Competitività, il dl chiude alle nuove professionalità

01/04/2005
    venerdì 1 aprile 2005

    Per il Colap il decreto non permette il riconoscimento delle associazioni.
    Competitività, il dl chiude alle nuove professionalità

      di Ginevra Sotirovic

        Fuori legge 3 milioni di professionisti italiani. Con le norme inserite nella competitività non sarà possibile riconoscere nessuna delle associazioni professionali già operanti nel settore, mentre per gli ordini sarà facile estendere le proprie riserve.

        Un giudizio netto quello espresso l’altro ieri sera dall’Assemblea del Colap, il coordinamento delle libere associazioni professionali in merito ai quattro commi inseriti nel decreto competitività in materia di ordini e di professioni non regolamentate. Al quale ha fatto subito seguito un elenco di emendamenti che il Colap chiede siano adottati dalla maggioranza in sede di conversione in legge del decreto, all’esame della commissione bilancio del senato dal 17 marzo scorso.

        In attesa di un responso le oltre cento associazioni che aderiscono al Colap hanno deciso di programmare la mobilitazione dell’intero settore e se non bastasse sono decise a promuovere un referendum abrogativo di una legge che considerano profondamente iniqua.
        ´Nel decreto sulla competitività non sono stati giustamente inseriti i dazi per proteggere il mercato interno dalla produzione di paesi stranieri, in nome del mercato globale e della concorrenza, ma nel contempo sono alzate altissime barriere per proibire ai professionisti italiani non iscritti ad ordini l’esercizio delle attività che da sempre svolgono nel rispetto delle leggi e con soddisfazione della clientela’, si legge nel comunicato che l’assemblea dei presidenti del Colap ha fatto diramare ieri.

          Secondo il Comitato, infatti, nessuno dei quattro commi proposti dal governo risponde alle reali esigenze di ammodernamento e di sviluppo del settore.

            Il primo imponendo l’obbligo di iscrizione all’albo anche per i professionisti dipendenti, qualora sia requisito per l’assunzione, secondo il Colap impone nuovi adempimenti burocratici che frenano lo sviluppo. Negativo anche il giudizio sul comma 6 relativo agli esami di stato. Per le associazioni, infatti, la norma non fa che affidare agli ordini il monopolio decisionale sugli esami per l’accesso alla professione, creando di fatto una barriera. Ma sono soprattutto gli ultimi due commi a scandalizzare il Colap. Il primo perché secondo il coordinatore, Giuseppe Lupoi, darà agli ordini la possibilità di moltiplicarsi oltre misura. Infatti laddove si dice che potranno esserne costituiti di nuovi solo nel caso in cui questi rappresentino "interessi costituzionalmente rilevanti nello svolgimento di attività caratterizzate dal rischio di danni sociali conseguenti a eventuali prestazioni non adeguate’, non si fissa alcun parametro stringente. Anzi, a ben vedere, dice Lupoi, ´ogni attività professionale se non svolta adeguatamente può comportare danni sociali’.

              In questo senso dunque qualsiasi professione può ambire a essere trasformata in un ordine. Se a questo si aggiunge che al comma 8 dell’articolo 2 del decreto non si definiscono quali debbano essere i requisiti secondo i quali possono essere riconosciute le associazioni, secondo il Colap si ha il quadro completo di un intervento governativo che ancora una volta vuole favorire gli ordini e arginare lo sviluppo delle associazioni non regolamentate. ´Il governo probabilmente non si è reso conto che il decreto rischia di mettere fuori legge oltre tre milioni di professionisti e di privare della fonte di reddito le loro famiglie, provocando un disastro sociale di proporzioni enormi’, scrive il Comitato in attesa di una risposta da coloro come Ignazio La Russa, vicecoordinatore di An, che nei giorni precedenti al varo del decreto si sono battuti per fare in modo che la riforma delle professioni fosse inserita nel provvedimento sulla competitività. (riproduzione riservata)