“Comprare 2″ «Un tempo erano i condottieri a fare la spesa al di là delle Alpi»

17/11/2004

    supplemento AFFARI & FINANZA di lunedì 15 novembre 2004

      PRIMO PIANO pag. 3

        Lo shopping dei francesi

        «Un tempo erano i condottieri a fare la spesa al di là delle Alpi»

        «E vabbeh, adesso sono i gruppi francesi che sbarcano in Italia comprando tutto quello che è in vendita, ma si tratta di eventi ciclici. Forse ci dimentichiamo di quando tra gli anni ‘80 e ‘90 gli italiani, da Agnelli a Ferruzzi, le Generali, De Benedetti, Lucchini, Berlusconi, Pesenti, Merloni, Nocivelli, facevano incetta di imprese francesi oppure si installavano oltralpe?». L’anziano banchiere, che preferisce non essere citato, ricorda bene quei tempi e il soprannome che era stato dato a questi italiani d’assalto che riempivano le cronache finanziarie: Condottieri. E cospicue sono state le loro prede, Worms, BeghinSay, C.ie du Midi e Agf, Valeo, Ascometal, La Cinq, Ciment Francais, Scholtes, Thomson Eletromenager e Moulinex.

        Alcune di queste iniziative hanno avuto esiti negativi, come la Cinq e ThomsonMoulinex, BeghinSay è tornata in mani francesi dopo il crollo dei Ferruzzi, Agf è stata conquistata da Allianz (ma Generali non è uscita a mani vuote, prendendosi in cambio la tedesca Amb). Nello stesso periodo i francesi si impiantavano in Italia puntando soprattutto sulla grande distribuzione con Auchan (Rinascente e Sma) e Carrefour e nell’alimentare con Danone.

        Ora è la volta dei francesi, forti anche del fatto che la loro economia ha goduto negli ultimi anni di un tasso di crescita superiore a quello italiano e che i gruppi transalpini si sono ristrutturati meglio dei nostri. Da non dimenticare infine la politica industriale del governo, che ha preferito puntare su alcuni settori fondamentali, l’agrobusiness, la difesa, i trasporti, l’energia e le banche rendendo più solidi i protagonisti. E’ assodato comunque che la comunanza economicofinanziaria tra Italia e Francia, in questa fase dominata dai transalpini, viene determinata, anche dal fatto che in questo momento il "sistema paese Italia" appare assai più pronto di altri a ricevere gli investimenti esteri per cui la clausola della reciprocità funziona e ostacola assai meno che altrove, tranne che in due settori, le banche e l’energia. Al contrario, gli italiani sono contrari all’arrivo delle banche estere, sia per la clausola di reciprocità sia perché Bankitalia teme la frammentarietà, la scarsa potenza finanziaria e l’arretratezza dei nostri istituti di credito. «Se non fosse per Bankitalia i colossi francesi sarebbero già arrivati in forze in Italia commenta l’analista italiano di BnpParibas Alessandro Valentinis per ora si cerca di aggirare l’ostacolo agendo sui settori a valle delle holding bancarie, come le iniziative del credito al consumo, leasing, factoring e altro. Più avanti si vedrà».

      (g.mo.)