Competitività, il governo non trova ancora l’intesa

02/02/2005

    mercoledì 2 febbraio 2005

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    AL VERTICE ASSENTE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO BERLUSCONI
    Competitività, il governo
    non trova ancora l’intesa

    Affidata a Siniscalco la «regia» degli incontri con i singoli ministri
    per preparare la bozza di provvedimento da presentare alle parti sociali

    Roberto Giovannini

    ROMA
    Nulla da fare. Neanche ieri l’ennesimo vertice interministeriale sul pacchetto competitività – annunciato come «risolutivo» – è riuscito a partorire un testo o una serie di linee guida condivise da tutto il governo. A questo punto, mentre si avvieranno nei prossimi giorni nuovi incontri tra il ministro dell’Economia Siniscalco e i singoli ministri, è del tutto da escludere che – come chiesto dai sindacati e da Confindustria – il provvedimento di sostegno all’innovazione e al sistema produttivo tante volte promesso come «imminente» possa essere varato in tempi brevi. Per adesso, restano sul tavolo tutte le ipotesi lanciate in queste settimane dai moltissimi esponenti di governo intervenuti: dalle rottamazioni a quelle più complicate, come il rilancio della ricerca sul nucleare, risorse per la scuola o l’ultima, proposta dal ministro del Welfare Roberto Maroni: lo sblocco contestuale della riforma dell’articolo 18 e delle risorse per l’indennità di disoccupazione.


    Grande è la confusione sotto il cielo. E più che mai in alto mare è il destino di un provvedimento annunciato da molti mesi che a quanto pare sta trasformandosi in una sorta di «Finanziaria bis». Nel vertice interministeriale di ieri (assente il premier Silvio Berlusconi) se non altro si è sancito una volta per tutte che la «regia» di questa partita è affidata al solo ministro dell’Economia Domenico Siniscalco, tagliando fuori definitivamente il ministro delle Attività Produttive Antonio Marzano. All’inizio della riunione, infatti, Marzano ha constatato che era stato modificato il titolo del documento (adesso «Programma per il rilancio dello sviluppo settoriale e territoriale»), con una dicitura che inequivocabilmente richiama una responsabilità e una supervisione in capo all’Economia. E, dopo proteste che sono cadute nel vuoto, Marzano ha preso borsa e cappotto ed ha abbandonato la riunione di Palazzo Chigi. Riunione che si è conclusa, appunto, affidando a Siniscalco la regia degli incontri dei prossimi giorni con i singoli ministri per preparare la griglia del provvedimento da presentare alle parti sociali, che sulla carta attendevano un testo dall’inizio di gennaio.


    E non sarà una passeggiata, questa sfilza di incontri bilaterali. Come accennato, sembra proprio che il provvedimento originariamente pensato per contenere poche ma selezionate misure di sostegno al sistema produttivo stia «gonfiandosi» settimana dopo settimana. Molti ministri hanno messo infatti gli occhi sul «tesoretto» a disposizione di Marzano: oltre ai 500 milioni di euro derivanti dalla riforma degli incentivi al sistema produttivo, ci sono infatti i 2-3 miliardi di fondi disponibili per gli incentivi della legge 488 e per le aree «sottoutilizzate». Risorse che fanno gola a molti colleghi di governo, alle prese con bilanci all’osso, e che sono stati messi in moto dalla volontà di Siniscalco di «legare alla strategia di sviluppo di Lisbona» il nuovo provvedimento. Ecco dunque la richiesta di Letizia Moratti di nuove risorse per la scuola e l’università; di Roberto Maroni, per la riforma del Tfr e (novità) per il varo simultaneo di licenziamenti più facili e incrementi dell’assegno di disoccupazione; di Lucio Stanca per incentivi alla diffusione dell’informatica. Tutte richieste che il titolare dell’Economia dovrà mettere a sintesi, possibilmente entro febbraio. Oltre a trovare un accordo tra le tante proposte di rottamazioni («ecologiche» e non) formulate in questi giorni.


    Certo è che la faccenda rischia di andare davvero alle calende greche, tenendo conto che in ogni caso la proposta finale del governo dovrà essere sottoposto alle parti sociali per richieste di modifica e osservazioni varie. Nei giorni scorsi il presidente di Confindustria Luca di Montezemolo aveva espresso preoccupazione per le sorti di un provvedimento che – volente o nolente – dovrà farsi strada in uno scorcio finale di legislatura che escludendo vacanze, impegni politici e altro ammonta a poco più di 80 giorni di lavoro utile.