Competitività e Tfr, scontro nel governo

10/01/2005

    domenica 9 gennaio 2005

    Competitività e Tfr, scontro nel governo
    Lega e An si contendono le risorse. «Sono briciole» dice Pezzotta

    Felicia Masocco

    ROMA La campagna elettorale è iniziata, a dirlo senza giri di parole è il ministro del Welfare Roberto Maroni che spiega così l’assalto dei partiti di governo alla diligenza del provvedimento sulla competitività. Si tratta di spartirsi quelle che Savino Pezzotta chiama «briciole», 287 milioni di euro appena per Marzano sarebbero sufficienti a ridare slancio alle imprese italiane. «La nostra preoccupazione è che ci sia il tentativo di indirizzare le risorse più a scopi assistenziali che non a alla competitività delle imprese», ha detto Maroni. Tradotto, An vuole i soldi per «assistere» il Sud che nella geografia della Casa delle Libertà rappresenta il bacino di voti per il partito di Fini. La Lega, come è noto, i suoi voti ce li ha al Nord: ecco così il ministro leghista dimostrare un grandissimo interesse per le piccole e medie imprese (specie tessili) insediate da Prato in su, abbandonate dal governo per tre anni e passa e ora tornate d’attualità con l’avvicinarsi della campagna elettorale.

    Non solo. Maroni vuole portare acqua anche al mulino della previdenza di cui è titolare: servono 20 milioni di euro (nel 2005) per compensare le imprese per lo smobilizzo del Tfr, le liquidazioni dei lavoratori che con la riforma delle pensioni sono destinate ai fondi pensioni e alle polizze assicurative. «Mercoledì mattina vedrò Berlusconi che mi ha promesso che sarà preso un provvedimento per finanziare la previdenza complementare», annuncia il ministro, «penso che, coerentemente, queste risorse potrebbero andare nel provvedimento sulla competitività». La coerenza starebbe nel flusso annuo di 13 milioni di euro (di Tfr maturato) che presa la via del mercato finanziario «rappresentano un decisivo fattore di competitività per il finanziamento delle piccole e medie imprese».


    «Una vicenda kafkiana». Per Savino Pezzotta questo è la situazione di impasse del governo sulla previdenza integrativa. «Era l’unico punto della riforma delle pensioni sul quale i sindacati erano d’accordo» ricorda, «e quello che non capiamo è perché non si proceda. Non c’è null’altro da fare che farla partire», afferma il leader della Cisl denunciando il «colpevole ritardo» con cui si è mosso l’esecutivo. È fissato per il 18 gennaio l’incontro tra governo e parti sociali su questa partita e il suo esito è legato alla piega che prenderà il vertice di maggioranza su Sud e competitività fissato per mercoledì a Palazzo Chigi. Pezzotta si mostra disincantato ed è convinto che il governo farebbe bene a pensare «ad un tavolo di negoziazione per la rivalutazione delle pensioni in essere» perché «l’esecutivo ha abbassato le tasse per i ceti più alti mentre c’è una massa enorme di pensioni il cui potere d’acquisto continua ad essere eroso in maniera inarrestabile. Si deve intervenire».


    Si dovrebbe. Ma il governo pensa alla propaganda. Con 287 milioni di euro si dovrebbe far uscire l’Italia dalla crisi industriale, dare sostegno in modo particolare alle piccole e medie imprese, e ai distretti industriali, provvedere alla protezione dei prodotti italiani dalla concorrenza sleale e anche compensare le stesse imprese per aver messo a disposizione il Tfr. E queste sono i desiderata della Lega. Alleanza nazionale però guarda al Mezzogiorno: «Il vertice di mercoledì – ha spiegato il ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri – costituisce la premessa necessaria per realizzare quella rete di servizi ed infrastrutture per rendere il Mezzogiorno più appetibile per i nuovi investimenti». I milioni di euro, però, sempre 287 restano. «Sono briciole se rapportati alla riforma fiscale che ha abbassato le tasse solo ai ceti più alti», insiste Pezzotta. «Il decreto Marzano qualcosa di interessante lo contiene ma pensare di farlo con 1,2 miliardi in tre anni è assurdo». Il sindacalista porta l’esempio della Francia, di un governo di centrodestra «che ha messo in piedi una agenzia per l’innovazione stanziando solo per il primo anno oltre mille milioni di euro. È questo quello che avviene in Europa». «E poi ci chiedono di competere con la Francia.

    Non solo. È con questi soldi che si vuole rispondere a tutta la necessità di rilancio del Sud? Altro che rischi da campagna elettorale…».