Competitività e settore auto, un «tavolo» con tre zampe

05/10/2010

Dopo quasi due anni di gelo, Cgil e tutte le altre parti sociali (Confindustria e le varie sigle sindacali) tornano a scrutarsi intorno a un tavolo. Molto è cambiato dalla firma dell’accordo separato – senza la Cgil – sulla «riforma del modello contrattuale, nel gennaio 2009. La crisi non è stata passeggera e morde più di prima; il governo che sembrava eterno si sta sgretolando; le proteste «di massa » sono ancora timide isolate, ma ci possono mettere un attimo a esplodere (la storia è piena di esempi). Meglio – per le imprese – provare a capitalizzare il vantaggio acquisito nelle relazioni industriali e soprattutto nella demolizione delle norme di tutela dei lavoratori. Quindi, «riaprire» alla Cgil senza concedere molto, ma tenendo ferma la porta in faccia alla Fiom. La prima parte dell’operazione è iniziata ieri
sera, nel palazzo dell’Associazione bancaria, a Roma, con un «tavolo su crescita e competitività ». Confindustria si è presentata facendosi precedere da una serie di dichiarazioni della sua presidente, Emma Marcagagli, tutte tese a definire «i paletti» della possibile discussione. «Dobbiamo creare le condizioni affinché le imprese siano più competitive, però andando avanti spediti, perché non possiamo più aspettare ». I tempi, già decisi, sono anch’essi chiari: «prima una serie di impegni su produttività, organizzazione del lavoro e investimenti», poi «ragionare su quali punti cercare di fare crescita ». Se vi sembra più logico il contrario, non preoccupatevi: qui le imprese vogliono «soltanto» asfaltare il ruolo del sindacato in quanto tale. Di crescita, infatti, non vedono l’ombra. La Cgil vi arriva invece avendo appena presentato la sua proposta di riforma degli ammortizzatori sociali, unico strumento fin qui usato per limitare gli effetti della crisi sull’occupazione e i redditi da lavoro. Un sistema in due pilastri (cig e assegno di disoccupazione), per una platea più estesa e con allargamento della base contributiva per garantire la tenuta finanziaria del sistema. Non sarà infine dispiaciuta alla controparte la «forte condanna» di Guglielmo Epifani per la debole protesta a colpi di uova contro un paio di sedi Cisl; né l’insistenza, come priorità, sulla «cassa integrazione in deroga». Anche Marcegaglia, del resto, ha indicato come urgenti «la proroga per gli ammortizzatori sociali in deroga, la detassazione del salario in produttività, garanzie di pensione per quei lavoratori in mobilità che rischiano di perdere l’aggancio alle finestre di accesso al pensionamento». Il tema più spinoso sul tappeto resta però la situazione nel settore metalmeccanico. Dove non solo è stato firmato – e non è la prima volta – un contratto separato senza la Fiom e che penalizza fortemente i lavoratori, ma esiste ormai un «problema di democrazia». Perché a siglare accordi, sia a livello nazionale che aziendale, sono sindacati che tutti insieme non raggiungono mai nemmeno il 50% della categoria; e senza chiedere alcun mandato ai propri «rappresentati», né prima né dopo una firma. L’ha ricordato lo stesso Epifani, prima di entrare all’Abi: «non si può andare avanti senza regole ».
Questa prima convocazione si intreccia infatti con la discussione che terrà oggi presso la sede romana della Fiat. Il Lingotto, com’è noto, chiede «deroghe» al contratto nazionale (separato!) tali da configurare un «contratto per il settore auto» diverso da quello dei metalmeccanici e, soprattutto, sagomato sul «modello Pomigliano» (quello che doveva restare un’«eccezione unica», ricordate?). Qui la Fiom si presenta disposta a discutere di turni e miglior
funzionamento degli impianti, ma non ad accettare «ricatti: o si accetta o si rifiuta». E soprattutto per chiedere quelche «ancora nessuno ha visto: un piano industriale Fiat per l’Italia ». Le complicazioni arrivano dalle non banali differenze maturate la la maggioranza e la minoranza della Cgil; di cui, sia sa, i metalmeccanici Fiom rappresentano la testa pensante, oltre buona parte del corpo. Anche su questo stanno lavorando le imprese.