Competitività, è scontro tra Montezemolo e Maroni

07/02/2005

    domenica 6 febbraio 2005

      06 Febbraio 2005

        Il leader di Confindustria: «Al Paese mancano le riforme». Il ministro: «Io ne ho fatte due». Martedì arriva il provvedimento annunciato da FI
        Competitività, è scontro tra Montezemolo e Maroni

          Bianca Di Giovanni

            ROMA Ancora schermaglie sul fronte della competitività. Nulla di più. Mentre il provvedimento annunciato dal governo è ancora in gestazione, con tanto di «turbolenze» all’interno dell’esecutivo, è ancora il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, a rilanciare il tema. «L’Italia più del resto d’Europa ha bisogno di riforme strutturali – dichiara a una rivista francese – ma fatica a realizzarle per una cattiva abitudine dura a morire: le riforme vengono solo abbozzate e applicate in modo sommario».

            Per Montezemolo, che ritiene «l’attuale governo non il solo responsabile del ritardo italiano», anche con una ritrovata stabilità politica l’Italia manca di «un progetto Paese, un programma globale, coordinato e a lungo termine che non dipenda dalle contingenze momentanee o dalle leggi finanziarie». Filtra dalle parole del numero uno di Viale dell’Astronomia tutta la delusione, già mostrata a inizio ottobre a Capri quando di fronte a una Finanziaria «vuota» dovette subire la promessa di un collegato sulla competitività (quel «the collegate»), che finora però non è arrivato.

              A replicare a Montezemolo a stretto giro di posta è Roberto Maroni. Il quale si affretta a difendere le «sue» riforme: mercato del lavoro e pensioni. «Sono 2 riforme strutturali non solo abbozzate, contrariamente a quanto afferma il presidente di Confindustria – dichiara – Che stanno già dando effetti concreti occupazionali e sulla spesa previdenziale». Fosse vero, forse qualcuno se ne sarebbe accorto. Invece i conti sono tutt’altro che a posto (parola dell’Ue) e sul fronte del lavoro avanza l’incertezza della precarietà. Quanto alle riforme attese da Confindustria, si tratta del nuovo diritto fallimentare, della legge sul risparmio, oltre alla semplificazione burocratica. Tutti capitoli che oggi appaiono impantanati.

                Spetta al leader della Cgil Guglielmo Epifani lanciare la contro-replica al titolare del Welfare. «Il Paese è più povero, anche se una parte si è arricchita. Il Paese è più diviso ed è aumenta la distanza fra chi sta peggio e chi sta meglio – dichiara Epifani dal palco di Palalottomatica – Con una spesa previdenziale nella media europea si assiste ad un sistema di welfare che giorno dopo giorno mostra le sue crepe».

                  Da domani la voce competitività torna nell’agenda del governo, che si è impegnato a presentare un provvedimento entro febbraio. È possibile che martedì arrivi la proposta annunciata da FI. Da Palazzo Chigi, poi, si attendono i chiarimenti chiesti da Antonio Marzano sulla titolarità della materia. Il responsabile delle Attività produttive ha minacciato le dimissioni, ingaggiando un duello neanche troppo sotterraneo con Gianni Letta, schierato in favore del piano di Domenico Siniscalco. Le «voci» del Palazzo parlavano già di un suo successore: Mario Scajola. Ma è assai probabile che il malumore di Marzano rientri. Non sarebbe la prima volta.