Competitività, la Lega punta i piedi

01/03/2005

    martedì 1 marzo 2005

    Pagina 8 – Interni

    IL CASO

    Oggi iniziano le trattative governo-parti sociali sul provvedimento. Giovedì vertice della Cdl
    Competitività, la Lega punta i piedi
    "Barriere anti-Cina o non votiamo"
    I sindacati restano critici: "Misure modeste e scarsamente innovative"
    Follini: "Credo che questo passo meriti fiducia e possa instillare fiducia"

      ROBERTO PETRINI

        ROMA – Si intorbidano le acque intorno al provvedimento sulla competitività predisposto dal governo e che oggi entra in una settimana decisiva. Nel mezzo del confronto su analisi e proposte per far fronte alla crisi del paese in corso tra Palazzo Chigi e il Quirinale, sull´iter è entrata a gamba tesa la Lega Nord. Ieri il ministro del Welfare Maroni ha minacciato di non votare il provvedimento se il governo non si impegnerà a sostenere nel prossimo Consiglio europeo di marzo, l´introduzione di dazi e quote di importazione per i settori delle calzature, del tessile e dell´abbigliamento, allo scopo di difendere il made in Italy dalla concorrenza cinese e indiana. «Ne abbiamo discusso a Milano con Bossi e con Calderoli – ha spiegato Maroni – . Non vedo altra difesa che quella di fare ciò che l´Unione europea fa già per altri sessanta prodotti, cioè mettere un sistema di protezione contro la concorrenza sleale che viene da lontano, con un sistema di dazi e di quote».

        La Lega, ha risfoderato uno dei cavalli di battaglia che Bossi e Tremonti lanciarono in un discorso tenuto a Pesaro all´inizio della legislatura e poi scomparso dall´agenda di governo, quello dell´introduzione di barriere commerciali a difesa dei prodotti che vengono all´estremo oriente. «Giovedì, dopo l´incontro con il presidente del Consiglio – ha avvertito Maroni – decideremo se subordinare il nostro voto favorevole nel consiglio dei ministri di venerdì».

        Sotto questa nuova spada di Damocle oggi cominciano i tavoli tra governo e parti sociali che dovrebbero portare nella serata di giovedì prossimo ad un vertice di maggioranza a Palazzo Chigi e, presumibilmente al varo, il giorno successivo. Il primo tavolo in calendario per oggi riguarda la riforma del diritto fallimentare e quella degli ordini professionali. Domani mattina sarà la volta delle questioni del mercato elettrico, della riforma degli incentivi della lotta alla contraffazione e della promozione del made in Italy; nel pomeriggio si parlerà di Welfare, ammortizzatori sociali e semplificazioni amministrative; infine giovedì, prima del vertice di maggioranza, un´ultima tornata dedicata a infrastrutture, ambiente e ricerca.

        Il piano del governo tuttavia non convince i sindacati che arrivano all´appuntamento di oggi preceduti da giudizi intrisi di scetticismo. «Misure modeste» e «scarsamente innovative», hanno detto ieri Cgil, Cisl e Uil. «Il timore è che si tratti dell´ennesima perdita di tempo», ha osservato il segretario confederale della Uil Paolo Pirani. Il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta è tornato a chiedere che si chiarisca se le risorse promesse dal governo (circa 4 miliardi di euro nel quadriennio 2005-2008) sono aggiuntive rispetto a quelle stanziate nella Finanziaria 2005. Secondo il segretario confederale della Cgil, Marigia Maulucci le proposte hanno «uno scarsissimo contenuto innovativo e le risorse disponibili sono totalmente inconsistenti».

          Il governo tuttavia sembra intenzionato condurre in porto le misure anti-crisi. «L´economia ha bisogno di forte impulso – ha detto ieri il vicepremier Marco Follini – , e il provvedimento che il governo si appresta a varare è un passo deciso in questa direzione. Non sono un professionista dell´ottimismo ma credo che questo passo meriti fiducia e possa instillare fiducia».