Competitività, il banco di prova

22/04/2003



              Martedí 22 Aprile 2003
              ITALIA-POLITICA


              Competitività, il banco di prova

              Crisi industriale e pensioni le sfide con gli altri sindacati – La mina dell’art.18


              ROMA – Qualche giorno fa i mille delegati della categoria del commercio di Cgil, Cisl e Uil hanno varato la piattaforma unitaria per il rinnovo del contratto. Qualche giorno fa è stato firmato dai tre segretari generali il contratto delle ferrovie. Ed è stato firmato anche il rinnovo dei poligrafici. Andando più indietro, si contano altre sigle e piattaforme unitarie: dal pubblico impiego ai chimici, dal turismo al settore alimentare. I contratti dunque si continuano a fare insieme. Fatta un’eccezione: i meccanici, che restano una vicenda e una vertenza a parte. Come le segreterie della Cgil, della Cisl e della Uil gestiranno un’eventuale intesa separata, senza la Fiom, diventa uno dei passaggi più delicati in questo laborioso recupero unitario. La possibile rottura dei metalmeccanici può infatti diventare l’occasione per ciascuna confederazione di sventolare proprie bandiere riportando in primo piano la differenza che esiste nelle strategie sindacali. Per la Cgil può essere l’occasione per riproporre il tema della democrazia e della rappresentatività, per la Cisl di rilanciare la riforma degli assetti contrattuali. Insomma, si potrà scegliere di esasperare il clima di rottura e cavalcarlo riaffermando battaglie identitarie o di spostare il confronto più in là, aspettando di vedere cosa succede sugli altri fronti aperti. Il primo è il referendum del 15 giugno promosso da Rifondazione che punta all’estensione dell’articolo 18 anche alle piccole imprese. La Cgil sembra orientata sul sì (ma si saprà dopo il direttivo del 5-6 maggio), la Cisl punta a «far fallire» il test referendario, la Uil si era inizialmente schierata per un sì "tattico", cioè cancellare la norma per riformare l’articolo 18. Nonostante i diversi schieramenti, sembra però che il referendum non diventerà un terreno di battaglia tra le confederazioni. Il tema dei diritti resta troppo delicato per trasformarlo in un’arena dove la Cgil riagita il drappo rosso del Patto per l’Italia e Cisl e Uil puntano di nuovo il dito contro un sindacato massimalista che «fa politica». Anche perché, per la stessa Cgil sarà «un sì tirato per i capelli». Il sindacato di Epifani, infatti, ha proposto una riforma della legge sui licenziamenti per le piccole imprese che "salva" la soglia (rimane a 15 addetti) e mantiene il risarcimento come alternativa al reintegro. Proposte che non sono coerenti con il referendum che vuole l’estensione tout court del reintegro. Diversa sarà la vicenda sulla delega del Governo che contiene la deroga sperimentale all’articolo 18. L’esame parlamentare del provvedimento entrerà nel vivo non prima dell’estate e su questo testo (nato dal Patto per l’Italia) il rischio di nuove rotture è concreto. Meccanici e articolo 18, sono dunque i due ostacoli che rischiano di mandare a pezzi le poche cose messe in piedi insieme. Primo: il negoziato sulla politica industriale dove i sindacati stanno lavorando insieme con la volontà di fare intese su Mezzogiorno, innovazione, formazione e infrastrutture. Secondo: la delega previdenziale, che vede sulle stesse posizioni Cgil, Cisl e Uil. Sono due temi sindacali prioritari e, al di là di quello che si riuscirà a incassare, oggi consentono un riposizionamento politico, soprattutto in casa Cgil. E danno nuovo ossigeno a Cisl e Uil, dopo le critiche sulla debolezza del patto di luglio. Anche per questo sono un collante ma con una scadenza. LINA PALMERINI