Competitività, i sindacati vanno all’attacco

07/03/2005

    domenica 6 marzo 2005

    sezione: IN PRIMO PIANO – pagina 2

      Competitività, i sindacati vanno all’attacco

        R. R.

          ROMA • Giornata di lavoro, ieri, al ministero dell’Economia. Non è detto però che i testi dei provvedimenti sulla competitività possano essere pronti già domani. È quindi possibile — come ieri hanno confermato alcuni ministri di Governo — che il varo definitivo del pacchetto possa slittare di un giorno e che il Consiglio dei ministri si riunisca giovedì. « Se lunedì avremo il testo — ha detto il ministro Maroni — il provvedimento andrà al Consiglio dei ministri mercoledì, altrimenti sarà approvato giovedì » . Le date sono solo uno specchio della situazione politica: non su tutti i temi la maggioranza ha raggiunto un’intesa. E soprattutto il rischio è che le polemiche si inaspriscano quando verranno divise le misure che finiranno nel decreto legge e quelle che invece prenderanno la corsia parlamentare ordinaria del disegno di legge.

          Al di là delle accuse della Lega ad An, imputata di voler fare del provvedimento una " Finanziaria bis elettorale", tutti i partiti della coalizione si confrontano con il voto regionale.

          E, quindi, continuano le polemiche. Sul silenzio assenso, per esempio, ieri è arrivata la precisazione del ministero dell’Ambiente guidato da Matteoli ( An): « La tutela ambientale è tassativamente esclusa dalle procedure di silenzio assenso e di semplificazione amministrativa previste dalla normativa sulla competitività » . E, soprattutto, resta sotto i riflettori la riforma degli ordini professionali: Alleanza nazionale, nel vertice dell’altroieri, ha costretto il Governo a un passo indietro facendo uscire le nuove misure dal decreto competitività. È stato così deciso di prendere tempo affidando gli approfondimenti a una commissione ad hoc composta dal ministro leghista Castelli, dal sottosegretario alla Giustizia Vietti e dal vicepresidente vicario di An La Russa. Ieri, la replica del ministro di An Alemanno: « Alleanza nazionale non vuole colpire gli ordini. Siamo disponibili a renderli più moderni ma non abbiamo intenti punitivi » .

          Intanto, per il Governo domani si apre una partita difficile con Bruxelles sulla riforma del Patto di stabilità. Inoltre, si alza il tono dello scontro con il sindacato.

          « Non staremo con le mani in mano » , promette il leader della Cisl.
          Il conflitto nasce dalla fine del dialogo sociale annunciato dal ministro del Welfare. Roberto Maroni ha dichiarato che non ci saranno nuovi incontri formali a Palazzo Chigi ma « contatti informali » .

          Ieri la conferma del ministro Alemanno che però invita il sindacato ad autoconvocarsi: « Se le parti sociali vogliono un incontro con il Governo ce lo chiedano » . Il ministro delle Politiche Agricole conferma che « fino al varo del provvedimento, il Governo è orientato a portare avanti con le parti sociali solo contatti informali per discutere le misure. Tuttavia, è chiaro che se ci dovessero chiedere un nuovo vertice, lo faremo. Devono essere loro, però, a dire se ne hanno bisogno » .

          Sulle voci contraddittorie di nuovi incontri a Palazzo Chigi ieri è partito il duello. « Ormai siamo alla Babele governativa » , commenta Marigia Maulucci, segretario confederale della Cgil commentando le dichiarazioni del premier di venerdì che annunciavano un incontro, poi, Maroni che lo smentisce, Alemanno che rilancia. « Non mi sembra un comportamento serio » , ha commentato ieri Savino Pezzotta. I sindacati puntano a un nuovo confronto per verificare quali — e se — le proposte fatte ai tavoli di trattativa siano entrate nei provvedimenti. « Chiedo di avere il provvedimento entro lunedì — dice Pezzotta — per vedere se e come le nostre proposte siano state accolte. Se quello che avevamo concordato non è stato preso in considerazione, il Governo sappia che non resteremo con le mani in mano » .

          Non è escluso che nel giudizio sui testi il sindacato possa distinguersi. Nessuno strappo, piuttosto, toni diversi. Come già si percepiscono dalle differenti dichiarazioni. « Il decreto sulla competitivitá non ha nulla di competitivo: è pieno di contenuti sbagliati— ha detto ieri Maulucci della Cgil — ed è vuoto di risorse economiche » . Un giudizio così netto non si è ancora sentito dalla Cisl o dalla Uil.

            Dall’opposizione arriva già una bocciatura. « Il provvedimento del Governo sulla competitività è un’ennesima, gigantesca presa in giro. Quattro miliardi di euro in 4 anni per un Paese che è il sesto nel mondo sono una somma risibile » , ha detto il leader dei Ds, Piero Fassino.