Competitività, il «no» dei sindacati

14/03/2005
    domenica 13 marzo 2005

    Competitività, il «no» dei sindacati
    Cgil, Cisl e Uil preparano una forte risposta unitaria. Critica anche Confindustria

      Bianca Di Giovanni

        ROMA «Sulla competitività manca quella svolta di politica economica che abbiamo chiesto con forza. Ora valuteremo la risposta da dare insieme a Cgil e Uil». È un proclama di guerra quello lanciato da Savino Pezzotta il giorno dopo il varo dei provvedimenti sullo sviluppo. Il leader Cisl accusa il governo di non aver rispettato il Patto per l’Italia e di aver «unilateralmente rotto il confronto». Gli altri esponenti sindacali non sono più morbidi. Il numero 2 della Uil Adriano Musi parla di «occasione sprecata» per motivi elettorali. «Il balletto di tavoli si è rivelato una farsa – aggiunge Marigia Maulucci (Cgil) – Il provvedimento che ne è scaturito è inutile e dannoso. Serve una risposta forte».

          Mentre si surriscalda il fronte sindacale, non si placano le polemiche politiche tra Lega e alleati da una parte, e tra maggioranza e opposizione dall’altra. Domenico Siniscalco difende le misure, in particolare quelle sul diritto fallimentare e sulla riforma delle professioni (ancora tutte da scrivere, per la verità) che per il ministro sono «attese da 20 anni», definendole «uno scossone positivo per l’economia». Ma per ora sulla competitività si è prodotto un gran bailamme, con Confindustria (la prima interessata) che ha definito i provvedimenti varati venerdì ancora insufficienti, anche se per Andrea Pininfarina «l’importante è che il cammino sia cominciato» e soprattutto che non si fermi nelle «secche» parlamentari. Tanto che il vicepresidente di Viale dell’Astronomia ricorda a Silvio Berlusconi di aver parlato di fiducia. «legga bene il provvedimento», gli manda a dire Roberto Maroni, che si mantiene saldo sul proscenio del dibattito politico. D’altronde, prima della competitività c’è da pilotare la piazza almeno fino alle elezioni. Così il ministro del Welfare annuncia una combattiva battaglia parlamentare sui dazi. Inoltre Maroni annuncia anche un emendamento sui mutui casa per i lavoratori atipici, una misura più volte annunciata ma poi esclusa dai provvedimenti. «Questa volta però il fondo mutui non sarà finanziato con un aumento d’imposta come previsto nella prima stesura – spiega il ministro – ma si avvarrà di fondi già esistenti che abbiamo già individuato». In questo modo l’esponente leghista riapre il fronte con An. «La Lega non vuole incrementare la pressione fiscale», spiega Maroni, riferendosi allo scontro con Gianni Alemanno in consiglio dei ministri sull’aumento delle accise sugli alcolici per finanziare gli sgravi Iva nell’agricoltura. Circa cento milioni reperiti aumentando di 10 centesimi l’accise sul whiskey, di 7 centesimi quella sui liquori, di 5 il vermouth e di 3 centesimi la birra. An dal canto suo difende le sue «conquiste». Adolfo Urso assicura un recupero del made in Italy già dal 2005, grazie ai controlli anti-contraffazione e alle multe per i «pirati» dei marchi. Alemanno rammenta che l’agricoltura esce vincente dal confronto, e «apre» a sindacati e opposizione.

            La Casa delle libertà si compatta contro Romano Prodi, che boccia in toto il «pacchetto». «ma quale decreto?» replica il leader dell’Unione a chi gli chiede un giudizio. Quanto ai dazi, per Prodi il solo parlarne è «terrorismo asosluto perché ci isolano dal mondo». Intanto cominciano a sentirsi le prime critiche dal Paese reale. Alzano la voce i notai contro l’abolizione del passaggio notarile per le compravendite di auto e moto. «Se chiunque potrà inserire dati nel Pra (pubblico registro automobilistico) – dichiara il presidente di Federnotai Egidio Lorenzi – senza le necessarie garanzie di autenticazione, finirà che il Pra somiglierà alle Pagine Gialle». La misura non piace neanche ai consumatori, ma per motivi opposti. «È solo un pannicello caldo perchè assicura risparmi bassissimi, pari a circa 15 euro a passaggio. L’Italia, insomma, continuerà a detenere il record per i costi altissimi – dichiara Elio Lannutti di Intesaconsumatori – Da noi si spendeono tra i 350 ai 380 euro, contro i 30-50 in Europa. Si doveva intervenire sulla pletora di soggetti che si spartiscono i passaggi di proprietà: Aci, motorizzazione civile, pubblico registro e agenzie di pratiche automobilisitche».