Competitività, c’è la svolta per il rilancio

20/06/2003



        Venerdí 20 Giugno 2003


        Competitività, c’è la svolta per il rilancio

        Le priorità dello sviluppo – Dopo 14 anni imprese e sindacati firmano insieme un’intesa sulle priorità per dare impulso alla crescita


        ROMA – Un accordo senza scambi. Lo dice il presidente della Confindustria, Antonio D’Amato, lo dice anche il leader della Uil, Luigi Angeletti. Ieri, dopo quasi cinque mesi di trattativa, sindacati e imprese hanno firmato un’intesa per rilanciare la competitività del Paese. Un accordo dove non ci sono scambi nè, spiega D’Amato, «costi aggiuntivi per lo Stato» ma solo un miglior uso delle risorse e una priorità di destinazione degli investimenti pubblici su quattro fattori individuati dalle parti: innovazione e ricerca, Mezzogiorno, formazione e infrastrutture. Già nelle prossime ore, come annunciato da Savino Pezzotta, il documento sarà sulle scrivanie di Palazzo Chigi.
        L’obiettivo è «incalzare» il Governo in vista della presentazione del Dpef. Ha firmato anche la Cgil, una novità rispetto a un passato segnato da due anni di accordi separati senza la confederazione di Corso d’Italia. Naturale che si veda in questo passaggio l’inizio di una nuova fase per il sindacato di Guglielmo Epifani che, sul tema della competitività, ha condiviso con Cisl e Uil e con le imprese un modello di relazioni industriali. Dopo un’assenza dai tavoli di negoziato (dal contratto a termine al Patto per l’Italia), ora l’organizzazione di Epifani sembra rientrare nella partita sindacale.
        E chi chiedeva a D’Amato se l’accordo di ieri con la Cgil non rappresentasse il primo atto del dopo-Cofferati, si è sentito rispondere: «Mi pare che i fatti siano questi».
        Il presidente degli industriali vede la firma di ieri come una tappa di due anni di «trattative portate avanti con Cisl e Uil, in cui ci sono stati momenti di confronto duro e anche acceso al termine dei quali abbiamo raggiunto dei risultati. Il fatto che a questo tavolo si aggiunga anche la Cgil è un arricchimento per tutti e l’avvio di un nuovo modo di fare relazioni industriali». Ma la novità non è solo il «sì» della Cgil. Non si siglava un’intesa solo tra sindacati e imprese da almeno 14 anni e, forse, – azzardano i protagonisti – è la prima volta che le parti sociali si esercitano su un tema riconosciuto come una priorità per il Paese. Condividere l’analisi sulla crisi industriale del Paese, produrre delle proposte comuni da sottoporre al Governo in vista del Dpef, fanno dire a D’Amato che si tratta di «una svolta nelle relazioni industriali».
        Un modello che può essere esportato anche in Europa visto che in alcuni Paesi non si esce dal solco della «conflittualità». In questo senso il presidente degli industriali parla di accordo «senza scambi» ma di un’assunzione «comune di responsabilità». Il senso è lo stesso espresso da Savino Pezzotta che parla di «un senso civico» dimostrato dalle parti sociali. Il passato e il futuro non vengono ignorati. Tutt’altro. Epifani spera che con questa firma si possa «rasserenare un clima», D’Amato riconosce «il passato turbolento» che ha segnato le relazioni sindacali.
        E anche per il futuro non tutto è scontato, come si legge in un passaggio del Documento in cui è scritto che le parti hanno trovato «una posizione comune su alcuni punti essenziali di politica di sviluppo» ma si precisa che questi temi «non esauriscono tutte le tematiche di una manovra complessiva di politica economica, rispetto alla quale rimangono le diverse posizioni delle quattro organizzazioni, che al riguardo manetengono la naturale autonomia di azione e di confronto fra di loro e con le forze politiche». Insomma, questo accordo non è un vincolo e, in lontananza, si intravedono le pensioni. «Buone relazioni industriali sono un buon terreno di partenza. Non so – ha detto D’Amato – se sulle pensioni troveremo un accordo rapido e immediato. Tra noi ci sono analisi che partono da lontano e punti di vista divergenti ma andiamo avanti. L’accordo di oggi (ieri ndr) è il miglior passaporto per viaggi più complessi». Intanto comincia un percorso di confronto con il Governo in vista della sessione di bilancio. Ma non c’è molto tempo, incalza D’Amato che dice con chiarezza che «gli interventi proposti sono necessari» e devono rappresentare sin dal prossimo Dpef «non un elemento di riflessione ma di azione» da parte dell’Esecutivo. Certo, il momento è complesso, si avvicina «il semestre italiano di presidenza Ue e la verifica di Governo» ma secondo D’Amato «non si può aspettare l’agenda di nessuno». Commenti positivi anche dal Governo. Apprezzamento del ministro per l’Innovazione Lucio Stanca e del sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi: «È un segnale incoraggiante per un dialogo tra parti sociali e tra queste e il Governo ripulito da ogni pregiudizio ideologico. Agevola il confronto tra Governo e parti che usualmente precede il varo del Dpef». Commenti positivi dall’opposizione: Pierluigi Bersani (Ds) parla di «una svolta», per Enrico Letta (Margherita) si «è voltata una pagina lunga e difficile».

        LINA PALMERINI