche ore dopo la firma del primo, in altri senza neanche l’intesa per il primo biennio. Effetto "pubblica amministrazione", appesantimento da burocrazia, si potrebbe osservare. Non proprio, dal momento che anche nel settore privato non sono mancati i rinnovi protratti per mesi.
Un esempio è rappresentato da uno degli ultimi contratti siglati, vale a dire il rinnovo del commercio. Accordo nel quale le parti, per evitare di ritrovarsi al tavolo tra poche settimane, hanno rinnovato la prima parte del biennio formalizzando però anche un’intesa che stabilisce gli aumenti relativi già per il secondo biennio. Una scelta inedita, che pur salvando le regole del protocollo del ’93, sancisce di fatto una novità resa necessaria dai ritmi dilatati del confronto.
Oltre al numero e alla varietà, dall’elenco dell’Istat emerge anche un altro dato: la quasi totalità dei contratti inquadra un numero esiguo dei lavoratori.
Questo vuol dire che buona parte degli oltre 12 milioni di dipendenti privati e pubblici, presi in considerazione dall’istituto di statistica, sono assorbiti da quattro-cinque contratti al massimo.
Nell’industria, ad esempio, che da sola assorbe quasi il 40% dei dipendenti, la parte da leone la fa il contratto dei metalmeccanici che a sua volta assorbe la metà circa di questo 40 per cento. Un’altra fetta importante di lavoratori è inquadrata dal tessile (629.478), seguito dall’edilizia (611.400).
Questo vuol dire che su 27 contratti dell’industria, monitorati dall’Istat per un totale di 4.742.263 dipendenti, tre contratti solamente totalizzano oltre 3 milioni di addetti. Il resto è una lista dettagliata di definizione ma dai numeri esigui, dal settore "olearia e margariniera" (8.533 addetti), all’"estrazione minerali solidi" (1.114). E se tre contratti raggruppano da soli il 70% circa dei lavoratori dell’industria, negli altri settori la situazione non è diversa.
Su 34 contratti, ad esempio, del terziario (poco più di quattro milioni di addetti), un solo rinnovo quello del commercio inquadra, anche in questo caso, il 40% dei lavoratori di tutto il macrocomparto dei servizi. Restano infine fuori la pubblica amministrazione e l’agricoltura.