Competitività, in 6 punti il no della Cgil al decreto

24/03/2005

    giovedì, 24 marzo 2005

    Competitività, in 6 punti il no della Cgil al decreto
    «Sarebbero state necessarie risorse aggiuntive, quello varato è un provvedimento dannoso e inadeguato»

    MILANO La bocciatura, senza appello, era già arrivata tre settimane fa, al momento del varo del decreto. Ora la Cgil ribadisce il concetto. Il provvedimento sulla competitività è «autoreferenziale nel metodo, raffazzonato nelle misure previste, inefficace sulla crescita, povero di risorse proprie, tardivo nei tempi, a tratti persino dannoso, complessivamente inadeguato». Cioè «la conferma dell’assenza della cultura del confronto e della trattativa». Adesso la confederazione di corso d’Italia ha messo nero su le sue critiche, sintetizzandole in sei punti. Eccoli.

      Infrastrutture e ambiente. Non ci sono risorse aggiuntive e neppure scelte prioritarie – afferma la Cgil. Inoltre non c’è alcuna priorità per il Mezzogiorno, che anzi «è marginalizzato».

        Innovazione e ricerca. Per la Cgil è stato un «errore» la copertura di questi interventi con la trasformazione degli incentivi a fondo perduto in prestiti agevolati. Così come le agevolazioni all’aggregazione fra imprese al di fuori di una definizione certa delle loro caratteristiche. «Si premiano le concentrazioni comunque operate», abbattendo in pratica le sole spese di consulenza sostenute per queste operazioni, mentre è stata ignorata la richiesta dei sindacati di una sede permanente di confronto sui settori industriali.

          Semplificazione amministrativa. Mentre viene espressa soddisfazione per la cancellazione della formula del silenzio-assenso, per la Cgil è incomprensibile la mancata previsione del tema «tutela del lavoro».

            Lavoro e welfare. Il provvedimento esclude dall’indennità di disoccupazione la platea più numerosa degli aventi diritto (agricoli, stagionali, turismo), mentre eleva di poco gli importi, senza raggiungere il tetto del 60% su cui il governo si era impegnato. Una «beffa» poi, l’ultimo mese senza copertura figurativa. La copertura, passata da 310 a 460 milioni, arriva poi da risorse spostate da altri capitoli.

              Ordini e professioni. Viene consentita la costituzione di nuovi ordini e resa molto più ampio l’ambito di attività di quelli esistenti. Con un effetto di rigidità sul mercato delle professioni.

                Diritto fallimentare. Rimane l’elenco delle possibili revocatorie con la riduzione del 50% dei tempi. Per la Cgil, se da un lato è giusto inserire il fallimento come rischio naturale, dall’altro è necessario rendere più forti le misure che puniscono ed escludano dal dolo.

                  La Cgil infine e mette in guardia dall’annuncio fatto da Berlusconi di «un ulteriore taglio di tasse per un totale di 12 miliardi di euro, cui si è aggiunta l’ultima pericolosissima promessa del taglio dell’Irap».