Competitività, domani si decide ma l’intesa non c’è

10/03/2005

    giovedì 10 marzo 2005


      CONFINDUSTRIA DENUNCIA UNO «STRISCIANTE RITORNO» DELLO STATO NELL’ECONOMIA. FAZIO: SERVONO REGOLE, CONTROLLI E PIENA AFFERMAZIONE DELLA LEGALITA’
      Competitività, domani si decide
      ma l’intesa non c’è
      La Lega insiste sui dazi all’import. Fini: sono antistorici e controproducenti

        Roberto Giovannini

          ROMA
          Il Consiglio dei ministri è convocato per domani, con all’ordine del giorno il varo del pacchetto sulla competitività: ma le ore che mancano al vertice del governo sono più che mai agitate dalla decisione della Lega Nord di non mollare sulla richiesta di introdurre dazi contro le importazioni. Tutto (o quasi) fa pensare che in un modo o in un altro la partita sia destinata a risolversi con una qualche soluzione di compromesso che salvi la faccia al Carroccio, visto che di inserire dazi «nazionali» non ne vuol sapere nessuno: il vicepremier Gianfranco Fini li definisce «antistorici e controproducenti». Ma la tensione è alta, e non è da escludere che alla fine il Consiglio dei ministri possa varare decreto e ddl sulla competitività con il «no» della Lega. Intanto, Confindustria ribadisce il suo sostanziale via libera al «piano d’azione per lo sviluppo» (sia pure con qualche distinguo), e non chiude la porta «laddove ce ne siano le condizioni» a politiche temporanee di protezione doganale.

            Se qualcuno attendeva un segnale di pace (o di disponibilità alla mediazione) da parte della Lega, ieri non è certo arrivato. «Sfidiamo coloro che ci criticano a trovare una risposta alternativa più efficace della nostra», ha detto il ministro del Welfare Roberto Maroni, che ha replicato duramente alle obiezioni di Cgil-Cisl-Uil: «I sindacati dicono che i balzelli non servono? Qual è la loro proposta? Non ne ho sentita finora nessuna». E mentre il titolare delle Riforme Roberto Calderoli ha ricordato che sulla questione dei dazi la Lega attende una risposta dal premier Berlusconi nello stesso Consiglio dei ministri di venerdì, a ribadire la determinazione dei leghisti arriva il capogruppo alla Camera Alessandro Cè: se non verrà accolta la proposta di introduzione dei dazi, ha detto al question time, «la Lega non voterà il provvedimento sulla competitività».

              Alleanza nazionale chiude con decisione sui dazi, pur ribadendo che il tema della protezione dalla concorrenza c’è. Per Fini lo strumento del dazio è «antistorico e controproducente», anche se «il problema del dumping è reale», e «si risolve solo nell’ambito delle organizzazioni internazionali, nel momento in cui la Cina entra nell’organizzazione del Commercio mondiale (Wto)». In ogni caso, ha aggiunto Fini, «se ne deve parlare in sede Ue». Il viceministro alle Attività produttive Adolfo Urso dice che «una cosa è assolutamente certa: nel decreto-legge sulla competitività non ci saranno norme riguardanti i dazi. La Lega dovrà quindi fare marcia indietro». Contrario anche il presidente della commissione Attività produttive della Camera, l’Udc Bruno Tabacci secondo cui con i dazi «sono una risposta del tutto sbagliata, perché in questo modo si rinuncia alla concorrenza e se il mercato non è aperto alla concorrenza si abitua male». Contrarissimi sono anche i sindacati: per Savino Pezzotta, numero uno cislino, «in una realtà come quella in cui viviamo, interconnessa e globalizzata i dazi sono una cosa anacronistica.

              Noi chiediamo la reciprocità, la lotta contro il dumping». Per la Uil, Luigi Angeletti ricorda che «prima o poi i dazi sarebbero imposti anche alle merci che noi esportiamo», e il leader Cgil Guglielmo Epifani pensa piuttosto a sollecitare Cisl e Uil a predisporre iniziative di lotta contro il provvedimento «inutile e sbagliato».

                Confindustria, come detto, dice che «dazi temporanei antidumping» sono già previsti dalla normativa Ue. Ma gli industriali soprattutto definiscono «un primo segnale di attenzione al mondo delle imprese» il pacchetto competivitità, che dovrà essere seguito però da altri interventi più strutturali. Nel merito, Confindustria però esprime due «forti perplessità»: «Uno strisciante ritorno dello Stato in economia» (ovvero l’ampliamento del ruolo di Sviluppo Italia) e un trattamento fiscale troppo agevolato per le «liberalità», che andrebbe mirato alle sole Onlus. Nel mirino c’è la Compagnia delle Opere.

                  Intanto, ieri il governatore di Bankitalia Antonio Fazio – parlando nella seduta inaugurale della Fondazione Fanfani – ha affermato che per favorire lo sviluppo «dobbiamo ritrovare lo slancio» degli Anni Sessanta, con progettualità e scelte condivise. Nelle condizioni di oggi, accanto a un libero mercato «fondamentale per l’efficienza dell’economia», serve un ruolo dello Stato «efficiente regolatore», perché il mercato «ha bisogno di regolazione per poter funzionare nell’interesse della società. Richiede regole, controlli, piena affermazione della legalità e della sicurezza, condivisione di principi e valori».